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Simposio franco-italiano: Blasi e il restauro di Notre Dame Cultura

Firenze – Victor Hugo avrebbe sorriso compiaciuto oggi nei locali della biblioteca dell’Istituto francese di Firenze. E’ stato lui il vero protagonista dell’incontro che ha visto riuniti esperti di restauro a confronto in uno degli eventi organizzati nell’ambito del festival del cinema francese France Odeon, inaugurato ieri al cinema La compagnia.

Una grande intuizione dello scrittore francese è alla base delle teorie del restauro in Francia: “Due cose sono in un palazzo, l’uso e la bellezza: il primo appartiene al proprietario, la seconda a tutti”. Ma soprattutto Hugo è stato il più grande sponsor della cattedrale gotica di Notre Dame de Paris, artefice indiscusso del suo mito che la fa amare in tutto il mondo.

Notre Dame ora è ferita. Il 15 aprile scorso è stata gravemente danneggiata da un incendio che ha portato al collasso del tetto e alla distruzione della flèche, la guglia. Stamani ad aprire il dibattito sul “Restauro DNA italo-francese: dall’arte al cinema” è intervenuto Carlo Blasi l’architetto fiorentino chiamato dal governo francese a coordinare coloro che devono riportare uno dei più importanti tempi cattolici al suo originale splendore.

Blasi ha lavorato al restauro della cupola del Panteon di Parigi e a una grande quantità di chiese e cattedrali colpite da un disastro frequente nella penisola, il terremoto. Ultimamente è stato impegnato nella ricostruzione del tetto e della volta del duomo di Mirandola, crollati durante il terremoto del 2012. Il restauro è stato realizzato creando volte leggere appese al tetto.

In questo modo il monumento torna a mostrarsi “com’era” ai fedeli, ma l’intervento diventa “leggibile”: “Non si può far finta che non via stato alcun terremoto”, ha detto Stefano Casciu, direttore del Polo museale della Toscana, che di quel monumento ha restaurato il crocefisso ligneo.

La questione che si dibatte fra studiosi e operatori italiani e transalpini è appunto quella che Blasi ha riassunto citando due grandi figure della storia dell’arte e dell’architettura: John Ruskin, per il quale gli edifici devono restare così come il tempo ce li ha lasciati e non devono essere toccati e Eugène Viollet-le-Duc, restauratore di Notre Dame che teorizzava la possibilità di intervenire con vere e proprie ricostruzioni anche se non si ha la certezza che siano conformi all’originale. Viollet, ha detto la direttrice dell’Istituto francese Manon Hansemann aprendo il simposio, “ha ridato ricchezza e luce al monumento, danneggiato fortemente dall’iconoclastia dei rivoluzionari francesi”.

Sulla cattedrale di Parigi il dibattito è aperto. In particolare si devono dare risposte a domande: come ricostruire la flèche? Con quali materiali e con quali tecniche di carpenteria rifare la Charpente?

L’intervento è molto complesso e difficile, ha spiegato l’architetto. “Adesso non ci si preoccupa della ricostruzione, perché ci sono grandi problemi di messa in sicurezza dell’edificio”. Le fiamme hanno fuso i ponteggi in ferro che erano stati montati per eseguire gli interventi di manutenzione che, con ogni probabilità, sono stati all’origine dell’incendio.

Per rimuoverli occorre prima rinforzare tutti gli elementi architettonici che garantiscono l’equilibrio statico dell’edificio, come gli archi rampanti. Quindi in questo momento non si può fare “alcuna valutazione scientifica né fare calcoli sulla stabilità”.

Per ragioni di sicurezza non si può camminare né al di sopra, né al di sotto delle volte. Né asportare i materiali che dovranno essere sollevati dalle gru. Le pietre con cui ricostruire le volte “scoppiano”. Ci vorranno almeno sei mesi perché siano risolti i problemi di sicurezza

C’è dunque tempo per discutere sul che fare: “Il tetto va ricostruito com’era, questo è obbligatorio – ha detto l’architetto fiorentino – Per quanto riguarda la Charpent, detta la foresta di Notre Dame, cioè la struttura del sottotetto, il legno resta il materiale migliore e più leggero. La questione riguarda la tecnologia da utilizzare”. Infine la guglia di Viollet-le-duc: “E’ un’opera d’arte, dunque bisogna decidere se riprodurla o rifarla”. L’importante è affrontare questi problemi in modo non superficiale.

Foto: Carlo Blasi

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