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Solo l’11% dell’acqua che cade al suolo viene recuperata Ambiente, Cronaca

Firenze – Imparare a gestire al meglio, anche attraverso l’utilizzo delle ultime tecnologie, un bene prezioso che impatta su tutta la catena della vita: l’acqua. Un elemento che deve essere tutelato, ma soprattutto accessibile a tutti, poiché sono ben 1,42 miliardi le persone nel mondo che devono ancora fare i conti con l’estrema scarsità idrica. Tra queste, 450milioni sono bambini.

È attorno a questi temi che si è sviluppato il webinar di oggi “Giornata mondale dell’acqua”, organizzato nell’ambito della serie di incontri tematici in preparazione alla manifestazione “ETE – Earth Tech Expo”, la prima fiera europea della transizione digitale ed ecologica, in programma dal 13 al 16 ottobre a Firenze. All’appuntamento ha partecipato, fra gli altri, il capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, il quale ha ricordato come il tema dell’acqua impatta su tutta la catena della nostra vita.

Per questo il problema deve essere affrontato in maniera sistemica, attraverso una sinergia che metta in campo tutte le amministrazioni del Paese. “L’Italia è legata all’acqua sotto tantissimi aspetti – ha ricordato Curcio – non solo per gli 8.000 km di coste, ma anche per il fatto che abbiamo il 10% del territorio inondabile, un numero di frane elevatissimo con un rapporto con l’acqua importante, il tutto ovviamente collegato all’andamento mondiale del cambiamento climatico. In questo senso, dal 2014 al 2020 abbiamo avuto circa 140 eventi metereologici, idraulici ed idrogeologici per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza, ed i fabbisogni comunicati dal territorio su questi eventi ammontano a circa 15 miliardi di euro”.

In linea anche l’intervento di Erasmo D’Angelis, Segretario Generale Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale, che ha ricordato come l’Italia sia il paese europeo più ricco di acqua: una fortuna, ma anche una grande responsabilità, dato che non sempre siamo capaci di sfruttare al meglio questa risorsa. “L’83% del nostro territorio è coperto da bacini fluviali – ha spiegato D’Angelis – abbiamo ben 7494 corsi d’acqua, ed ogni anno, grazie alla pioggia, ne cade al suolo un quantitativo pari a circa 5000 metri cubi per abitante. Tuttavia siamo capaci di trattenerne solo l’11%, il resto va sprecato. Se a questo si aggiunge che un terzo degli italiani non sono ancora allacciati a depuratori o a reti fognarie, è facile comprendere quanto sia vasto il problema. Occorre fare ancora molto, in termini di investimenti, per ridurre al minimo gli sprechi e anche di gestione. In questo senso serve una gestione unitaria dell’acqua e non frammentata, a livello regionale, come accade adesso”.

In apertura è intervenuto anche il Sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, che oltre a presentare la candidatura dell’Italia al X Forum mondiale dell’acqua 2024, con Firenze ed Assisi in prima linea per ospitare l’evento, ha ricordato che la gestione delle reti idriche e dell’acqua in generale “è una priorità del governo e mi lega a questo tema una storia personale del Movimento di cui faccio parte, una delle sue 5 stelle è l’acqua bene pubblico e accessibile a tutti”.

Secondo il presidente dell’Ispra, Stefano Laporta, invece, l’acqua “connette tutto e tutti globalmente, lo stato delle risorse rappresenta la vera misura del grado di sostenibilità delle nostre politiche di sviluppo. Garantire ad ognuno l’accesso a questa risorsa è un obiettivo centrale dell’agenda 2030 e il suo raggiungimento è talmente essenziale da essere oggetto di una strategia di accelerazione a livello globale”.

Molti altri gli interventi che si sono susseguiti nel corso della mattina, compresi quelli del Direttore Generale di Utilitalia, Giordano Colarullo, o di Giuseppe Gola, Amministratore Delegato di Acea. Il primo ha posto l’attenzione sulla finalizzazione del Pnrr e sull’opportunità di risolvere annose questioni della gestione della risorsa acqua. Giuseppe Gola, invece, si è concentrato sulla riduzione degli sprechi. “Nell’ultimo piano strategico abbiamo inserito l’obiettivo di ridurre di 11 punti percentuali le perdite, sulla media di tutte le società che fanno parte del gruppo, entro fine 2024 – ha ricordato Gola. – Nel 2020 abbiamo ottenuto la riduzione di 3 punti percentuali e siamo in linea con gli obiettivi. Nel 2017 le perdite nella sola città di Roma erano del 43,25% e nel 2020 sono state del 29,5%. Siamo scesi sotto la soglia psicologica del 30% e stiamo andando nella direzione di arrivare ad un target fattibile”. Infine, grande attenzione è stata posta sul tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie, dove ad intervenire sono stati l’Amministratore Delegato di A2A Ciclo Idrico, Tullio Montagnoli, l’AD di Iren, Massimiliano Bianco e quello di SMAT, Paolo Romano.

In particolare A2A ha portato l’esempio di una serie di tecnologie sperimentali della società: da un apparecchio che permette di mappare la falda acquifera di 2mila km, ad una batteria di 170 sensori che rilevano continuamente il rumore delle perdite. “Il servizio idrico è molto sfidante dal punto di vista industriale – ha concluso Massimiliano Bianco di Iren –  le nuove tecnologie e le competenze sono sfide che solo una gestione lungimirante può affrontare e a volte anche cavalcare”.

Adesso l’appuntamento con i webinar “Sapiens tecnologici” di accompagnamento ad ETE-Expo si spostano ad Aprile, quando si parlerà di 5G, Intelligenza artificiale e smart mobility.

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