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Social housing, Grandi (Sunia): “Abbassare la soglia d’accesso per evitare il vuoto” Breaking news, Cronaca

Firenze – Alloggi in social housing in via dell’Osteria, a quindici giorni dall’apertura del bando, i risultati non sono incoraggianti. Infatti, come spiega Laura Grandi, segretaria del Sunia regionale, le domande per entrare negli alloggi sono poche. Fra i motivi, a parte quello di una comunicazione che forse non riesce ad entrare in contatto con le fasce che potrebbero essere interessate, anche il limite di accesso Isee, vale a dire 16mila cinquecento euro.

“Vediamo ciò che succederà nei prossimi quindici giorni. Si tratta di una buona opportunità, almeno a mio avviso – dice la segretaria del Sunia – si tratta di alloggi nuovi, con affitti concordati con i sindacati degli inquilini, che prevedono un costo di 6 euro e 70 al metro quadro. Ciò che abbiamo visto, presso le nostre sedi, è che le domande che sono state fatte con i parametri richiesti sono 3-4, mentre abbiamo una lista parallela di circa 50 possibili utenti”. Il fatto che ci siano due liste, una nei parametri l’altra parallela, è dovuto al requisito dell’Isee: le persone in lista “parallela” hanno infatti un Isee più basso rispetto a quello richiesto.

“Abbiamo raccolto i dati di quelle persone che si trovano fra i seimila e i 16mila e cinquecento euro, vale a dire che si trovano sotto la fascia di accesso. La maggior parte di queste paga un affitto alto, con la conseguenza di far scendere l’Isee. L’Isee è un indicatore economico che registra ciò che entra ed esce dal reddito, ad esempio l’affitto o anche una rata di mutuo. Quindi può capitare che una persona con un reddito di 1500 euro al mese ma con 700 euro d’affitto, non rientri, calcolando l’Isee, nei requisiti per l’accesso all’alloggio in social housing, mentre sarebbe invece proprio il soggetto cui principalmente si rivolge l’operazione degli alloggi in affitto calmierato”. Come quelli di via dell’Osteria.

In soldoni, avere posto l’Isee a quel livello, scarta proprio le persone che potrebbero pagare l’affitto di 3-400 euro, che spesso ne paganouno più alto . Ovvero, i destinatari naturali del progetto. In effetti, le persone che si trovano in queste condizioni possono fare la domanda per l’alloggio popolare. Resta da chiedersi se, a parte il fatto che nella graduatoria si troverebbero molto in basso, corrisponda a un criterio di razionalità buttare nel calderone delle case popolari gente che potrebbe trovarsi a suo agio nel settore del social housing. “Ben venga la casa popolare – dice ancora Grandi – ma non può essere la soluzione per tutto. Ovvimante, se si costruissero tantissime case di edilizia pubblica, la situazione potrebbe essere diversa”. Anche se si cominciasse col recuperare gli alloggi vuoti, ma questa è un’altra partita.

Ma c’è un’altra considerazione da fare. “Ormai l’Isee delle famiglie sono basse – dice Grandi – quindi, o s’abbassa il limite di accesso alle case di edilizia pubblica, e anche quello del social housing, prospettiva che mi trova completamente d’accordo in quanto l’attuale sistema non rispecchia più una realtà in trasformazione come quella che stiamo vivendo, oppure, dal momento che ci sono molti nuclei famigliari dell’Erp che hanno superato il limite Isee e sono in decadenza, si potrebbe aprire la prospettiva di far deambulare dalla casa popolare i nuclei in decadenza verso le soluzioni ad affitti calmierati, lasciando liberi gli alloggi per chi ha una situazione economica più bassa”.

Di fatto, per ristabilire una fotografia aggiornata della realtà, la proposta è quella di abbassare i limiti reddituali per l’accesso sia all’edilizia popolare che per quella sociale. Forse anche qualcosa di più: “Per quanto mi riguarda, tornerei al reddito convenzionale, quello imponibile – dice Grandi – commisurato a ciò che guadagni. E’ quello che dà la fotografia del reale. Del resto, mi sembra anche giusto che le persone che vivono del proprio reddito possano permettersi il “lusso” di avere qualcosa da parte per qualsiasi emergenza, da quella sanitaria a un figlio cui serve il dentista, senza che questo le penalizzi nell’accesso all’alloggio. Come si fa a dire che, se hai 40mila euro da parte, allora sei in grado di pagarti un affitto a 800 euro al mese? Aiuta a vivere meglio sapere che se succede qualcosa hai un piccolo risparmio che evita la disperazione”. E l’Isee? “E’ giusto nell’edilizia pubblica, applicato alla decadenza – spiega Grandi – del resto è molto alto, si tratta di 36mila 500 euro. Devi fotografare la situazione”.

Una situazione che è ormai altra, rispetto a quella di pochi anni fa. “Basti pensare che ormai anche l’affitto tradizionale non va più di moda, è diventato un termine vintage  – spiega la segretaria del Sunia – quando si parla d’affitto, ormai, si parla di affitto turistico. Un’indagine del gruppo immobiliare Toscano ha riportato i dati dell’aumento della compravendita a Firenze finalizzato alla rendita. Un aumento che riguarda zone fino ad oggi non contemplate, come ad esempio la zona Panche. Una zona che flirta con la tramvia, un segnale che era già emerso e che avevamo sottolineato a partire almeno dall’anno scorso. Da alcuni agenti immobiliari provengono informazioni che ci dicono che sta diventando quasi preminente la richiesta, da parte turistica, di alloggi posti non nel centro, luogo di baldoria, ma nelle zone servite dalla tramvia. Insomma, pernottare ad esempio a Careggi, a un quarto d’ora dal centro, assicura divertimento e pace poi per il riposo, lontano dal centro storico”.

Dunque, case “requisite” dal turismo, impatto devastante col tessuto sociale. E quelle poche che rimangono per la residenza, avverte la segretaria del Sunia, sono quelle in condizioni peggiori, dove non si è investito per la ristrutturazione. Un esempio concreto? Casa di 45 metri quadri a Careggi, 450 euro al mese, alloggio in pessime condizioni. “La vera emergenza non sono più gli sfratti, ma la situazione degli affitti “normali”. Famiglie “disdettate” che non sanno dove ritrovare casa, pur potendo pagare un canone non banale, ma impossibile rispetto ai prezzi di mercato. Una situazione che si estende sempre più anche ai Comuni limitrofi”. E’ questa la fascia che dovrebbe e potrebbe essere destinataria di social housing. Ma l’affitto abbassa l’Isee. E si ricomincia da capo.

 

 

 

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