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Siria: la distruzione di Aleppo, l’abbandono dei bambini Cronaca

Firenze – Con un filmato introduttivo, “Sons”, di Benedetto Ferrara e Antonio Chiavacci, sulle distruzioni di Aleppo e sulla attuale condizione della popolazione sopravvissuta, si è tenuto allo Stensen un incontro sulla guerra in Siria e in particolare sulle distruzioni di Aleppo, una delle città più belle di tutto il Medio Oriente.

L’incontro, condotto da Claudio Vanni, è stato organizzato dalla onlus “Il cuore si scioglie”, rappresentata da Irene Mangani, una onlus sorta nel 2010 nell’ambito delle iniziative di solidarietà legate all’Unicoop, ma poi collegata ad altre associazioni come la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione Giovanni Paolo II, e “Mano nella Mano” per la riabilitazione di bambini disabili per ferite di guerra.

Al convegno erano presenti, fra gli altri, Mons. Georges Abou Kazen, Vicario Apostolico dei Cristiani Latini di Aleppo; P.Firas Lufti, responsabile dei francescani; ed anche il rappresentante di del gran Muftì di Aleppo, Abdulrahim. Attraverso le testimonianze dirette dei partecipanti si sono evidenziate le più gravi problematiche degli abitanti ancora rimasti in città, fra le macerie: dalle difficoltà materiali legate all’abitare in edifici semi distrutti, alla mancanza di acqua, di cibo e di strutture sanitarie, all’assistenza di anziani e bambini.

Proprio per i bambini si hanno i disagi più gravi legati alla denutrizione, all’abbandono, alla mancanza di scuole regolari, ma anche a problemi connessi alle leggi e tradizioni del paese. Molti di loro sono nati in seguito a stupri, e perciò, secondo la legge siriana, non avendo una paternità legittima ,non possono essere iscritti all’anagrafe e quindi, in pratica, non esistono. Perciò, fra gli impegni principali di coloro che li assistono – chiese e volontari- è fare in modo che possano avere l’identità civile, con vari sistemi o stratagemmi. Dopo le narrazioni dei testimoni presenti, sono seguiti alcuni interventi del pubblico.

Qualcuno ha domandato alle personalità siriane presenti se intravedevano uno sbocco alla situazione politica e militare attuale. La risposta è stata netta: l’unico sbocco desiderabile è la pace, da qualsiasi parte possa venire, perché la popolazione è stremata e nella disperazione le ideologie non contano.

 

 

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