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Gip deciderà se convalidare l’arresto del comandante Schettino Cronaca

È iniziato alle 11:00 di oggi, 17 gennaio, l’interrogatorio di Francesco Schettino, il comandante della Costa Concordia. Il giudice per le indagini preliminari di Grosseto, Valeria Montesarchio, ha ascoltato per circa 3 ore il capitano della nave da crociera naufragata di fronte all’isola del Giglio e si è riservata di decidere sulla misura di custodia cautelare in carcere chiesta dalla Procura di Grosseto. Una decisione è attesa, però, entro stasera. «L’idea che ci siamo fatti nell’immediatezza del fatto – ha dichiarato il procuratore della Repubblica grossetano, Francesco Verusio – sta trovando conferme dalle prime indagini delle forze dell’ordine e delle autorità marittime». «Dalle prime indagini – ha continuato Verusio – troviamo conferme che il comandante, al momento dell’impatto con lo scoglio, era in plancia e che quindi era lui alla guida della nave». Schettino, infatti, ha confermato al gip di Grosseto che quando la Concordia ha urtato il gruppo di scogli delle Scole al timone c’era proprio lui. Le accuse nei suoi confronti sono, adesso, quelle di omicidio colposo plurimo, naufragio ed abbandono della nave. Dall’inchiesta, intanto, emerge una prima ricostruzione del fatale inchino all’isola del Giglio effettuato nella serata di venerdì 13 gennaio dal capitano Schettino. Al vaglio degli inquirenti anche le posizioni del comandante in seconda della Concordia, Dimitri Christidis e dell'ufficiale in plancia Ciro Ambrosio.

La Concordia vira per inchinarsi al Giglio
Alle 21:07 la Costa Concordia vira verso l’isola del Giglio. Alle 21:08 la sorella del maitre di bordo, Antonello Tievoli, pubblica un post su Facebook nel quale annuncia che la nave da crociera passerà poco distante dall’isola dell’Arcipelago toscano. La pericolosa manovra di avvicinamento alla costa del Giglio è già iniziata. Non è chiaro, però, se Schettino abbia effettuato la virata per permettere al maitre di salutare la sorella Patrizia o se abbia deciso di avvicinarsi tanto alla costa per omaggiare, con un fatale inchino, l’ex comandante Mario Palombo. Quest’ultimo, sentito dagli inquirenti, ha dichiarato: «L'avvicinamento al molo, così si chiama quello che ora tutti chiamano inchino in passato era stato fatto quattro o cinque volte, ma in estate e in sicurezza». Lo stesso maitre, una volta che Schettino gli fa notare di poter guardare l’isola dall’alto della nave da crociera, avrebbe detto al capitano che la costa era troppo vicina.

L’impatto con lo scoglio delle Scole
Alle 21:45 circa l’impatto con uno degli scogli del gruppo delle Scole. Secondo gli esperti, a bordo della nave si era già da tempo compreso che lo scontro era inevitabile in quanto ci si era avvicinati troppo al Giglio. A causa dell’impatto, avvenuto ad una velocità di 16 nodi, la nave effettua un vero e proprio testacoda in mare. Uno degli scogli viene divelto dal fondale e si incastra nella chiglia della nave da crociera. Fra l’altro, lo scoglio speronato sarebbe stato individuato dalla vernice rossa lasciata nel terribile impatto dalla nave da crociera. Sul lato destro della Concordia si apre uno squarcio lungo circa 70 metri e la sala macchine viene allagata dall’acqua del mare. A questo punto la nave diviene praticamente ingovernabile. Sulla Concordia cala il buio ed alle 22:06 i carabinieri di Prato ricevono una telefonata da qualcuno che, a bordo della nave, chiede aiuto. Secondo l'opinione degli esperti, l'avvicinamento alle secche degli Giglio non è una manovra decisa dal capitano Schettino. La nave, infatti, è in piena balia delle correnti.

L’abbandono della nave senza l’ordine del capitano
Alle 22:14 la Capitaneria di porto contatta la Costa Concordia per la prima volta. Il black-out è in corso dal momento dell’impatto con lo scoglio delle Scole, ma dalla nave si parla di un calo di tensione elettrica. Alle 22:26 la Concordia viaggia a meno di un nodo (a circa 2 km/h), ma alla nuova chiamata della Capitaneria di porto viene risposto che c’è semplicemente la necessità di un rimorchiatore per trascinare la nave in acque sicure. La Capitaneria di porto, però, avvia la macchina dei soccorsi senza tenere conto di quanto riferito da bordo. Alle 22:34 da Livorno la Capitaneria di porto chiede di nuovo notizie alla Concordia, e viene dichiarata la necessità di soccorsi. Alle 22:45 la nave si adagia su un fianco a poca distanza dal porto dell’isola del Giglio. Iniziano le operazioni di abbandono della nave. Secondo alcune testimonianze l’evacuazione prende avvio senza l’ordine del comandante. Si tratta, cioè, di una sorta di ammutinamento da parte dell’equipaggio che, accortosi che la nave si sta inclinando inesorabilmente, decide di mettere in salvo in qualche modo i passeggeri e prepara le scialuppe. Alle 22:58, ossia più di un’ora dopo l’impatto contro lo scoglio delle Scole, il comandante ordina di abbandonare la nave.

Le telefonate del comandante De Falco a Schettino
Alle 00:30 il comandante della Concordia viene avvistato su uno scoglio poco distante dalla nave. Mentre i soccorsi delle motovedette sono iniziati alle 23:10 circa, Schettino ha abbandonato la nave mettendosi in salvo. Alle 00:42 il comandante della nave da crociera riceve la prima telefonata oggi resa pubblica dalla Capitaneria di porto di Livorno. Gli viene chiesto quante persone restino sulla nave, e risponde che la compagnia gli ha comunicato che ve ne sarebbero ancora un centinaio. In questa prima telefonata Schettino ammette di aver abbandonato la nave. La seconda telefonata alle 01:46. Il comandante Gregorio De Falco contatta Schettino e, con toni davvero decisi, lo invita a risalire sulla nave. «E’ chiaro?», ripete più volte De Falco al capitano della Concordia ordinando gli di risalire a bordo e comunicare il numero delle persone rimaste sulla nave.


Foto: www.3bmeteo.com
 

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