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Siccità e incendi. Il Corpo forestale teme si superino gli 8000 roghi Ambiente

Se è presto per fare bilanci stagionali e previsioni annuali, poiché per conoscere il numero di incendi ''veri'' bisognerà aspettare il 2013, non vi è dubbio che il 2012 è uno degli anni peggiori per i boschi e gli ecosistemi del nostro Paese.  La siccità estrema e la conseguente aridità dei suoli ha innalzato notevolmente l'infiammabilità della vegetazione che è sottoposta a continuo stress idrico. Le regioni più colpite e ancora più a rischio sono Sardegna, Campania, Calabria, Puglia, ma anche Toscana e Lazio.
Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna sono state le regioni più devastata dalle fiamme nel 2011. Quest'anno a fine luglio le segnalazioni d'incendio hanno raggiunto quota 5000. Il Corpo forestale dello Stato ipotizza quindi che entro la fine dell'anno, con due mesi particolarmente a rischio per gli incendi, come agosto e settembre,  possa essere superata la cifra degli 8000 incendi dell'anno scorso. Soprattutto se, come nel 2011, ci sarà una ''coda'' di incendi significativi anche a settembre e ottobre.
Anche nel 2003 e nel 2007, anni caratterizzati da ondate di calore, gli incendi in Italia hanno avuto una brusca impennata.
Quindi tutte le speranze sono da riporre, oltre che negli interventi di spegnimento degli incendi che, come noto, sono in massima parte  dolosi, in un cambiamento climatico con l'arrivo di abbondanti precipitazioni capaci di diminuire drasticamente il rischio di incendio. Infatti negli anni con piovosità normale, l'infausta stagione degli incendi si chiude in generale a metà settembre.

''Osservando la serie storica dal 1970 al 2011 – ha spiegato Marco Pezzotta vice questore aggiunto del Corpo forestale dello Stato – rispetto ad una media del periodo di poco più di 9000 eventi, il 2011 con i suoi oltre 8000 incendi costituisce un'impennata rispetto agli anni precedenti per una questione climatica, ma in realtà rientra nella media''.
''Qualcuno trova ci sia anche una ricorrenza – ha affermato Pezzotta – dei picchi ogni quattro/cinque anni, considerando che andando indietro ci sono ad esempio anche 1997 e 1992, ma poi all'atto pratico conta l'aspetto climatico: se un anno è siccitoso ci sono gli incendi, se un anno è ''bagnato'' non lo è''.
 

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