energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Società della Salute, il Casentino lancia l’ultimatum alla Regione Cronaca

L'altolà viene dal Casentino. Precisamente, dalla Società della Salute del Casentino. Certificato da una delibera della giunta, formata dai sindaci degli undici comuni casentinesi, presieduta dal  sindaco di Chiusi La Verna Umberto Betti (Pd), l'altolà suona netto e chiaro alla Regione Toscana: o la Regione definirà entro il 31 luglio 2012 la forma giuridico-istituzionale e gestionale della SdS e il conseguente assetto di rapporti fra gli enti soci, oppure "la Società della Salute del Casentino cesserà le sue funzioni".
L'ultimatum, lanciato in occasione del bilancio di previsione della Sds casentinese, è stato reso pubblico dal vicepresidente della commissione sanità Stefano Mugnai (Pdl),  che sottolinea come, stando alle ultime consultazioni effettuate dalla Commissione, «l’elenco delle perplessità e delle bocciature che pende sulle Sds tenda ormai all’infinito» e concludendo: «E’ ora che la Regione prenda coraggio e le chiuda definitivamente questi poltronifici».

Il malessere di cui sono testimoni i sindaci del Casentino, e che è diffuso in tutta la Toscana, prende le  mosse da una sentenza della Corte Costituzionale, la n.326 del novembre 2010, che stabilì che anche le Società della Salute, che hanno natura giuridica di consorzi, vadano riconfigurate. Compito che spettava alla giunta regionale che però non ha provveduto. Con quale effetto?
Di fatto, le Sds si trovano a operare in una situazione illegittima. Il che conduce la maggior parte dei dirigenti a minacciare di non firmare più gli atti, mentre dal Casentino arriva l'ultimatum più duro: o si provvederà entro il 31 luglio prossimo, o tutti a casa.

Una posizione che incontra la "comprensione" dell'esponente del Pdl che commenta: "Si tratta di una posizione comprensibile poiché questi organismi si trovano in un limbo anche giuridico che il prossimo Piano sociosanitario regionale promette purtroppo di mantenere. Limbo giuridico, per via della sentenza della Consulta di un anno e mezzo fa, e limbo anche organizzativo, per cui non si definisce da nessuna parte chi debba fare cosa, quali siano i compiti, i ruoli e gli obiettivi di ciascuno".

In effetti, una certa confusione di ruoli, organizzazione, posizioni e compiti questi organismi che si ripromettevano di essere un esempio di modernità e razionalizzazione per la sanità toscana, l'hanno sempre accusata.
A partire dai costi effettivi, a giungere ai ruoli organizzativi, fino ai compiti, un'interconnessione fra sociale e sanitario spesso oscuro, almeno per i non tecnici.

Ma cosa sono in effetti le SdS?
Intanto nascono come "esperimenti" per la gestione unitaria o, se vogliamo, incrociata, di due bisogni: quello sociale e quello sanitario, intesi come due gambe del medesimo obiettivo,  il benessere psico-fisico del cittadino. A livello giuridico, nascono come consorzi ma, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, attendono di doventare "altro". A livello gestionale, non sono mai stati fissati criteri precisi (a onor del vero, si tratta di compiti che in parte discendono anche dalla forma giuridica che assumeranno).
Ripercorrendo la cronistoria di questi organismi, si parte dal luglio 2004, quando nasce la prima Società della Salute, quella di Firenze. Primo atto: una delibera del 30 luglio che nomina il presidente e conferisce l'incarico di direttore del Consorzio. Settembre 2004: tocca alla SdS fiorentina Nord-Ovest. La sua prima delibera è del 10 settembre e nomina il presidente. Settembre 2004: nello stesso mese nasce la SdS fiorentina Sud-Est. La sua prima delibera è del 22 settembre ed ha per oggetto «Insediamento della Giunta consortile: accertamento della regolare costituzione e nomina del Presidente e dei componenti dell’Esecutivo». Dicembre 2004: la SdS della Valdera avvia la fase di sperimentazione. La sua prima delibera è del 1 del mese e nomina presidente, vicepresidente ed esecutivo. Dicembre 2004: è invece del giorno 23 l’istituzione ufficiale della SdS dell’Area Pratese, anch’essa attivata in via sperimentale come previsto dal Piano sanitario regionale. Tagliando corto, il dato dei giorni nostri è questo: sulle previste 34 totali, ne risultano attive 25.
Gli organi di cui sono dotate sono: assemblea dei soci, giunta esecutiva, presidente e direttore. Per quanto riguarda i costi, il direttore percepisce 100mila euro annui.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »