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Sfratto per morosità, il proprietario paga meno Imu Economia

In poche parole, l'aliquota Imu per i proprietari di case che aspettano che gli inquilini vengano "eseguiti" con sentenza del giudice potrebbe essere mantenuta pari allo 0,99%. La proposta è stata avanzata dalla commissione bilancio convocata oggi per esprimere il parere di propria competenza sulle proposte di deliberazione attinenti la verifica degli equlibri di bilancio e la modifica e integrazione delle aliquote Imu. Una proposta che è stata accolta con favore dall'assessore al bilancio Petretto. 
“Riteniamo che sia da accogliere – ha sottolineato l’assessore – la proposta avanzata dalla commissione relativamente al mantenimento di un’aliquota Imu pari allo 0,99% per le unità abitative (con esclusione di appartamenti signorili, ville e dimore storiche) in relazione alle quali sussiste un titolo esecutivo, dichiarato con sentenza esecutiva, di sfratto per morosità, per il periodo in cui lo sfratto medesimo non sia stato ancora eseguito. Si tratta di un suggerimento opportuno e ragionevole per il quale desidero ringraziare la commissione ed il suo presidente che, in questa di fase di generale difficoltà economica-finanziaria, consente di dare un piccolo ma significativo segnale politico verso coloro che, pur avendo un immobile ulteriore rispetto all’abitazione principale, non ne possono effettivamente disporre e non ne possono trarre reddito a causa di un provvedimento di sfratto per morosità adottato dalla competente autorità giudiziaria ma non ancora eseguito”.

Un piccolo ma significativo segnale che fa coppia con le disposizioni del comune fiorentino in materia d'Imu circa i proprietari che hanno scelto, per affittare i propri immobili, di utilizzare contratti di affitto concordato. Meno favorevoli le regolamentazioni per i proprietari che hanno invece scelto il cosidetto "contratto libero".
“Questa agevolazione – ha proseguito l’assessore – determinerà, secondo le stime prudenziali effettuate nelle ultime ore dagli uffici comunali, un minor gettito Imu per il Comune di Firenze, rispetto a quanto preventivato a seguito della variazione delle aliquote Imu, di circa 200.000 euro per i quali siamo tuttavia riusciti, sia pure con non poche difficoltà, a trovare adeguata copertura finanziaria mediante l’individuazione di corrispondenti minori spese che non incidono sull’erogazione dei servizi da parte dell’Ente bensì sui costi generali di funzionamento. Non appare condivisibile invece alcun intervento correttivo alla manovra di bilancio che sposti adesso, in questa delicata fase di verifica degli equilibri, l’imposizione fiscale del Comune dal patrimonio al reddito, determinando un innalzamento dell’addizione comunale Irpef. Non siamo certo felici di dover incrementare, in questo periodo di perdurante crisi economica, le aliquote dell’Imu relative alle cosiddette ‘seconde case’ e agli altri immobili, come hanno già dovuto fare moltissimi altri comuni italiani di dimensioni medio-grandi. Ma siamo fieri, tuttavia, di essere riusciti, a differenza di quanto avvenuto in altre grandi città, a non aumentare l’aliquota Imu sulla cosiddetta ‘prima casa’, lasciandola invariata alla misura di base stabilita dalla legge (0,4%). Le manovre di bilancio che dobbiamo varare in questi giorni non derivano da decisioni discrezionali dell’Amministrazione quanto, piuttosto, da scelte ‘obbligate’ cui siamo costretti dai continui, recenti ed instabili provvedimenti del governo centrale (da ultimo, ad esempio, la Legge 135/2012 dell’agosto scorso in ambito di ‘spending review’) in materia di finanza locale che hanno determinato forti riduzioni nei trasferimenti statali ed un ingente aggravio negli obiettivi da raggiungere per il rispetto del Patto di stabilità interno”.

“L’addizionale comunale Irpef – ha concluso l’assessore Petretto – è un’imposta personale sul reddito che grava per l’85% sui redditi da lavoro (per lo più dipendenti e pensionati) e che infligge un cuneo fiscale tra costo del lavoro e remunerazione salariale netta. L’Imu sulle seconde case è, invece, un’imposta patrimoniale che grava in misura più elevata sui grandi patrimoni. Siamo assolutamente disponibili ad avviare con la commissione un confronto sereno e costruttivo sullo specifico argomento in vista della prossima preparazione del bilanci di previsione 2013, ma riteniamo contraddittorio proporre di incrementare l’addizionale comunale Irpef, contrariamente a quanto prospettato a livello nazionale e programmato dal governo relativamente all’esigenza di uno spostamento del carico fiscale dal reddito da lavoro verso una tassazione sempre maggiormente incentrata sul patrimonio”.

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