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Si incatenano di fronte alla casa di Vasari Cronaca

La vicenda dell’archivio Vasari prende avvio nell’ottobre del 2009. Il sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, rende noto che la famiglia Festari, erede delle carte dell’architetto e pittore aretino, ha venduto l’archivio di sua proprietà ad un compratore russo, Vassily Stepanov, per la cifra record di 150 milioni di euro. Scoppia immediatamente il caso e la Soprintendenza dei beni artistici per la Toscana ed il Ministero dei Beni culturali aprono un’inchiesta, che si conclude con un avviso di garanzia per truffa aggravata nei confronti dello Stato nei confronti di Enrico De Martino, il procuratore che aveva firmato l’accordo per conto della famiglia Festari. Le preziose carte di Vasari vengono sequestrate ed il compratore russo ritira la sua offerta. Ma i quattro fratelli Festari tornano all’attacco ed iniziano a trattare nuovamente la vendita dell’archivio, sul quale, fra l’altro, pesano due cause ad Arezzo e Firenze. La vicenda dell’archivio vasariano va avanti, ormai, da due anni fra ricorsi, sequestri, promesse di vendita e vincoli ministeriali. Sulle carte, che sono custodite nella casa aretina di Vasari, viene posto un vincolo da parte del Ministero. Negli scorsi giorni i fratelli Festari sono tornati all’attacco per prendere pieno possesso del bene, che in ogni caso rimane di loro proprietà per ereditarietà. L’intenzione della famiglia, pare, sarebbe quella di trasferire le carte vasariane nel caveau di una banca pisana, dato che sulla vicenda il Tribunale di Roma, che ha avuto in carico il processo, si è espresso decretando che ne è la legittima proprietaria. «Faccio appello ai conti Festari, proprietari dell’archivio Vasari, affinché nell’eventualità di una cessione dello stesso a qualche soggetto privato venga in ogni caso salvaguardato l’uso pubblico del fondo in quanto esso è da considerarsi, moralmente, patrimonio della collettività toscana», aveva dichiarato ieri, 11 novembre, Giuliano Fedeli, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana. «Il mio auspicio è che la famiglia Festari possa trovare un accordo con il Ministro dei Beni culturali per rendere pubblica la proprietà dell’archivio che fu di Giovanni Vasari, che dovrebbe in ogni caso rimanere ad Arezzo», aveva continuato il consigliere regionale. Il Ministero, ha spiegato Fedeli, si era detto pronto ad acquistare l’archivio vasariano, ma ancora non ha proposto alcuna cifra alla famiglia Festari. Quest’ultima, però, non sembrerebbe molto intenzionata a concedere le carte dell’architetto e pittore aretino allo Stato: «Il Ministero, che a suo tempo si disse pronto ad acquistare il fondo con oneri parametrati al reale valore del bene, a questo punto dovrebbe fare la sua parte. I conti Festari, al contempo, devono capire che quel fondo appartiene alla tradizione artistica e culturale italiana e che cederlo, in particolare cederlo all’estero, vorrebbe dire svendere un passato che è di tutti, un passato fatto anche di arte e di memorie, sul quale in Toscana abbiamo costruito il nostro presente». La soluzione, ha suggerito Fedeli, potrebbe venire dalla stipula di una convenzione con cui la famiglia Festari concederebbe l’utilizzo pubblico dell’archivio Vasari, una sorta di affitto delle carte vasariane da parte dello Stato. L’ipotesi della vendita al Ministero, infatti, sembra ormai tramontata. Oggi, però, i quattro fratelli Festari si sono recati a casa Vasari ed hanno chiesto di vedere le preziose carte cinquecentesche, così da potersi rendere conto dello stato di conservazione delle stesse. Il custode, però, ha loro spiegato che non poteva farli accedere all’archivio per ordine della Soprintendenza. I conti Festari hanno insistito e, sotto gli occhi increduli dei visitatori, sono stati chiamati i carabinieri. A questo punto hanno deciso di incatenarsi, in segno di protesta, davanti alla casa natale di Vasari.

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