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Banche, Pinna: “Rimborsi fermi, la nuova tempesta è l’Euribor” Economia

Firenze – Una lunga chiacchierata con Efisio Pinna, consulente finanziario indipendente che da trent’anni segue professionalmente il mondo della finanza, mette in chiaro alcuni giri di boa che ultimamente hanno occupato (e preoccupato) gli italiani. Fra tutti, il tema dei famosi rimborsi che dovrebbero essere corrisposti ai risparmiatori delle 4 banche “salvate” con decreto governativo e che, nonostante le promesse di celerità, sono ancora al di là da venire. Ovvero, dopo tante parole spese per rassicurare che i più indifesi sarebbero stati risarciti, sembra che ancora il governo sia in alto mare, sebbene il viceministro Zanetti si sgoli a ricordare che il termine segnalato dal governo per l’uscita del decreto tanto atteso è il 31 marzo. E che quindi siamo ancora nei tempi. Non solo. Infatti, mentre si sta ancora spettando i rimborsi, comincia a “gonfiare” una vicenda di sapore europeo che tuttavia a breve tracimerà in Italia, prendendo nuovamente di mira il sistema bancario, o meglio, il sistema di controllo a difesa degli utenti. Per la questione dell’Euribor, che, a seguito di una sentenza mal conosciuta, rischia di apportare altro caos nel già caotico mondo delle banche italiane.

Dottor Pinna, a che punto ci si trova con la questione dei rimborsi ai risparmiatori di Banca Etruria e delle altre tre banche oggetto del “salvabanche” governativo?

“Al momento, la sensazione è quella di essere a un punto morto. La prima domanda da porsi è: dove sono spariti tutti? A gennaio, i talk show erano pieni di rappresentanti del governo che parlavano di soldi, assicuravano rimborsi, sull’onda delle dichiarazioni dello stesso premier che tuonava “I risparmiatori vanno difesi”. E ora, ripeto, dove sono finiti tutti? Rimane solo il viceministro Zanetti, che continua a ripetere con una certa sorpresa che, sebbene per ora non se ne sappia niente, siamo ancora nei termini, vale a dire non è stata ancora superata la “soglia” fissata dallo stesso governo, il 31 marzo”.

Ma secondo lei, quali sono i motivi profondi di questa improvvisa “ desertificazione”?

“Il vero nodo da sciogliere è l’ipotesi che il decreto che permetterebbe di procedere ai rimborsi possa essere tacciato di incostituzionalità. Bisogna porre molta attenzione al testo del decreto. La domanda è: perché chi ha perso il capitale di rischio delle 4 banche (Banca Etruria, Carichieti, Banca Marche, Carife) dovrebbe essere risarcito e gli altri no? Vale a dire, cosa differenzia i risparmiatori di queste 4 banche da chi ha subito la stessa sorte ma con banche di riferimento diverse? …Se dovesse succedere ad altre banche, che conseguenze ci sarebbero? ”.

La questione non è di poco conto, tanto più che, come aggiunge Pinna, è sempre possibile che la commissione europea ritenga che sul punto l’Italia sta in realtà attuando un vero e proprio aiuto di stato. Ed è inutile opporre che altri lo hanno fatto mentre a noi è interdetto: il regime attuale è questo, è l’Italia lo ha senz’altro avallato con la propria partecipazione. E, come se non bastasse, all’orizzonte si sta profilando un’altra questione che rischia di mettere nuovamente alla prova la tenuta del sistema bancario italiano. Si tratta di una tempesta che si può riassumere in un nome innocente, “Euribor”.

Cos’è l’ Euribor, dottor Pinna?

“Si tratta di un indice, per esteso “Euro Interbank Offered Rate”. Rappresenta il tasso medio a cui avvengono le transazioni finanziarie in euro tra le grandi banche europee. Fra i pregi, quello della rilevazione, che si svolge in tutti i giorni lavorativi mantenendo il suo valore sempre perfettamente aggiornato. Di fatto, la totalità delle banche àncora all’ Euribor l’oscillazione dei mutui a tasso variabile che propongono”.

E dov’è il problema?

“Il problema emerge con la sentenza che la commissione europea emette nel 2013 e di cui ancora non c’è pubblicazione; anzi, l’impressione è che la stessa commissione stia ritardando i tempi: infatti, oggetto della sentenza è la manipolazione dei tassi Euribor. La conseguenza sarebbe una valanga di richieste di risarcimenti dei risparmiatori alle banche, con le ricadute che possiamo immaginare.

Tutta la vicenda ha una precisa data di inizio, vale a dire l’ottobre 2012 all’indomani dello scandalo che ha coinvolto, nel Regno Unito, la manipolazione del tasso Libor, vale a dire l’Euribor britannico. La commissione europea, viste le vicende britanniche, inizia così a prendere in esame l’Euribor, che viene fissato pressapoco con le stesse modalità ed è il riferimento per gli interessi da pagare su mutui e derivati.

Nel dicembre del 2013 arriva a una conclusione con la sentenza che induce Barclays, Deutsche Bank, Royal Bank of Scotland e Société Générale a pagare una maxi multa da 1,7 miliardi di euro per aver partecipato a “cartelli illegali” per la manipolazione del tasso Euribor”.

Tutto questo come si potrebbe riflettere sul nostro sistema bancario e sui nostri risparmi?

“Intanto, l’Euribor è un indice fondamentale all’interno del sistema finanziario europeo: alla sua determinazione partecipano una cinquantina di istituti di credito. Di fatto, è il tasso su cui si fissa il “prezzo” per tutti i maggiori strumenti finanziari europei, a partire dai mutui ai prestiti, ai derivati e via di questo passo. E’ chiaro che un’alterazione dell’indice “falsa” l’intero sistema degli strumenti finanziari. Dunque, ricapitolando: il tasso Euribor manipolato significa di fatto che chiunque abbia stipulato mutui e prestiti a tasso variabile (dunque, legato alle oscillazioni dell’indice europeo) ha pagato a tutte le banche interessi più alti di quanto dovuto. Questo riguarda tutti gli istituti di credito europei, agganciati a questo parametro ufficiale. Pensiamo a tutti coloro che potrebbero chiedere il risarcimento: il Sole24ore parla, per la sola Italia e solo per il periodo 2005-2008, che sarebbe quello in cui sarebbe avvenuta l’alterazione, di almeno 30miliardi di tassi di interesse legati all’Euribor su 230 miliardi di mutui a tasso variabile stipulati dalle famiglie italiane verso le banche”.

Ma i risarcimenti sono esigibili?

“Non per ora, dal momento che il testo della sentenza europea del 2013, come già sottolineato, è a tutt’oggi secretata. Su richiesta di un avvocato italiano, nel 2014, la commissione rispose che il testo non era ancora pronto nella sua versione pubblica. A distanza di due anni, ancora niente. Il problema è: se da un lato le richieste di risarcimento, sia in Italia che in Europa, partissero, il sistema bancario sarebbe in grado di reggere il nuovo colpo? Ma anche: fra i due interessi, risparmiatori e banche, chi sceglierà la politica?…”.

Ma non è tutto qui. Infatti, sia il concetto della manipolazione che il crollo dei tassi, sia la grande massa di derivati, sono argomenti che necessitano di un’ulteriore analisi. Insomma … alla prossima puntata.

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