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Si finge nullatenente per non pagare il mutuo: sequestri per 50mila euro Breaking news, Cronaca

Firenze – Avrebbe finto di essere nullatenente per non pagare un mutuo da oltre 72 mila euro, ottenuto nel 2011 come socio unico di una società operante nel settore pubblicitario, con sede a Verona. Per questo una imprenditrice di 56 anni, B.P., originaria del veronese ma residente dal 2013 a Scandicci, è finita nei guai. A lei i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando di Firenze hanno sequestrato beni per oltre 50mila euro ritenendola responsabile di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche”.

Secondo quanto ricostruito dai militari, il mutuo era garantito al 70% da Microcredito centrale spa perché la donna aveva avuto accesso al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Per farlo, sostiene l’accusa, avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti in modo da dimostrare la presunta solidità economica della sua azienda. Il provvedimento di sequestro, emesso dal Gip Angelo Antonio Pezzuti su richiesta del Sostituto procuratore Ornella Galeotti, scaturisce da una complessa attività investigativa avviata nel settembre 2020 a seguito di una denuncia per “tentata estorsione” sporta dall’imprenditrice nei confronti di tre uoni di nazionalità albanese, soci della donna in una società della ristorazione, con sede operativa in Scandicci, per minacce ricevute da questi tese ad acquisire indebitamente il controllo della società stessa e del relativo ristorante.

Le successive indagini invece avrebbero dimostrato come la donna, dopo aver ottenuto nel 2011 un mutuo agevolato dell’importo di euro 72.890 dalla banca Crever, garantito al 70% da Mediocredito Centrale s.p.a., in qualità di socio unico e amministratore di una società operante in provincia di Verona nel settore pubblicitario e della comunicazione allo stato fallita, avesse posto in atto artifici per risultare nullatenente evitando in questo modo di restituire la somma erogata. In particolare, l’indagata ha dapprima ceduto nel 2012 ad altro soggetto di Prato, pluripregiudicato per reati in materia finanziaria, le quote della citata società (poi posta in liquidazione e, dopo alcuni mesi, dichiarata fallita) e, dopo aver rilevato nel 2016 le quote della società operante in Scandicci, le ha successivamente trasferite ad uno dei soci (poi denunciato nel settembre 2020) al fine di non pagare la cartella esattoriale emessa a suo carico da Equitalia per recuperare il credito erogatole nel 2011 da Mediocredito Centrale. Le predette quote le erano state comunque ritrasferite nel 2018. Proprio per tale motivo la donna è indagata anche per “calunnia” poiché ha denunciato, sapendoli innocenti, i suoi soci nella gestione della società di ristorazione.

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