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Sicurezza antifulmini: arrivano i funamboli di Palazzo Vecchio STAMP - Azienda

Firenze – Palazzo Vecchio mette la maglia per proteggersi dai fulmini. A realizzare un gigantesco parafulmine provvederanno operatori che dal 16 settembre si lanceranno dalla Torre d’Arnolfo e dalle merlature appesi a lunghe funi di sicurezza. Sarà uno spettacolo che sorprenderà turisti e fiorentini che passeranno in quei giorni da piazza della Signoria.

L’azienda incaricata di realizzare la maglia di rame che funzionerà da gabbia di Faraday per evitare che i fulmini danneggino il prezioso monumento e possano anche colpire il personale dell’amministrazione comunale e tutti coloro che girano per le antiche sale è la SAEET Impianti, con il responsabile Commerciale Luca Focardi.

Qual è la necessità di fare indossare a Palazzo Vecchio una vera e propria maglia antifulmini di rame?
In buona sostanza, è ciò che dispone la normativa vigente. Il legislatore chiede di abbassare il più possibile il rischio per cose, persone e patrimoni artistici. Il problema sono ovviamente i danni, di varia tipologia: si va da tensioni da contatto o di passo per le persone, a incendio, esplosione, distruzione meccanica, e via di questo passo. Effetti? Dalla perdita di vite umane, a quelle di servizio pubblico, di patrimonio culturale insostituibile, di soldi. Palazzo Vecchio, secondo la normativa, collega tre tipologie di rischio con tre di perdita: vale a dire, la tipologia “rischio 1” con perdita di vite umane; quello di tipo 2 con perdita di servizi pubblici essenziali; quello di tipo 3, che riguarda la perdita di patrimonio culturale insostituibile.

Dunque, Palazzo della Signoria vero e proprio “esempio” di bene pubblico da preservare dal rischio di fulminazione: ma come avete risolto il problema dell’installazione?
E’ questo il fulcro della novità. Infatti, la questione che si era posta era quella di procedere con velocità, di non interrompere le normali attività pubbliche e i servizi ai cittadini e nello stesso tempo di “installare” un efficace “rimedio” contro il rischio fulmini. Per questo la nostra proposta fu quella di lavorare “con operatori in fune” vale a dire attraverso un’opera di preventiva installazione dei necessari ancoraggi utilizzando operatori altamente specializzati “sospesi” per mezzo di funi e attrezzature capaci di coadiuvare il lavoro in sospensione. L’utilità di questa scelta è evidente quando si pensi che evita il transito e lo stazionamento di mezzi molto pesanti sulla Piazza della Signoria, che avrebbero potuto anche danneggiare la pavimentazione oltre ad impedire il normale flusso turistico. Inoltre alcune porzioni dei chiostri interni all’edificio sarebbero stati di difficile accesso per mezzi pesanti. Un’operazione simile realizzata per la manutenzione del Big Ben di Londra, oltre a raggiungere lo scopo, rese visibile al grande pubblico punti di vista e scorci mai goduti prima. Quello che succederà anche con Palazzo Vecchio.

Ma lo scudo di rame quanto durerà in termini di tempo? E non ci saranno problemi di impatto visivo?
Partiamo dall’ultima domanda che poi si ricollega alla prima. L’impatto sarà minimo, o addirittura nullo: infatti, la rete di rame che protegge il Palazzo, ossidandosi, diventerà in pratica indistinguibile dalle pietre. L’ossidazione del rame provoca anche un altro fenomeno, che è quello di creare una sorta di “guaina” naturale che preserva l’anima in rame. Dunque, anche la manutenzione successiva, che pure serve, si limita a semplici controlli tra l’altro non certo ravvicinati. Insomma, non è facile parlare di eternità, ma in questo caso è un concetto cui ci si avvicina.

In poche parole, cosa verrà montato sul Palazzo simbolo di Firenze?
Si tratta di una vera e propria “armatura” di maglia di rame, che copre tutte le sommità a partire dalla Torre di Arnolfo, si distende lungo le quattro facciate in calate verticali, si interconnette con un anello terminale che raggiunge un sistema di dispersori realizzato a livello del suolo. Il sistema di protezione è completato da “connessioni equipotenziali”, che servono nei casi in cui non risulta rispettata la distanza di sicurezza tra elementi percorsi dalla corrente di fulmine (captatori, calate, anelli intermedi) ed elementi metallici dell’edificio. Infine è prevista l’integrazione dell’impianto di protezione con dispositivi SPD (scaricatori di tensione) sulle linee entranti nell’ edificio e sulle linee di arrivo ai quadri elettrici.

 

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