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Sgombero dei somali di via Baracca, futuro incerto e tende per strada Breaking news, Cronaca

Firenze – Lo sgombero della comunità somala che aveva trovato ricovero in uno stabile abbandonato di via Baracca che era stato occupato, si è concluso ieri alle 14, ma stanotte molti di loro si sono accampati sul ponte con le tende.

Una cinquantina di persone, quaranta per la questura, sono state ritrovate all’interno della struttura, dove sono state identificate. Una volta uscite, si sono messe a sedere davanti allo stabile e sono tornate, sotto il controllo della polizia, a prendere i loro effetti personali. Tuttavia, il problema rischia di diventare molto più ampio di quanto non sembri. Infatti molti dei somali presenti potrebbero essere rifugiati o in attesa di ricnoscimento, scampati alla lunga e sanguinosa guerra che ha insanguinato il corno d’Africa. Ciò comporterebbe, secondo il diritto internazionale, una serie di azioni da parte dello Stato, tra cui ovviamente la gestione positiva del problema alloggio, oltre a una serie di azioni per quanto riguarda il lavoro e l’inclusione. Una vicenda che a Firenze è perlomeno decennale.

Anche sul numero delle persone realmente residenti nello stabile occupato, non c’è chiarezza. Infatti, a una prima notizia di circa un centinaio di persone, è seguita l’informativa della questura che ne ha dichiarato 40, mentre dal Comune arriva il numero di 50. Tuttavia come dichiarato da molti testimoni a conoscenza della vicenda, molte persone che si trovavano al lavoro al momento dello sgombero, sono rientrate alla spicciolata, facendo lievitare il numero a circa 70.

L’assessore al welfare Sara Funaro si è recata sul posto. Il Comune ha offerto sistemazioni per coppie, donne sole e uomini. Fra i primi, 15 hanno accolto l’offerta di essere sistemati in Albergo Popolare. Alle restanti 35 persone è stata proposta un’accoglienza temporanea sempre all’Albergo Popolare e per ciascuna persona un contributo per le prime necessità aimentari di 15 buoni spesa da 10 euro ciascuno, offerta che è stata rifiutata. La situazione si è complicata per l’arrivo alla spicciolata di altre persone che non erano presenti al momento dello sgombero.

Un altro punto che genera perplessità è il motivo per cui questura e servizi sociali del comune di Firenze abbiano negato al team della clinica mobile per i Diritti umani (MEDU) l’accesso alla comunità e alle persone, che d’altro canto vengono assistite dall’associazione medica da oltre 10 anni. Una richiesta in tal senso, dicono i medici di MEDU, era stata avanzata dalle stesse persone. “Un atto dannoso, miope e incomprensibile”, dicono da MEDU.

“I medici, i mediatori culturali e i volontari di MEDU hanno in questi anni sempre collaborato con le autorità territoriali e la USL favorendo l’accesso alle cure delle persone più vulnerabili della comunità somala – spiegano dall’associazione in una nota – in questi ultimi mesi la USL ci ha contattato più volte telefonicamente per richiedere informazioni sulla situazione sanitaria nella comunità e il nostro team ha sempre risposto in maniera trasparente e costruttiva. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di essere un ponte tra le persone più fragili e i servizi: oggi questo lavoro ci è stato letteralmente impedito”.

Il bilancio di MEDU, alle 14, quando è terminata l’azione di sgombero e al termine dell’intervento dei servizi sociali del Comune, sarebbe di “10 persone vulnerabili (di cui alcune segnalate da MEDU) accompagnate in strutture di accoglienza temporanea, altre 50 persone (tra cui 6 donne) rimaste per strada. 36 persone che abitavano nella struttura e non erano presenti al momento dello sgombero, perché al lavoro, non sono state censite e non riceveranno offerte di accoglienza, seppur temporanee”.

“L’intervento di mediazione del team di MEDU avrebbe potuto scongiurare questo esito – conclude la nota – a un certo momento delle operazioni di sgombero, le persone della comunità hanno capito che avrebbero dovuto raccogliere tutti i loro effetti personali ed uscire dal palazzo, mentre gli operatori dei servizi sociali, sprovvisti di mediatori culturali, hanno interpretato l’uscita degli occupanti come un loro rifiuto al dialogo. Sarebbe bastato poco per evitare questo malinteso”.

Sulla vicenda intervengono i consiglieri comunali di Spc Antonella Bundu e Dmitrij Palagi: “Ci uniamo alle parole di MEDU (Medici per i Diritti Umani), intervenuti oggi allo sgombero di via Baracca, rispetto alla denuncia di quanto avvenuto nella nostra città in queste ore – si legge nella nota – lo Stato ordina di togliere un tetto sopra la testa a intere famiglie e il Comune resta in silenzio, scarica ogni responsabilità e si limita a mitigare le conseguenze, offrendo soluzioni parziali, a meno persone che può e senza nessun orizzonte di medio periodo. Come gruppo consiliare eravamo presenti anche in questa occasione, andata in scena nonostante il blocco degli sfratti di cui le istituzioni si riempiono la bocca. Riteniamo grave che non ci fosse nessun servizio di mediazione e che ancora una volta si sia consumata un’azione con caratteri fortemente repressivi, che nel migliore dei casi “spostano” le questioni, ma più spesso aggravano le situazioni di fragilità”.

 

 

 

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