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Sindacati davanti a Mps nel giorno della nomina di Viola Cronaca

Dopo oltre 15 anni (era il 1996) tornano in piazza Rocca Salimbeni, i sindacati del Monte dei Paschi di Siena. Con slogan e fischietti giusto sotto alle finestre dietro le quali si sta consumando il passaggio di consegne fra il vecchio dg Antonio Vigni e quello nuovo, Fabrizio Viola, che nei prossimi mesi (prima volta per Mps) assumerà l’incarico di amministratore delegato. Tanto per dare un  significativo “benvenuto” al nuovo dg, “ricordato” dai tanti striscioni e manifesti dei partecipanti al presidio, che per sottolineare un altro significativo messaggio all’attuale dirigenza dell’istituto bancario.Quale? La netta contrarietà all’ipotesi che la Fondazione perda il controllo del Monte e dunque venga meno quella che Marco Radi (Fiba-Cisl) definisce “l’indipendenza strategica della Banca”. Sul piatto, anche la ricapitalizzazione richiesta alla banca senese dall’Eba, l’autorità bancaria europea che ha messo sotto questo macigno molte altre banche europee e italiane, mossa difesa, tra l’altro con indefessa convinzione nel corso dell’audizione di ieri davanti alla Camera dei Deputati, dal presidente dell’authority europea Andrea Enria, che ha sollevato anche la secca reazione dell’Abi (associazione banche italiane). Infatti non sfugge ai sindacati che il nuovo aumento di capitale potrebbe essere foriero di soluzioni dalle ricadute incerte, come ad esempio la necessità di un accorpamento per sostenere la ricapitalizzazione che la Fondazione potrebbe non riuscire a sottoscrivere senza scendere sotto la fatidica soglia del 33%, vale a dire la soglia che le permette il controllo. Attualmente, la quota della Fondazione nel capitale della Banca è del 48,2%, pari a 50,02% del diritto al voto.

E’ Antonio Damiani, segretario della Fisac-Cgil, a ricordare che i sindacati hanno chiesto che le responsabilità dell’attuale situazione (Bmps negli ultimi 12 mesi ha perso in borsa oltre il 75% con grossa difficoltà per la Fondazione, anche se pare che oggi 12 gennaio, grazie all’asta favorevole dei titoli pubblici italiani che ha spinto in su piazza Affari, il guadagno per la banca senese sia a due cifre) sia condivisa dall’intera dirigenza, chiedendo le dimissioni del presidente della Banca Giuseppe Mussari e di quello della Fondazione Gabriello Mancini. La responsabilità, dicono i sindacati, non è tutta e solo di Antonio Vigni.

Del resto, per quanto riguarda il nuovo direttore generale, la sua prima mossa, quella di annunciare alla stampa un nuovo piano industriale senza il confronto preventivo con i lavoratori del gruppo è un boccone che i sindacati non intendono ingoiare. . "Siamo in piazza – spiega Damiani – perchè non accettiamo di farci tagliare fuori dalle decisioni strategiche che riguardano la nostra azienda. L'avere annunciato a giornali la stesura di un nuovo piano industriale senza porsi il problema del confronto con i lavoratori e con i sindacati vuol dire ribaltare il metodo del confronto e della condivisione fin qui seguito". "Vogliamo far capire – puntualizza Radi – che chi lavora nel gruppo Montepaschi deve avere voce in capitolo sulle scelte strategiche e sul piano industriale. Diciamo invece no a scelte di precarizzazione, a propositi di esuberi di personale. In ogni caso chi ha responsabilità in questa situazione se le assuma fino in fondo". Ed ecco che spunta uno dei più forti e fondati temi della protesta: il problema degli esuberi, da “curarsi”, secondo i timori che si agitano fra i lavoratori, col famigerato taglio di teste, o meglio, di posti di lavoro. Concetti ribaditi dall’intervento di Florindo Pucci, esponente del sindacato autonomo Fabi: “Non siamo convinti della decisione di cambiare il direttore generale, perchè Vigni non ci sembrava l'unico responsabile della situazione che si è creata in questa banca. Il nostro timore più forte è che un direttore generale non di provenienza montepaschina potrebbe avere una cultura diversa nella gestione di quella seguita finora riguardo i rapporti con sindacati".

Dall’altro lato, il compito che spetta al nuovo dg e primo ad della storia della banca senese Fabrizio Viola è piuttosto complicato. Il banchiere proveniente dalla Popolare dell’Emilia Romagna deve affrontare di corsa il nodo rappresentato dal piano industriale di rilancio della banca senese. A margine, è necessario ricordare che il calo subito in borsa ha costretto la Fondazione Mps a negoziare con le banche una moratoria sul debito, che tuttavia consente ossigeno solo fino a giugno.
In primo luogo, prima ancora di affrontare il rilancio e con la Fondazione “azzoppata”, il nuovo dg dovrà vedersela con il deficit patrimoniale che l’Eba, pur contestata fortemente dall’Abi, ha misurato in 3,3 miliardi.  Il 20 gennaio Viola dovrà recarsi in via Nazionale per illustrare a Bankitalia le misure che intende mettere in campo per trovare quei 3,3 miliardi necessari per adeguarsi ai parametri europei. Secondo notizie di stampa, sarebbe esclula via della ricapitalizzazione sul mercato, strada indicata dall’Eba. E allora? Forse, come scritto oggi da giornali di settore, la via è quella di un nuovo ricorso (come nel 2009) ai famosi Tremonti-bond. Nel 2009 Mps emise obbligazioni per 1,9milioni di euro sottoscritte interamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Una mossa che consentirebbe ai vertici di Mps di guadagnare tempo prezioso per studiare nuove possibilità.
 

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