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Si brinda nelle fabbriche occupate, ma non è lì la festa Cronaca, Società

Esiste un altro modo per festeggiare il Capodanno, magari in difesa di un posto di lavoro incerto o del diritto di avere un futuro per se’ e per la propria famiglia. In Toscana saranno molti, i brindisi e le cene nelle fabbriche presidiate. E se l’accordo con il Monte dei Paschi di Siena ha permesso di riaprire una linea di credito per la Richard Ginori consentendo (il prossimo 9 gennaio) il pagamento dello stipendio di dicembre ai 401 dipendenti, questa sera 31 dicembre il brindisi di mezzanotte si terrà davanti alla storica sede di Sesto Fiorentino. I problemi infatti restano: nonostante la boccata d’ossigeno del Monte dei Paschi, manca, come spiegano i sindacati, “un piano industriale che consenta di proseguire il lavoro”. La fabbrica di porcellane, attiva dal 1735, chiude il 2011 con 40 milioni circa di fatturato e prevede nel 2012 di portarlo a 47 milioni. Cenone davanti ai cancelli per la Rdb di Montepulciano, Siena, che produce manufatti e cementi e per la quale è stata annunciata la chiusura: anche qui, 78 posti di lavoro a rischio. Alessio Gramolati, il segretario regionale della Cgil, sta compiendo in queste ore un “giro” per portare la solidarietà ai lavoratori in mobilitazione: ieri era alla Beltrame di San Giovanni Valdarno (Arezzo), che dal 1872 fa laminati mercantili e dove i posti a rischio sono 78; stamani si è recato ai Cantieri di Pisa, mentre questa sera si recherà prima alla Richard Ginori e poi al cenone della Rdb di Montepulciano (Siena).
Ed ecco una “conta” delle altre aziende toscane in crisi: ricordando che i Cantieri di Pisa, altissima competenza nella costruzione di scafi e yacht, vedono 107 lavoratori a rischio, sono 300 i posti “sospesi” a Massa, dopo la chiusura del sito industriale della Eaton da parte della multinazionale americana di componentistica per auto, che ha lasciato i lavoratori in cassa integrazione dal 2008 (due anni), e per i quali nel 2012 scade l’anno di mobilità. Vite e futuri sospesi, aspettando che si concluda l’acquisto dell’area da parte della finanziaria regionale, dopodichè sarà necessario trovare un imprenditore che rilevi il sito industriale.
La grande crisi in cui sprofonda la Lucchini di Piombino mette a rischio migliaia di posti di lavoro (2mila gli addetti direttamente impiegati, che con l’indotto arrivano a 3mila), anche se per l’indebitamento (770 milioni di euro) pare si sia aperto uno spiraglio, con la ristrutturazione del debito concessa dalle banche. Tanti i lavoratori in cassintegrazione e altoforno spento, anche se pare che una nuova commessa permetterà di riaccenderlo in tempi brevi.
Intanto, fiato sospeso per i 700 operai dell’Ansaldo-Breda di Pistoia, a rischio vendita secondo l’annuncio di Finmeccanica: il 10 gennaio prossimo la società dovrà presentare ai sindacati un piano di ristrutturazione. Che potrebbe essere foriero di tagli all’occupazione.

 

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