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Sfratti esecutivi, a Firenze sono sempre 100 al mese Cronaca

Firenze – 2015 anno di stallo. Non si è scesi sotto i cento sfratti al mese con forza pubblica,a Firenze, più o meno gli stessi del 2014, che doveva passare alla storia come “l’anno nero” dell’emergenza abitativa. Invece, se le cose continuano così, anche le previsioni per il 2016 non si discostano dal funereo trend. E’ così che apre il discorso casa il segretario provinciale del Sunia Laura Grandi, cui Stamp ha chiesto di fare una sintesi dell’anno passato e di rilanciare i punti fondamentali del prossimo anno per quanto riguarda l’emergenza abitativa. Un tema che rischia di essere sulle prime pagine dei giornali ormai quotidianamente, sopratutto, come si dice da più parti, se non si smette di considerarlo un problema di ordine pubblico tornando invece a considerarlo per ciò che è, vale a dire una questione sostanzialmente sociale.

Un’emergenza che nel 2016 rischia di diventare qualcosa di più. “Infatti non si tiene conto, nelle statistiche, di un lato molto preoccupante della questione – spiega Grandi – che è rappresentata dalle famiglie che sono in procinto di perdere la casa. Quello cui assistiamo lavorando in prima linea – dice – è uno stillicidio quotidiano. Nonostante l’Istat e i vertici del Paese continuino a narrare di un Paese dove l’occupazione riparte, noi assistiamo al ripetersi di vicende uguali nel contenuto e nuove rispetto al soggetto,vale a dire l’inanellarsi della pericolosa catena perdita di lavoro-perdita della casa. I contratti d’affitto stipulati fra i 4 e i sei anni fa infatti presentano canoni di 900-1000 euro al mese, in consonanza con quello che era l’affitto medio del periodo. Canoni ormai non onorabili dato il cambiamento economico delle famiglie, tant’è vero che aumentano ancora le richieste di sfratto per morosità presso il tribunale”.

Fra le questioni rimaste sul tavolo del 2016, intanto la più evidente è senz’altro quella del bando per le assegnazioni delle case popolari. L’ultimo è del 2013, ma, spiega Grandi, “anche se si tratta “solo” di due anni fa, con il cambiamento e l’accelerazione subita dalla società, questo biennio pare uguale ai 10 anni di un passato neanche tanto lontano. Tant’è vero che molte famiglie che rimangono senza casa non hanno potuto fare domanda, perché sono state messe “fuori” dopo la chiusura del bando. E sono tante”.

Ma almeno chi vive in affitto sta bene? “La situazione di chi vive in affitto è sempre peggiore – dice Grandi – a Firenze il patrimonio abitativo è diviso in due grandi categorie: quello “buono” con condizioni abitabili eccellenti e una manutenzione accurata, viene ormai riservato non certo ai cittadini di Firenze, ma al canale dell’affitto settimanale al turismo italiano e internazionale: il canale di Airbnb, per intendersi. L’altra fetta di patrimonio abitativo, quello riservato alle famiglie per intendersi, si trova spesso in condizioni manutentive scadenti, con sistemazioni spesso di “serie B”. Nonostante, vorrei aggiungere le agevolazioni, di cui parleremo in seguito. La conseguenza è una, secondo noi molto grave: il centro della città si sta svuotando dei suoi maggiori artefici, i fiorentini, e sta diventando una ricca “location” per gente che arriva, consuma (spesso poco) e va. Un processo non certo aiutato dal trasloco dal centro dei grandi uffici “vitali”. Insomm,a si assiste sempre di più a un centro “per turisti”, che non è neppure in grado di contrastare l’onda lunga del “mordi e fuggi”. E questo non invoglia certo all’ottimismo, in articolare se pensiamo a cosa ciò significhi nel mercato immobiliare”.

Così, il 2016 diventa anno cruciale anche per l’amministrazione comunale. “A due anni dall’insediamento – dice Grandi – è il momento di tirare le fila. Anche facendo più pressione sulla necessità di raggiungere un accordo sugli accordi territoriali, vale a dire sui canoni locatizi concordati, ancora non giunti a una conclusione. Accordi che in buona sostanza sono il frutto di un confronto fra le associazioni sindacali degli inquilini e dei proprietari”.
E sugli accordi territoriali, oltre alla necessità di chiuderli velocemente, la segretaria provinciale del Sunia insiste: “E’ necessario giungere a incentivi importanti per invogliare i proprietari a utilizzare il canone concordato, come ad esempio, l’azzeramento dell’Imu”.


laura grandiUn altro punto caro all’amministrazione su cui il Sunia reputa si disputi una battaglia fondamentale per disinnescare una vera e propria bomba sociale,
è quello della ripartenza dalle periferie. “Mancano nuove costruzioni, ma soprattutto, rispetto alle nuove immissioni, è vitale mettere in piedi una vera e seria politica dell’integrazione. Dobbiamo abdicare al “buonismo” che spesso è stato spacciato per “integrazione”, se vogliamo davvero disinnescare le tensioni che rischiano di dare fiato e forza a movimenti che fanno del razzismo dell’esclusione i loro cavalli di battaglia”. E che hanno buon gioco laddove si rischia di far giocare una battaglia impari in cui l’handicap è tutto di chi  segue le regole. “In altre parole – propone Grandi – è necessario che le responsabilità individuali vengono messe in primo piano, fino ad arrivare alla decadenza dall’assegnazione in caso di ripetute violazioni del regolamento condominiale”. Non è infatti l’infrazione in se’ il vero problema,  o perlomeno è il problema meno importante rispetto all’interiorizzazione del principio che le regole del condominio vanno rispettate comunque, da tutti e sono uguali per tutti. “Da questo punto di vista – dice Grandi – riteniamo fondamentale il ruolo delle autogestioni, che il sindacato sostiene e continuerà a sostenere con particolare impegno”. Mentre dall’amministrazione dovrebbe giungere quindi una “seria” politica dell’integrazione. “A Firenze – conclude Grandi sul punto – non siamo ancora giunti alle grandi problematiche proprie di Milano o Roma, ma vi si sta giungendo. Sarebbe bene agire ora per non ritrovarsi in cattive acque poi. Qui si parla di volontà politica. Il buonismo, e concludo, non serve a niente”.

Infine, come è ovvio, si giunge allo stato dell’arte dell’Erp, acronimo per edilizia residenziale pubblica. Un “parco” che vede cantieri fermi e ristrutturazioni pure. “Il primo passo che chiederemo alla politica, perché di scelta politica si tratta – dice Grandi – è quello di sottrarre l’Erp al patto di stabilità. I soldi ci sono e sono fermi, un assurdo con la fame di case che si registra. Ma non solo. Chiederemo anche di intervenire sull’ampio patrimonio di alloggi vuoti che esistono presso i privati”. Questione scottante, questa, che costò qualcosa anche all’ex-assessore alla casa di Rifondazione Comunista Salvatore Allocca, che qualcosa pagò solo per aver lanciato l’idea, rimasta sempre a livello di “boutade”, di aumentare la tassazione sugli edifici ad uso abitativo vuoti. In che senso dunque il Sunia riprende un tema così pericoloso? “Si torna a ciò che si diceva sull’urgenza di mettere a punto il sistema dei canoni concordati – dice Grandi – è necessario pensare seriamente a degli incentivi tali che i proprietari ritengano assolutamente più vantaggioso l’affitto (concordato) piuttosto che il vuoto”. Insomma l’idea è quella di agire con forza sulla leva fiscale.

Ultimo punto, quello del “fallimento della commissione del disagio abitativo che si è registrato nel 2015”, dice senza esitazioni Laura Grandi. Il flop più doloroso ed evidente è quello della graduazione degli sfratti. Responsabilità? “In primo luogo, la non volontà da parte degli ufficiali giudiziari di approntare un calendario trimestrale delle esecuzioni. Anche ora – spiega Grandi – il calendario viene reso noto il primo giorno del mese per il mese in corso. Non solo: registriamo anche la inazione da parte del prefetto e del comune. Tant’è vero che il Sunia ha spesso disertato per protesta le riunioni”.

 

 

 

 

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