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Cambio appalto, 7 lavoratrici perdono il lavoro, presidio alla Misericordia Breaking news, Cronaca

Firenze – Il cambio appalto avvenuto alla RSA il Bobolino, di proprietà della Misericordia fiorentina, che vede avvicendarsi alla Cooplat un nuovo soggetto, la cooperativa Nuovo Sole, per 7 lavoratrici dedite a pulizia, mensa e assistenza anziani vuol dire perdere il lavoro. Si tratta di un gruppo di donne che lavorano da svariati decenni, (si va dai 5 ai 21 anni) nella RSA in questione. Un’amara sorpresa, per dei lavoratori che giocano un doppio ruolo (dipendenti e soci) e che hanno età media sui 45 anni: si va dai 35 ai 65 anni d’età. Denominatore comune, la perdita di uno stipendio che per tutte significa, in tempi di pandemia per di più, perdere la sicurezza del futuro. Loro e delle loro famiglie.

Stamattina 19 novembre il gruppo si è presentato davanti alla Misericordia, in piazza Duomo, cercando l’appoggio della Confraternita per fronteggiare il pericolo che incombe sulla loro vita. La protesta è stata organizzata dall’Unione sindacale di Base, il cui rappresentante, Stefano Cecchi, spiega: “Non sottovalutiamo il problema, forti del fatto che si tratta di un piccolo numero di lavoratori. La vicenda è di una gravità inaudita, con alcune di queste lavoratrici che hanno alle spalle 20 anni di lavoro. La proprietà dell’RSA il Bobolino è della Misericordia. Passata la fase acuta della pandemia, c’è stato il cambio di appalto fra la Cooplat e la Cooperativa il Nuovo Sole. Le beghe fra le cooperative a noi non interessano. Noi abbiamo chiesto un intervento ufficiale alla Misericordia, abbiamo scritto tre volte, dicendo loro che dovevano salvaguardare il diritto al posto di lavoro di queste operatrici, stimate e amate dagli utenti. La Misericordia non ha mai risposto. Questo è grave, perché una struttura benemerita come la Misericordia, stavolta ha lavorato per l’esclusione sociale di sette persone. Quando si perde il lavoro, si perde tutto. Si tratta di sette madri di famiglia. qunado si perde il lavoro si entra in una spirale irreversibile: non si paga più il canone, le bollette, vieni sfrattato. Abbiamo fatto appello acneh alle istituzioni politiche, al sindaco, agli assessori, al presidente della Regione, abbiamo scritto anche al Cardinale Betori. Nessuno ci ha risposto. L’episodio è gravissimo, ma non è il solo: i questa città sono tanti gli episodi com questo, che non destano scalpore in quano rgiuardano uno, due, tre lavoratori. E se la Misericordia dice che non hanno licenziato nessuno, ribattiamo che loro ci dovevano pensare proprio in riguardo allo spirito caritatevole di solidarietà che li dovrebbe pervadere”.

Un cambio improvviso, insomma, questo cui andranno incontro, rebus sic stantibus, le lavoratrici. Un cambio che comporta, come dice Samanta, un vero e proprio terremoto esistenziale. “Si tratta di perdere il lavoro senza una giustificazione – spiega – nonostante ci fosse qualcosa di strano nell’aria, ci siamo trovate all’improvviso dentro questo tornado. Alcune sono dipendenti della cooperativa, la maggior parte socie. Una delle questioni che rende paradossale la vicenda, è che Cooplat ha anche una certificazione, Sao8000, che ne certifica la “qualità” circa i rapporti con i lavoratori. Eppure, ci siamo ritrovate ad avere contratti mai rispettati, addirittura, per chi aveva un contratto part-time, venivano previsti anche 4 rientri spalmati nell’arco della stessa giornata. Siamo state messe in una difficoltà pazzesca, addirittura gli orari di entrata sul lavoro venivano inviati per whatsapp la domenica sera per l’indomani e enache per tutta la settimana, creando gravissimi disagi in particolare per le madri. Inoltre, Cooplat collabora con Artemisia, con cui c’è un progetto bellissimo di reisnerimento lavorativo per le donne in difficoltà che devono ricominciare da capo. Alcune di noi sono state assunte in questa maniera, per poi ritrovarsi ad essere sfruttate proprio sulla loro debolezza. Insomma uno sfruttamento del bisogno, ma anche dell’ignoranza: cominciamo a comprendere ora cosa vuol dire essere soci”. Insomma, una situazione che metteva comunque di fatto le donne sotto ricatto. Un ricatto dettato dall’assoluto bisogno di lavorare.

Ma di chi, la responsabilità di ciò che viene raccontato dalle lavoratrici? “Il paradosso – continua Samanta – è che Cooplat addossava le responsabilità a Misericordia, ma quando andavamo a protestare alla Misericordia, venivamo rimandate a Cooplat”.

Al presidio era presente anche il consigliere Dmitrij Palagi,  di Spc, che porterà la questione in aula consiliare comunale con un’interrogazione. “Al di là della questione se la procedura rientri nella legalità, cosa che è assodata non essendo la clausola sociale obbligatoria (ricordiamo che l’applicazione della clausola sociale comporterebbe l’assorbimento dei lavoratori nella nuova cooperativa al cambio di appalto), tuttavia dal punto di visto politico questo della calusola sociale “discrezionale” è un enorme problema”.

Intanto, dalla Misericordia giunge una nota: “La Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze, in merito alla protesta sindacale avvenuta stamani sotto la sede di piazza Duomo,  precisa che la vertenza non riguarda in alcun modo personale dipendente della residenza per anziani “Il Bobolino”, e pertanto di non aver avviato alcuna procedura di licenziamento. Misericordia è estranea alle determinazioni di COOPLAT e NUOVA SOLE, che sono state prese a seguito del cambio di appalto.
La Misericordia come sempre esprime profondo rispetto per tutti i lavoratori, e confida e si augura che la loro vertenza, affrontata nelle sedi e nei modi opportuni e con i giusti interlocutori, trovi al più presto una soluzione positiva”.

 

 

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