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Sicurezza sul lavoro, sulle verifiche il privato conviene più delle Asl Notizie dalla toscana

Tra superticket regionali e aumenti sulle visite specialistiche d’origine ministeriale, forse quello era passato un po’ sotto silenzio. Fatto sta che, il 4 agosto scorso, tra tanti balzelli la Regione Toscana ne ha deliberato anche uno (+20%) sulle tariffe per le prestazioni che le Asl, tramite i dipartimenti della prevenzione, erogano alle aziende private per le verifiche periodiche di apparecchi e impianti per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Si è trattato di un aumento sostanziale.  Un esempio? Provando a fare una proiezione della variazione di tariffa per la verifica di un impianto elettrico da 3 kilowatt di potenza, si scopre che l’azienda che fino all’agosto scorso pagava 120 euro più il 20% di Iva (più l’adeguamento Istat), dall’agosto 2011 spende 151,01 più il 21% di Iva. Morale: oggi come oggi, spesso per le aziende risulta più conveniente rivolgersi ai privati piuttosto che alle Asl.

E quindi oggi, a un semestre abbondante dall’entrata in vigore del ritocco, il Vicepresidente della Commissione sanità Stefano Mugnai (Pdl) vuol sapere come è andata e, per ottenere informazioni, si rivolge all’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia con un’interrogazione per la quale chiede risposta in forma scritta. Ci sono stati maggiori introiti, per le casse regionali? E quanti? Non solo: sull’utilizzo degli incassi provenienti da questa attività, le Asl hanno discrezionalità decisionale. Per questo Mugnai vuoi sapere anche, Asl per Asl, come quelle risorse siano state impiegate.

Prima, però, nel suo documento Mugnai ricostruisce una cornice normativa che, dal 2008 al 2011, segue vari passaggi di adeguamento tariffario per l’attività di prevenzione. Fino, appunto, alla delibera regionale del 4 agosto scorso: «Con le nuove tariffe calcolate sui Kw di potenza e con la nuova Iva al 21% – osserva Mugnai nella sua interrogazione – le aziende pagherebbero fatture esose, anche considerato la durata della visita del tecnico per l’effettuazione della prestazione. Molte aziende si stanno rivolgendo sempre più ad enti privati che applicano tariffe più convenienti, il che comporterebbe un calo di entrate per la Regione e relativo calo di carico di lavoro per gli uffici». Inoltre, scrive ancora Mugnai: «Risulterebbero diversi isoluti di pagamenti di fatture, e ciò comporterebbe anche ulteriore tempo per recuperare le somme dovute». Per altro, «anche le sanzioni amministrative comminate alle aziende a seguito delle ispezioni negli ambienti di lavoro rappresentano ulteriori entrate per le casse regionali». Poi, c’è il passaggio successivo: «Le somme – ricorda l’esponente del Pdl – sono gestite in maniera molto diversificata da Asl ad Asl».

Per fare il punto, Mugnai formula una serie di quesiti chiedendo di conoscere: «gli introiti avuti in seguito alla delibera regionale dell’agosto 2011 suddivisi per Asl e per mese», «un confronto con gli incassi precedenti», «l’ammontare delle somme fatturate dai dipartimenti di prevenzione da recuperare da agosto 2011 al momento della risposta» nonché, nello stesso arco temporale, «l’ammontare delle somme delle sanzioni amministrative», e – infine – «l’utilizzo fatto di queste somme dalle varie Asl toscane fra assunzioni, fondi speciali, incentivi, etc…»

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