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Seves, forno acceso fino al tavolo in Regione Cronaca

 “No a spegnere il forno 'alla cieca'! ", lo slogan ripetuto dai lavoratori della Seves durante il presidio in corso di fronte alle sedi della Provincia e della Prefettura di Firenze.  I dipendenti dell’azienda specializzata nella produzione di mattoni in vetro chiedono chiarezza alla proprietà circa le intenzioni di spegnimento del forno da cui dipende l’intera produzione.

Il forno non verrà spento sino all’incontro in Regione, che dovrebbe essere convocato tra una decina di giorni. Questo è quanto è emerso in seguito al tavolo dell'unità di crisi della Provincia di ieri, a cui hanno preso parti, R.S.U. dei lavoratori, sindacati, rappresentati dell'azienda e l'assessore al lavoro Elisa Simoni. Il prolungare le decisioni per un’ulteriore settimana non cambia nei fatti niente sul futuro dell’azienda. Le intenzioni del Gruppo Seves di spengere il forno fusorio dello stabilimento di Firenze, sono chiare e troverebbero spiegazione nel fatto che tenere il forno acceso costerebbe il 3.5% del fatturato dello stabilimento, che in mancanza di commesse non puo’ che peggiorare le condizioni finanziarie. Accanto a tale politica di contenimento dei costi, abbracciata da Seves, si manifesta la volontà di ricorrere alla cassa integrazione per 97 lavoratori. "Ci stiamo ancora confrontando” , anticipa Bernardo Marasco della Filctem Cgil a margine del tavolo di ieri, “ma al momento l'azienda non prospetta un progetto industriale e non possiamo quindi pensare che lo spegnimento del forno sia funzionale a un rilancio delle attività.” Seves esprime il bisogno di un periodo in cui spendere meno per contenere il debito del gruppo, ma Marasco incalza: “Non è possibile che questo determini un fallimento, il rischio é che invece vogliano escludere Firenze ma allora ce lo devono dire con chiarezza. Per questo diciamo no a spegnere il forno 'alla

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