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Sfratti, 34% gli anziani precari “abitativi” Politica, Società

La Toscana “non è un paese per vecchi”. Non almeno per gli anziani vittime di procedure di sfratto, categoria tra le più esposte al rischio di conseguenze anche fisiche dello stress causato dalla ricerca di un alloggio. È quanto risulta dalla ricerca-intervista “Anziani e sfratto” condotta dal Sunia di Firenze e SPI-CGIL, che ha monitorato, nel corso degli ultimi tre anni, sedici famiglie (spesso monoparentali) colpite dal provvedimento, sia per finita locazione che per morosità incolpevole.

In Toscana, la popolazione anziana in stato di precarietà abitativa rappresenta ad oggi il 34%. Soltanto a Firenze, dei 4.264 provvedimenti di sfratto in attesa di esecuzione con forza pubblica, la percentuale tocca il 38%, dato di poco superiore alla media nazionale. Numeri imbarazzanti per chi valuta il grado di evoluzione sociale di un paese dalle condizioni di salvaguardia, protezione e assistenza delle sue categoria più deboli, chiamate in questo caso a un logorante percorso di sforzi per vedere soddisfatto un bisogno primario quale l’esigenza di un alloggio. Si, perchè la notifica della disdetta del contratto da parte del proprietario non è che l'inizio di un incubo per cui servono energia e nervi saldi, che vede gli anziani ricercare in prima battuta un appoggio nella rete di vicinato più prossima.

Stando ai risultati dell'indagine, il passaggio successivo è la ricerca del proprio sindacato inquilini, mentre la consapevolezza che lo sfratto rappresenti un vero e proprio spartiacque nella loro esistenza prende ogni giorno contorni sempre più netti. "Per la persona anziana, lo sfratto non rappresenta soltanto un problema con il proprietario, bensì una rete di conflitti con la pubblica amministrazione, nella quale vengono riposte speranze e aspettative", sottolinea Simone Porzio, presidente regionale del Sunia. Sono proprio le logoranti peregrinazioni negli uffici pubblici e il lungo lavoro di interpretazione degli iter burocratici a lasciare il segno più marcato sulla salute della popolazione agée. Stando a quando raccolto dal Sunia, il calvario che inizia con la raccolta della documentazione richiesta dal bando per l'assegnazione di un alloggio pubblico, per chiedere il contributo in conto affitto o per la dichiarazione ISEE e che prosegue con un'interminabile spola tra gli uffici pubblici sparsi in città, è fonte di ansia e precarietà della salute. È stato riscontrato l'aggravarsi di patologie, soprattutto a carico del sistema cardiocircolatorio e nervoso con aritmie ventricolari, ipertensione arteriosa, astenia, insonnia, crisi di panico, depressione, maggiore predisposizione a malattie virali o stagionali e trascuratezza nella cura della persona. Una ricaduta psicosomatica che non dovrebbe sorprendere più di tanto, alla luce anche delle autentiche umiliazioni a cui il campione di anziani ha dichiarato di essere stato spesso sottoposto da proprietari impazienti ("abusivi", il termine tra i più teneri utilizzati); un vero lavaggio del cervello che mina profondamente la dignità dei destinatari, che arrivano a mettere in discussione il bilancio di una vita.

Per non parlare del vedersi le forze dell'ordine alla porta di casa, con fabbro e proprietario, momento in cui gli anziani si affidano soprattutto ai tentativi di mediazione del Sunia, non riuscendo però a trattenere crisi di pianto e attacchi di panico. Insomma, un quadro penoso e degradante, lontano anni luce dall'idea di un paese che si permette di parlare di welfare. Tanto più che accanto a molti anziani che, per vergogna o pudore, piuttosto che richiedere un alloggio popolare accettano affitti troppo alti per le loro risorse (cui danno presto fondo), è sempre più frequente il fenomeno dei "professionisti dell'accatto", inquilini che senza troppo scrupoli creano le condizioni di uno sfratto esecutivo per poi richiedere l'assegnazione di un alloggio pubblico. "Al momento in cui fu riconosciuto che la morosità era degna di tutela sociale e il punteggio divenne utile per l'assegnazione – denuncia Porzio – c'è stato addirittura chi si è fatto licenziare per ottenere il punteggio dello sfratto per morosità". Capita così che spesso si consegni una casa a soggetti che tutta questa morosità incolpevole non l'hanno".

Che fare, allora? Sembra che l'unica soluzione possibile, ad oggi solo teorica, sia rivedere i criteri e le procedure di assegnazione di alloggi popolari, al momento palesemente erronei. "Quello che vogliamo dire è che attraverso l'analisi pura e semplice del punteggio, cioè una valutazione sterile e fredda delle condizioni oggettive dettate dalla legge, non si entra nel merito della situazione reale in cui versa una famiglia o un anziano. Andrebbe modificata la legge regionale che stabisce i criteri di accesso alle graduatorie dell'edilizia pubblica e andrebbero rivisti anche le procedure dei regolamenti interni. Occorre creare delle commissioni che non siano meramente tecniche, composte tanto dai componenti dell'Ufficio Casa e del Comune quanto da rappresentanti delle parti sociali dedicate alla valutazione delle singoli situazioni familiari"

Un esempio di quanto sia fallace l'attuale procedura è offerto da Luigi Castiro, 89 anni, presente all'incontro organizzato dal Sunia. Fino al 2010 in grado di corrispondere un affitto di 700 euro, una volta andato in pensione ha maturato la morosità sull'affitto e, dopo essere sfrattato e aver ottenuto un punteggio utile per l'assegnazione di un alloggio pubblico, è stato provvisoriamente collocato in una struttura niente meno che a Gavinana, sulla montagna pistoiese. Contribuendo, per questo "soggiorno", 420 euro mensili, è sparito dalla graduatoria pubblicata nel 2012 dal Comune di Firenze, dovendo così dire addio alla casa popolare.

Il cuore del problema, sottolinea Porzio, è la totale mancanza della politica. "La gestione dell'emergenza abitativa è interamente affidata alla burocrazia degli uffici comunali, e questa è la conseguenza. Chiediamo un governo condiviso del fenomeno e commissioni che approfondiscano le situazioni familiari". Ci vuole più sensibilità, insomma. Per il momento Sunia ha attivato lo sportello "Sfratto Sereno" che, in collaborazione con SPI CGIL, si offre di seguire passo passo le vicissitudini personali dei tanti anziani sfrattati al fine di affrontare il disagio dello sfratto senza traumi. Un'impresa, sembrerebbe, ma pur sempre un primo passo per offrire ciò che adesso manca. Umanità e comprensione.

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