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Si vota in Germania: Scholz o Laschet, lotta a due per la poltrona di Angela Politica

Berlino – Mai la Cancelliera aveva partecipato a questa campagna elettorale, neanche una serata in provincia per attirare voti. Solo all’ultimo momento, qualche giorno fa, Angela Merkel è corsa in soccorso della sua CDU. Era per sostenere il candidato alla cancelleria, il suo successore alla guida del partito, Armin Laschet. Ma tutto lascia capire che  l’intervento della Merkel è arrivato troppo tardi. Anche negli ultimi sondaggi prima delle elezioni politiche in Germania, domenica 26 settembre, i socialdemocratici sono al primo posto.

Stanno finendo 16 anni di governo della prima donna capo di governo in Germania. Tranne una legislatura con un’alleanza CDU-liberali nel 2009, è sempre stata alla guida di una „große Koalition“, una coalizione fra CDU e i socialdemocratici della SPD. Se non si forma un nuovo governo subito dopo le elezioni  – eventualità poco probabile – il governo Merkel resta in carica. Se arriva fino a dicembre, la Cancelliera avrà superato il primato del suo predecessore Helmut Kohl.

I tedeschi sono stanchi della grande coalizione. Mentre all’estero, soprattutto in Italia, „la Merkel“ è stata per anni il simbolo di una Germania economicamente e politicamente forte, quando tutti la lodavano (e la invidiavano) per il suo stile pacato e pragmatico, in patria le critiche aumentavano di anno in anno. Solo la pandemia – gestita molto bene dalla Cancelliera – le ha dato un po‘ di tregua.

Buche nelle strade, buche nella copertura della rete telefonica, ritardi nella digitalizzazione, minacce per le pmi tedesche leader mondiali dal mercato cinese: la Germania, il paese superindustrializzato, membro dei G7, non è più percepito come un paese moderno e innovativo.

Ma il tema più caldo del momento è il clima. Perché uscire solo nel 2038 dallo sfruttamento del carbone, dal fossile, perché il nuovo pipeline di gas dalla Russia? Per i Verdi tedeschi era un momento magico per aumentare il consenso.

Annalena Baerbock, la candidata 40enne alla Cancelleria, prometteva una grande vittoria. Ma errori, come un plagio contenuto nel  suo libro e questioni fiscali, ne hanno frenato la corsa. I Verdi possono comunque contare su circa il 15 per cento dei voti. E anche se la Baerbock non diventerà cancelliera, i Verdi comunque entreranno nel nuovo governo. La transizione ecologica è un tema di grandissima importanza per i tedeschi.

La sorpresa della campagna elettorale sono stati i socialdemocratici, da anni intorno ai 20 per cento.  Come junior partner della coalizione di governo avevano poca visibilità. Ma il loro candidato, il ministro delle finanze Olaf Scholz (foto), ha fatto crescere i consensi di settimana in settimana. Ora, secondo i sondaggi, sono al 25 per cento.

Per questo la CDU teme di finire in opposizione, dopo 16 anni. Il candidato Armin Laschet, ministropresidente del Nordreno-Westfalia non ha funzionato. E‘ bravo, simpatico, ma senza carisma e per lunghe settimane non ha beneficiato del sostegno della Cancelliera. E‘ un paradosso che la dice lunga sui  tedeschi: Scholz, non Laschet, aumentava nei consensi perché si presentava come successore della Merkel, preparato, pacato, garante di stabilità e continuità.

Non ci saranno più coalizioni a due in Germania. Ci vorranno molto tempo e molte trattative dopo le elezioni per trovare una nuova maggioranza. E questo gioca in favore dei liberali che, come già in passato, possono essere l’ago della bilancia con il loro 11 per cento attribuito dai sondaggi. Christian Lindner, il segretario della FDP, preferisce di gran lunga di andare al governo con la CDU ed è sostenuto da gran parte del mondo industriale tedesco, ma è molto cauto e non si sbilancia pubblicamente. Potrebbe optare alla fine per un governo con la SPD.

La notizia buona di questa campagna elettorale è che la Alternative für Deutschland, la AfD  di estrema destra, perde consenso. Dovrebbero avere intorno ai 10 per cento, poco meno dei liberali. Ma si stanno auto distruggendo a causa del comportamento dei  leader e sono lontani dal 12,6 per cento che li portò per la prima volta al Bundestag nel 2017. Il partito Die Linke infine, la sinistra, viene stimato intorno al6 per cento e potrebbe essere anche un ago della bilancia.

Giamaica, Semaforo, Germania, questo i nomi delle tre coalizioni più probabili, definiti attraverso i colori dei partiti: Giamaica, sono CDU, Verdi e liberali; semaforo, SPD, liberali e verdi; Germania, CDU, SPD e liberali, cioè una nuova grande coalizione più FDP – il risultato che i tedeschi gradiscono di meno. Una quarta possibilità sarebbe una coalizione rosso-rosso-verde: SPD, Linke e Verdi.

I piccoli partiti verdi e liberali sono presenti nelle coalizioni più probabili.  Domenica sera già si capirà in che direzione va il Paese. Se la CDU non recupera e nascerà una coalizione semaforo con la CDU che va in opposizione, il giorno dopo sarà l’inizio della fine  della carriera politica del candidato Laschet e si farà avanti Markus Söder, segretario della CSU di Baviera. Una maggioranza dei tedeschi avrebbe preferito lui al posto di Laschet come candidato alla cancelleria.

Il nuovo governo dovrà affrontare le riforme necessarie. La Merkel ha gestito molto bene le tante crisi, ma non ha avuto una visione su dove portare la Germania, dicono quasi tutti gli analisti politici. L’Europa aspetta per capire con che voce parlerà il grande partner. Il primo scoglio sarà la posizione sul patto di stabilità che è stato sospeso durante la pandemia. Tutti aspettano di vedere se l’era dei falchi sta finendo.

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