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Si scrive contemporaneo, si legge Pecci Cultura

La manifestazione AMACI, quest’anno si svolgerà sabato 6 ottobre coinvolgendo oltre 1000 realtà delle arti contemporanee in Italia. Un crescente successo, che nel 2011 si è consolidato confermando la partecipazione di un migliaio di aderenti e incrementando il numero dei visitatori a oltre 240.000 su tutto il territorio nazionale. Un pubblico sempre più vasto e curioso, quello del contemporaneo, che ancora potrà cogliere l’occasione di conoscere meglio musei, fondazioni e gallerie, visitare atelier d’artista, prendere parte a dibattiti, visite guidate e laboratori, entrando attivamente in contatto con l’arte del presente. In Toscana il suggerimento è cominciare dal Centro Pecci di Prato dove si sono appena inaugurate due mostre interessanti per motivi diversi. UFO story presenta la storia del gruppo d’avanguardia “radicale” (fondato a Firenze da Carlo Bachi, Lapo Binazzi, Patrizia Cammeeo, Riccardo Foresi, Sandro Gioli e Titti Maschietto ), iniziata nel 1967, tra architettura, arte, design, azione e comunicazione. Una selezione dei tanti oggetti, curiosi e provocatori, e i progetti raccolti nell’Archivio di Lapo Binazzi – una delle anime più attive del movimento radicale fiorentino – sono esposti a terreno nel lounge del museo, che ne custodisce una parte in comodato. Per orientarsi meglio e capire la complessità di quell’epoca, conviene consultare il libro uscito per l’occasione, il quale racconta la storia di quella originalissima e stimolante ricerca dall’architettura radicale al design globale, che soltanto in anni recenti ha ottenuto il giusto riconoscimento. Stefano Pezzato la introduce così: “Il contesto della storia è quello della ribellione alla regola architettonica e all’ortodossia razionalista, della liberazione di una nuova coscienza immaginativa e comunicativa, delle sperimentazioni disciplinari e linguistiche, delle posizioni utopiche e antiaccademiche condivise dagli UFO  con altri gruppi e architetti come Archizoom e Superstudio, Gianmni Pettena, 9999…tra le aule di Leonardo Ricci, Leonardo Savioli, Umberto Eco e Klaus König…”. Devono venire a frotte al Pecci gli studenti di architettura e di storia dell’arte, ma anche quelli che vogliono capire cosa è e come si deve fare comunicazione oggi. Si imbatteranno in elementi gonfiabili come la Casa ANAS, struttura simile ai fantastici Urboeffimeri che invasero il centro storico di Firenze nell’ormai smitizzato 1968; nelle enormi fette di groviera di gomma piuma assemblabili, nelle provocatorie colonne classiche con capitelli a cappella di fungo. Ci sono da guardare con attenzione le foto d’interni delle innovative discoteche (nella foto) e dei negozi alla moda e ammirare le sempre attuali e geniali lampade di Binazzi, a forma di dollaro in più versioni la più famosa. La sezione maggiormente informativa di quale fosse la temperie politica denunciata dalle azioni degli Ufo, raccoglie immagini, disegni e scritti dei protagonisti che datano dagli esordi fino alle nuove frontiere del design, e includono anche le performance tra il 1976 e il 1978, che Binazzi portava nelle gallerie di punta di quegli anni: la gloriosa Schema di Alberto Moretti e Raul Dominguez e Zona (entrambe ancora attive, la prima a Carmignano, la seconda – ribattezzata Base – in San Niccolò), co-fondata da Paolo Masi, dal grande Mario Mariotti, e i fratelli Nannucci. A conforto di chi ha amato e seguito quel movimento, tutt’altro che goliardico, Lapo Binazzi dal 1997 continua a progettare La ricostruzione radicale dell’universo, e non solo in un libro (www.italian.it/lapobinazzi/) ma di certo nella sua dinamica testa, coperta dall’inseparabile cappello. In occasione della mostra "UFO STORY: dall’architettura radicale al design globale" e dell’ottava giornata nazionale del contemporaneo promossa da AMACI – Associazione dei musei d’arte contemporanea italiani, sabato 6 ottobre alle ore 17 il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci organizza un incontro/evento con gli UFO: con la partecipazione straordinaria dei fondatori e animatori del gruppo, Lapo Binazzi, Patrizia Cammeo e Vittorio Maschietto, alla presenza del curatore Stefano Pezzato e del direttore artistico del museo Marco Bazzini. Fino al 3 febbraio 2013.
Altra mostra ed altra storia nelle sale espositive: la personale – la prima in un museo – del pittore cinquantenne Massimo Barzagli, intitolata Grandezza naturale, concentrata sugli ultimi dieci anni, che raccoglie le ben note impronte floreali di colore su vetro,  ma anche le volanti figure umane e le sagome di animali, fino alle immagini  recenti impresse fotograficamente sulla carta, quelle tratte dai video e infine le sculture in bronzo, calchi arrovesciati che appaiono come bassorilievi, e le ultime installazioni. La caratteristica del suo lavoro alle origini era lasciare tracce colorate per contatto diretto su superfici di vario materiale, una maniera per sottolineare con ironia il rapporto con la pittura e la sua storia nel tempo. Evolvendosi, o per meglio dire, tecnologizzandosi, il lavoro di Barzagli non ha perso di freschezza e di impatto, si è, appunto, meccanizzato: al confronto con le opere realizzate fotograficamente, quelle gestuali e manuali su schegge di vetro, i grandi fondi plumbei con impronte di uccelli neri, o le impressioni di prato e di acacia, restano una espressione artistica assai più coinvolgente e convincente. Al Pecci, i visitatori sono invitati a provare questa tecnica affascinante e seguirne il processo, con tralci fioriti, vernici e candide tele.
Fino al 2 dicembre 2012

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