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Sì del Consiglio regionale alla riforma di Fidi Toscana Economia, Politica

Fidi Toscana esiste da quasi quarant’anni ed ha deliberato oltre 70.000 garanzie complessive, per un capitale di circa 8.400.000.000 di euro. Sul versante creditizio ha assistito 46.000 aziende, mentre attualmente garantisce per 17.000 aziende ed ha 2.800.000.000 di euro di finanziamenti in essere. Numeri da capogiro, eppure la Regione Toscana, socio di maggioranza relativa della finanziaria, ritiene che Fidi Toscana debba essere riformata per quello che viene definito un vero e proprio “ritorno alle origini”. Nella mattinata di oggi, 26 giugno, l’aula di Palazzo Panciatichi, sede del Consiglio regionale toscano, è stata teatro di un dibattito sulla riforma di Fidi Toscana. Al termine della seduta d’aula, l’assemblea legislativa regionale ha approvato la proposta di legge per la riforma della finanziaria regionale proposta dalla Giunta regionale, dando il via libera al ritorno all’antico di Fidi Toscana. «Fidi – ha dichiarato il presidente della Regione, Enrico Rossi – si conferma il perno della politica del credito della Regione». A Palazzo Panciatichi, però, il dibattito è stato lungo ed ha visto pareri contrapposti. Dopo la riunione di ieri, 25 giugno, della commissione Affari istituzionali, in aula i consiglieri dell’opposizione (Pdl, Udc e Lega Nord) hanno espresso le loro perplessità sulla proposta di legge, mentre i partiti di maggioranza (Pd in testa) hanno appoggiato incondizionatamente il progetto di riforma della Giunta. Tutti d’accordo, comunque, su di un punto: la necessità di far tornare Fidi Toscana alla sua finzione originaria. Sia Alberto Magnolfi, Nicola Nascosti ed Alessandro Antichi (Pdl) che Paolo Bambagioni, Marco Spinelli ed Ivan Ferrucci (Pd) hanno sostenuto, infatti, che la riforma della finanziaria regionale ha come obiettivo quello di riportarla all’originario ruolo di intermediario di garanzia rispetto alle banche, così da offrire un sostegno per l’accesso al credito delle piccole e medie imprese. A Fidi Toscana, in sostanza, potranno accedere quelle imprese che vorranno accendere un mutuo per fare investimenti ed innovarsi. I consiglieri della Lega Nord (Gian Luca Lazzeri ed Antonio Gambetta Vianna) e del Gruppo Misto (Dario Locci, Pieraldo Ciucchi e Marina Staccioli) hanno criticato la gestione della finanziaria da parte della Giunta regionale, auspicando che la riforma serva a riportare Fidi Toscana nelle condizioni di lavorare al meglio. L’Udc, con il suo capogruppo Giuseppe Del Carlo, ha infine puntato l’attenzione sulla questione delle partecipazioni. La Regione Toscana, infatti, è socio di maggioranza relativa di Fidi Toscana e detiene circa il 42% del pacchetto azionario della finanziaria regionale. Il resto è dei maggiori istituti di credito toscani, anche se la Regione ha in programma di acquistare ulteriori quote per poter sostenere gli investimenti sulla rete idrica. Anche alla fine della riforma, dunque, Fidi Toscana rimarrà un istituto per metà pubblico e per metà privato, anche se entro metà luglio dovrebbe essere eletto il nuovo consiglio di amministrazione che potrebbe essere in grado di superare il conflitto di interessi rilevato a maggio da Bankitalia. Il nuovo cda di Fidi Toscana, infatti, non si troverà più a gestire direttamente le aree in crisi economica, ma dovrà occuparsi soltanto delle gravi crisi industriali come quelle di Massa Carrara e Prato. Il resto verrà affidato alle partecipate della finanziaria regionale. «In poco tempo siamo riusciti a dare una risposta alle osservazioni della Banca d’Italia e rimettere Fidi nella condizione di lavorare al meglio per lo sviluppo dell’economia toscana. Un segno di attenzione ed efficienza», ha spiegato ancora il Governatore Rossi. Saranno infatti dismesse le partecipazioni in società non strumentali all’attività finanziaria e l’attività di Fidi Toscana tornerà ad essere incentrata sul credito e sul rilascio delle garanzie.

Foto: http://www.intoscana.it
 

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