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Sollicciano, sovraffollamento 170,04%, igiene impossibile e degrado strutturale Breaking news, Cronaca

Firenze – Inferno carcere. La delegazione coordinata con il Partito Radicale e l’Osservatorio Carceri dell’Unione Camere Penali, che per l’iniziativa nazionale “Ferragosto in carcere” ha visitato Sollicciano il 15 agosto, torna con una relazione rabbrividente.

La delegazione, composta dagli attivisti di Progetto Firenze, Grazia Galli, Sandra Gesualdi (Fondazione Don Lorenzo Milani), Massimo Lensi, Emanuele Baciocchi e Luca Maggiora (Segretario della Camera Penale di Firenze),  dai consiglieri comunali Antonella Moro Bundu e Dmitrji Palagi (Sinistra Progetto Comune) e da Tommaso Grassi già consigliere comunale nel gruppo “Firenze riparte a Sinistra”, è stata accolta e accompagnata, nel corso della mattinata, dall’ispettore capo Gallucci e dal cappellano Don Vincenzo Russo; nel pomeriggio dall’ispettore capo Vento, dal comandante Mencaroni e dalla vice direttrice Margherita Michelini. La vice direttrice ha rggiunto il gruppo non appena conclusa la visita del sindaco di Firenze, Dario Nardella, visiya distinta e separata da quella organizzata dai Radicali e dall’Osservatorio. I visistatori hanno sottolineato la grande cortesia e la disponibilità a collaborare del personale di Polizia Penitenziaria.

Le sezioni visitate sono state le otto del reparto giudiziario maschile, la tredicesima sezione del reparto penale destinata ai “protetti”, il centro medico, le sezioni giudiziaria e penale del reparto femminile, il reparto transgender, il reparto di degenza, l’articolazione per la tutela della salute mentale (ATSM), l’accoglienza, e l’ufficio matricola.

I detenuti presenti, al momento della visita, erano 767, suddivisi fra 659 uomini e 108 donne, oltre ad un bambino di meno di un anno detenuto insieme alla madre. Percentuale stranieri, 62,11%.

Tra i 659 detenuti maschi, 407 (61,8%) hanno una condanna definitiva, mentre 252 (38,2%) si trovano ancora in attesa di un’eventuale condanna definitiva. Tra di questi, si legge nella relazione della visita, ben 108 (16,4%) sono risultati essere in attesa del giudizio di primo grado.

Tra le 108 donne detenute, 88 (81,5%) ad ora hanno ricevuto una condanna definitiva, 20 si trovano in attesa di condanna definitiva e 12 (11,1%) sono risultate essere in attesa del giudizio di primo grado.

La capienza regolamentare dell’istituto, che in condizioni ottimali sarebbe di 500 persone, è ridotta al momento a 456, con 26 stanze detentive non disponibili, come dichiarato anche nella scheda dell’istituto pubblicata nel sito del ministero di Giustizia. L’indice di sovraffollamento riscontrato è quindi pari al 170,04%.

Fra le irregolarità emerse nel corso della visita, una riguarda il fatto che in gran parte delle stanze detentive dei reparti maschili è stata riscontrata la presenza di letti a castello a tre piani, pur essendo il loro uso vietato dai regolamenti, con una distanza tra il terzo letto e il soffitto talmente ridotta da non consentire di starvi sopra seduti.

Il sovraffollamento rilevato ha varie conseguenze. Fra le tante, il fatto che non permette più di separare dal resto della popolazione detenuta le persone con problemi di tossicodipendenza. Le sezioni precedentemente loro dedicate, la settima e l’ottava, come spiegano i comonenti della delegazione, ospitano ora una popolazione disomogenea per problematiche e necessità, e “ciò genera una situazione di tensione e conflitti, di cui i detenuti in condizioni di maggior fragilità risentono in modo particolare, come ci è stato riferito sia dai detenuti sia dagli agenti in servizio nelle sezioni”.

Nel caso del sovraffollamento del reparto femminile, le cause sono da ricondursi principalmente alla chiusura dei reparti femminili di altri istituti toscani. Le conseguenze,  “uno stato di tensione e conflittualità generalizzato, rispetto al quale gli stessi agenti di Polizia Penitenziaria ci hanno segnalato con franchezza non banali difficoltà di gestione”.

La situazione è molto difficile anche per quanto riguarda il regime di sorveglianza. I visistatori hanno infatti rilevato che il regime a celle aperte, con possibilità di spostarsi liberamente all’interno della sezione durante alcune ore del giorno, vige solo nei reparti penali e per alcune ore al giorno. Nelle sezioni del giudiziario i detenuti restano chiusi in cella, potendo uscirne per recarsi nei passeggi durante i due turni “all’aria”, o nel pomeriggio per le due ore di “socialità” che possono essere spese, su richiesta, in una cella diversa dalla propria per socializzare con altri detenuti.

“Come in precedenti visite – ricorda la delegazione – abbiamo riscontrato maggior libertà di movimento nei reparti femminili, grazie anche alla possibilità di accedere a un’ampia area verde. In una cella della sezione giudiziaria, abbiamo incontrato tre detenute qui trasferite dal penale e sottoposte a isolamento “protettivo” in seguito a insanabili conflitti con il resto della popolazione detenuta”.

La situazione del Personale di Polizia Penitenziaria in forza all’istituto, sembrerebbe, secondo quanto si legge nella relazione della delegazione, cui è stato dichiarato dal comandante, “in miglioramento” in quanto sono giunti una ventina di nuovi agenti. Gli addetti previsti sono 566. Al momento della visita, ne risultavano effettivi 475.

Un nodo molto problematico riguarda quello degli educatori e operatori: dei 9 operatori previsti in organico, ne risultano effettivi 7 (meno di uno ogni cento detenuti). Nel giorno della visita, fanno sapere dalla delegazione, “non ne abbiamo incontrati nessuno”. Inoltre sembra che in tutte le sezioni la difficoltà principale sia quella di riuscire a incontrare gli educatori. Nel reparto giudiziario maschile, secondo quanto riferito,  i tempi di attesa per un incontro possono corrispondere a vari mesi, e ci sono detenuti che “ignorano addirittura l’identità del proprio educatore di riferimento”. Le segnalazioni corrispondono a quelle degli agenti di Polizia Penitenziaria, che “riferiscono particolari difficoltà a ottenere interventi tempestivi per l’invio di mediatori culturali, che, oltretutto, si limiterebbero nella maggior parte dei casi a operare da semplici traduttori, fornendo poca assistenza dal punto di vista della mediazione”.

“La mancanza di un rapporto puntuale con gli operatori dell’area trattamentale – oltre a minare alla radice la possibilità di un percorso di rieducazione, si traduce per molti tra i detenuti che abbiamo incontrato in mancata consapevolezza dei propri diritti e doveri, e in una sensazione di totale abbandono. Non sono poche poi le persone in condizioni di estrema povertà, per le quali i compagni di cella o di sezione ci hanno segnalato la mancanza di beni essenziali (scarpe, vestiario, strumenti per la pulizia personale e ambientale)”, continua la relazione. .

Il settore che riguarda lavoro, formazione, attività rimane difficoltoso: garantire ai detenuti l’accesso al lavoro continua a essere pressoché impossibile. Gran parte dei 767 detenuti non svolge alcun lavoro, riferiscono i membri della delegazione.  Chi riesce ad accedere al lavoro lo fa per poche ore al giorno e per un massimo di 20-30 giorni ogni 4 (reparti femminili) o 6 mesi (reparti maschili). “Gli unici lavori che garantiscono maggiore durata e turnazioni meno frequenti risultano essere quelli nelle cucine e nelle biblioteche del femminile e del maschile, per i quali sono necessari specifiche certificazioni o competenze per cui le turnazioni avvengono tra numeri ristrettissimi di persone. Alla base di questa difficoltà, come già segnalatoci dalla direzione nella precedente visita, c’è soprattutto il fatto che, nonostante sia stato stabilito per le mercedi un finanziamento fisso per gli anni 2017-2019, quest’anno c’è stata una riduzione ulteriore del 10% dei fondi ad esse destinate”. Corsi di formazione,  migliora la possibilità di accesso alle biblioteche, ma per gran parte delle persone ristrette continua ad essere difficile accedere a corsi di formazione e scolastici. Il problema è maggiormente accentuato per le donne dopo la sospensione delle classi miste.

Il nodo dell’assistenza sanitaria è e rimane grave. Lunghissimi i tempi di attesa denunciati, difficoltà ad accedere a cure appropriate, quasi impossibile ottenere visite specialistiche causa la lunghezza dei tempi. Appropriateza delle terapie percepita come relativa. Dalle segnalazioni dei detenuti, sembra che i presidi di prma scelta si basino su un abbondante ricorso a ibuprofene e psicofarmaci per ogni tipo di patologia e per sedare il disagio psichico assai diffuso. “Vari detenuti – denunciano i membri della delegazione – incontrati nelle sezioni ordinarie erano in evidente condizione di sofferenza in attesa di visita medica. Tra questi, uno con un ascesso al dente, un’altro con evidente rigonfiamento del collo, uno che piangeva per dolori alla schiena, un altro in attesa da tempo di un intervento al naso per rimuovere una cisti ostruttiva che gli ostacola la respirazione”

Inoltre, sembrano permanere problemi di comunicazione con i familiari, in particolare per i detenuti stranieri per quanto attiene alla sfera dell’affettività. La posta interna è stata sospesa e la comunicazione tra il femminile e il maschile può avvenire solo con il panneggio (sventolare i panni dalle finestre tra una sezione e l’altra) o tramite la posta esterna.

Cucine e qualità del cibo, meglio per la sezione femminile, che ha una propria cucina che funziona tutto sommato discretamente, anche se le detenute riferiscono un peggioramento del vitto rispetto ai mesi scorsi.

Nel reparto maschile è ancora in funzione una sola cucina. La seconda cucina, attesa da anni, sarebbe, secondo quanto ci hanno riferito gli agenti e la stessa vice direttrice, pronta a entrare in funzione in autunno. Anche allora però i reparti maschili potranno contare solo sul servizio di una cucina, sia perché l’attuale dovrà essere ristrutturata, sia perché la riduzione del fondo mercedi non consentirebbe comunque di pagare un numero di lavoranti adeguato a mantenere in funzione entrambe le cucine. Inoltre, i detenuti dei reparti maschili riferisocono che nelle giornate festive non c’è passaggio del carrello per la distribuzione della cena, per la quale i detenuti possono contare solo su porzioni preconfezionate di formaggio molle e di wurstel, o, chi ha sufficienti soldi per farsi un po’ di spesa, su quanto riescono a procurarsi e cucinare da soli. “A nostra richiesta gli agenti che ci accompagnavano hanno confermato che una simile sospensione del servizio serale nei giorni festivi avviene in tutti gli istituti detentivi italiani”.

Per quanto riguarda la qualità del cibo, da tutti i detenuti delle sezioni maschili è stata lamentata la pessima qualità, non solo quello cucinato, ma anche quello confezionato. Quest’ultimo sarebbe di bassa qualità e spesso prossimo alla scadenza, talvolta addirittura scaduto, mentre alcuni segnalano  la presenza di scarafaggi nelle confezioni di frutta e verdura. Nelle condizioni date, si segnala anche la grande difficoltà a seguire una dieta conforme alle prescrizioni mediche per le patologie di cui alcuni detenuti sono portatori.

Ancora scadenti risultano al sopralluogo le condizioni generali d’igiene e pulizia, seppur leggermente migliorate rispetto al passato. Ancora irrisolto il problema igienico legato alla infestazione di piccioni, richiamati dai rifiuti che vengono gettati dalle celle formando cumuli sotto gli edifici e negli spazi tra i passeggi.

In tutte le sezioni maschili del giudiziario, la delegazione ha riscontrato problematiche strutturali gravi. Le celle in molti reparti presentano grandi macchie di muffa e infiltrazioni sia dall’esterno, sia interne.”In alcune sezioni, e particolarmente nella quinta, sono visibili pozze di acqua che da tubi rotti infiltrano i muri per propagarsi poi nei corridoi e nelle celle – si legge nella relazione – sia i detenuti sia gli agenti ci hanno spiegato che nel corso della notte tutto ciò si traduce in veri e propri allagamenti, tanto che in vari casi i detenuti hanno costruito sotto la rete del letto più basso del castello una sorta di porta scarpe sospeso, evitando così di trovarsi al mattino con le scarpe inzuppate”.

Le docce di sezione, teoricamente 4 per ciascuna ma in nessun caso veramente tutte funzionanti, sono prive di diffusore e situate in locali malsani per la poca aereazione e la presenza di infiltrazioni nei muri; lavabi e piatti doccia sono difficilmente igienizzabili perché usurati e pesantemente incrostati.

I bagni nelle celle hanno nella maggior parte dei casi scarichi otturati, vi si segnala diffusa mancanza di seggette (anche nel penale, dove i detenuti della 13ma sezione sarebbero disposti a comprarsele da soli ma non appare possibile). “In alcune celle abbiamo riscontrato la presenza di cavi penzolanti – riferiscono i “visitatori” – nei corridoi molte lampade al neon sono rotte e gli agenti in servizio ci hanno mostrato le torce che tengono in tasca (e che hanno dovuto procurarsi a proprie spese) per potersi muovere nelle sezioni di notte”. Varie celle, al momento della visita, “erano chiuse perché inagibili”. Teatro e chiesa inagibili nella sezione femminile.

“Il progetto, di cui avevamo avuto notizia nella precedente visita dell’8 marzo 2019, di trasferire al vicino istituto Gozzini le sezioni femminili, per ospitare nei reparti ora loro destinati i detenuti di alcune sezioni maschili, procedendo gradualmente alla ristrutturazione del giudiziario e poi del penale maschile, non ha ancora avuto seguito, né risulta al momento programmato. Ci è inoltre stato riferito che perdura l’indisponibilità del Giardino degli Incontri, chiuso per lavori di ristrutturazione già da tempo, e non si hanno notizie sulla data di riapertura”.

Tutti i passeggi risultano al momento agibili. Nei reparti maschili i passeggi del giudiziario sono recintati da mura in cemento, quelli del penale da reti che permettono almeno la vista del verde e la comunicazione a distanza tra le sezioni. il probema dei piccioni e dell’igiene è ancora pesante: “Sopra tutti i passeggi sono state poste delle reti per proteggere dalla caduta di pezzi di intonaco, o di oggetti e rifiuti lanciati dai detenuti nelle sezioni soprastanti. Al nostro arrivo le reti, seppur ripulite in coincidenza della nostra visita, trattenevano nuovamente oggetti caduti e offrivano appoggio ai tanti piccioni che continuano a creare grossi problemi di igiene esternamente e internamente al carcere. La delegazione ha visitato due passeggi, uno al giudiziario (ottava sezione) e uno al penale (13ma sezione), riscontrandovi la presenza di una doccia nel cortile e di una zona non esposta direttamente al sole e parzialmente riparata in caso di pioggia. L’area accanto al passeggio della 13ma sezione (a sinistra guardando l’area verde) era totalmente ricoperta di rifiuti tra i quali si aggiravano piccioni e gatti”.

Problemi in evidenza anche per la nuova articolazione per la tutela della salute mentale (ATSM) e presenza di internati in attesa del trasferimento in REMS (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza). Questa sezione è stata inaugurata il 21 febbraio 2019, le celle sono quasi tutte singole. La delegazione al momento della visita ha riscontrato la presenza di 9 persone, di cui 7 assegnate e due osservandi con la presenza di un’infermiera e di un operatore sociosanitario, senza nessun medico di reparto. Situazione disagevole anche per il personale di polizia penitenziaria, dal memnto che esiste una sola stanza destinata agli operatori psichiatrici, mentre l’agente di turno dispone di una piccola scrivania appoggiata in corridoio.

All’interno della nuova sezione ATSM la delegazione ha potuto verificare la presenza di 3 internati (persone ritenute incapaci di intendere e di volere al momento del compimento reato, ma sottoposte a misure di sicurezza per pericolosità sociale) in attesa del trasferimento in REMS (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), in violazione della legge che prevede per le persone internate il divieto di esecuzione della misura di sicurezza in carcere.

Infine, il reparto accoglienza, che si mostra di recente apertura e in buone condizioni.  Le celle sono chiuse e vi sono ospitati sia i nuovi giunti dall’esterno sia i detenuti in isolamento. Al momento della visita ospitava 17 persone, di cui 2 in isolamento; vi erano presenti due infermieri intenti al passaggio di consegne per il cambio di turno.

Il nido ospita al momento una madre con il suo bimbo; è in buone condizioni, fornito di cucina e di uno spazio verde, separato dalla restante area verde del femminile da una rete metallica.

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