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Sfrattati stamane, dal Terzo settore un tetto e un letto aspettando le valutazioni dei servizi Breaking news, Cronaca

Firenze – Sfrattati stamattina, senza sapere dove dormire la sera, una realtà del Terzo settore, che vuole mantenere l’anonimato come dice a Stamp l’assessore al Welfare Sara Funaro, dà la disponibilità per mettere un tetto sulla testa, anche se per qualche giorno, in attesa della valutazione dei servizi sociali e anche, come spiega a Stamp l’assessora alla casa Benedetta Albanese, degli uffici Emergenza sfratti, al nucleo familiare, composto da madre e figlio. Ed ecco la storia.

Fascia grigia, che nero. O meglio, storia della Germana atto II (primo atto, su Stamp https://www.stamptoscana.it/sfratti-si-riparte-con-famiglia-fiorentina-sindacati-ormai-e-solo-fascia-nera/). Della Germana e suo figlio, 24 anni, disoccupato e al momento con gamba steccata e stampelle, operato due volte per frattura scomposta al malleolo peronale. Una famiglia fiorentina che stamane, dopo uno sgombero in cui sono volati anche spintoni e botte, ha perso la casa. Ha caricato i pochi averi che è riuscita a raccogliere nei venti minuti concessi prima dello sgombero, in una 500 a noleggio, che dovrà riconsegnare stasera alle 19,25, e via, per strada, a cercare qualcuno che possa ospitarli. Per quanto, per il tempo che servirà ai servizi sociali per intervenire con un’assistente sociale, e agli uffici dell’emergenza abitativa per trovare qualche soluzione. Se soluzione ci sarà.

La storia della Germana, circa una cinquantina d’anni, e di suo figlio di 24, è una di quelle che dimostrano come la vita può essere stravolta da eventi imponderabili e subdoli, come una depressione devastante che ti sussurra all’orecchio che tutto è inutile, che tutto è da buttare, nella tua vita, perché tu stessa sei da buttare. Qualche mese prima della pandemia prima fase, è proprio questo che succede a Germana. Ispettrice della qualità per Prada, riceve un’offerta allettante, con avanzamento di carriera, da Yves Saint Laurent. Depressione che comincia a serpeggiare, ma l’offerta è troppo allettante: Germana si licenzia e procede a sei mesi di prova nella nuova Maison. E’ brava, tecnicamente ineccepibile, e quella parte non dà problemi. Sei mesi per avere il tempo all’azienda di valutare e al lavoratore di capire gli standard prima del contratto definitivo. Lavoro nessun problema. Problemi li dà invece quel baco nel suo cervello, che continua a dirle “Tanto non ce la farai”. Assenze, troppe assenze per la terribile prova di alzarsi dal letto la mattina, vestirsi, trovare la forza e il coraggio di affrontare il mondo. Sarebbe brava, ma le troppe assenze sono fatali. Respinta, non se ne fa di nulla.

Depressione in crescita, la Germana non paga più il canone, la disoccupazione è bassa, ma forse potrebbe farcela, a tentare un nuovo percorso. Potrebbe, ma niente da fare. Il lockdown complica le cose, gli psicofarmaci la sedano. Nel frattempo suo figlio, licenza di terza media, avrebbe trovato un periodo di prova presso una pelletteria. Il ragazzo ci si mette di buona volontà, ma assumono chi ha più esperienza di lui. il lockdown intanto li ricnhiude e li chiude fra loro due, nella casa non pagata. Il proprietario cominica a premere, non gli va di pagare condominio e acqua senza sapere se e quando potrà riavere il suo immobile. La morosità diventa insostenibile.  Un soprassalto, un anno fa: si reca agli Uffici del sociale per chiedere assistenza. Non la fanno entrare: è tempo di lockdown. Ma soprattutto, le dicono che la morosità in corso non è oggetto di aiuto. Non resta che aspettare, si dice Germana. E aspetta.

Aspetta, ma il proprietario rivuole l’immobile. Del resto, il tempo fugge, ed è quasi due anni e mezzo che non percepisce il canone, sui 700 euro, un piccolo appartamento con cucina e camera da letto, tutto nei termini del mercato cittadino. Un primo accesso con forza pubblica immediata, 9 giorni fa. Forza pubblica al primo passaggio? Sì, perché nonostante il blocco degli sfratti, i procedimenti non si sono fermati. Nove giorni, che con richiesta di tampone per il figlio e con le ore d’attesa per avere il responso, si riducono a sette. Il bisogno stringe, la Germana si fa aiutare, intervengono Sunia e Rete Antisfratto, questi ultimi la accompagnano a fare le richieste: Indigenti, Ufficio del Sociale, tutto ciò che si sarebbe dovuto fare da tempo, ma che quel baco maledetto ha sempre suggerito che tanto tutto era inutile. Accompagnata, la Germana tenta il tutto per tutto. Ma sette giorni sono sette giorni, i miracoli non sono di questo mondo. Gli appuntamenti vengono presi, ma il giorno dello sfratto, inesorabile, arriva.

Ed ecco, sono tutti là. Forze dell’ordine, ufficiale giudiziario, proprietà intenzionata ad ottenere giustizia. Ci sono anche un gruppo di aderenti alla Raf, che tentano una resistenza subito apparsa inutile di fronte alla determinazione della proprietà a non aspettare oltre e a quella del tribunale di risolvere con lo sgombero dell’appartamento la situazione. Soluzioni alternative, nella mattinata, nessuna. Resistenza che finisce con un confronto fisico. La Germana e suo figlio non possono, non vogliono andare oltre. Caricano ciò che hanno in una piccola 500 rossa che dovrà essere riconsegnata alle 19.25. Qualche amico promette assistenza. Ad ora, stanno aspettando risposte, mentre i minuti scivolano via inesorabili.

Intanto, l’amministrazione si mette in moto. Due appuntamenti, forse anche la possibilità che vengano anticipati. Uno agli Indigenti, venerdì, l’altro il 3 novembre, appunto, al Sociale. Intanto, i due aspettano, nella 500 rossa non loro, accanto alle cose insaccate alla bell’e meglio che valgono tutta la loro vita.

Poi, qualcosa si scioglie. Stamp raggiunge l’assessora al welfare del Comune, Sara Funaro: “Una realtà cittadina del Terzo settore che desidera mantenere l’anonimato, ha dato la disponibilità di trovare una sistemazione per la signora e il figlio. L’associazione si è infatti resa disponibile a pagare per qualche giorno una sistemazione alberghiera alla famiglia per dare tempo alla signora di fare il colloquio co il Segretariato soiale, che valuterà la loro situazione”.

Raggiunta anche l’assessora alle politiche abitative Benedetta Albanese, che ribadisce: “Nel frattempo la signora dovrà integrare la documentazione mancante alla domanda per emergenza sfratti che ha presentato lunedì, cosicché potranno essere fatte anche le valutazioni relative alla situazione abitativa”.

 

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