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Sorprese dai trecenteschi mosaici del Battistero di Firenze Cultura

Firenze – Da lunedì 25 gennaio riappariranno, nella loro eccezionale bellezza, appena restaurati, i quattro degli otto lati interni del Battistero di Firenze, “Il mio bel San Giovanni”, come lo chiamava Dante Alighieri, che qui ricevette il battesimo. Il restauro, intrapreso per volontà dell’Opera di Santa Maria del Fiore, proseguirà con l’altra metà delle pareti prevedendo di completarlo entro la fine del 2021. Al momento la Cupola con i suoi mosaici trecenteschi non è oggetto di restauro, ma probabilmente sarà il lavoro successivo.

Gli interventi di restauro che si sono rivelati molto complessi hanno interessato  l’architettura, la struttura e la decorazione musiva.

Sorprende come, nonostante la sua veneranda età e gli studi che nel corso dei secoli lo hanno ispirato, il Battistero di Firenze riesce ancora a nascondere dei segreti che le indagini diagnostiche, eseguite ora per la prima volta, hanno svelato.

Numerose le scoperte emerse dalla campagna di studi e d’indagini diagnostiche mai eseguite prima d’ora in maniera così approfondita sull’intero monumento e sulla sua storia. Sono alcuni dettagli costruttivi originali di notevole qualità progettuale e artistica.

Sono alcuni dettagli costruttivi originali di notevole qualità progettuale e artistica.

La particolarissima tecnica per apporre lungo il perimetro, su una lastra marmorea verde di Prato, fasce ornamentali a mosaico. Venivano fatte delle tavelle in terracotta su misura, scalfite profondamente prima della cottura per favorire l’ancoraggio e fissate al marmo con perni centrali di ferro. Dopo una traccia sommaria, giorno dopo giorno prendeva vita il mosaico usando un impasto particolare.

Il sistema delle tavelle e l’impiego di questo mastice si attestano come unicum nel panorama internazionale delle tecniche musive e rappresentano un antecedente storicamente significativo per tutte le opere successive che trovano analogie con certi materiali. Soprattutto queste scelte tecniche sono la testimonianza della presenza di maestranze capaci di una sapiente innovazione nella tradizione, in perfetta sintonia col carattere della città di Firenze, da sempre connotata da una forte artigianalità e ingegnosità”, afferma Beatrice Agostini, progettista e direttrice dei lavori di restauro dell’Opera di Santa Maria del Fiore.

L’analisi e la ripulitura hanno portato alla luce alcuni frammenti di foglia d’oro su uno dei capitelli dei matronei. La scoperta fa supporre che in origine fossero tutti dorati.  Insieme ai mosaici d’oro e alle dorature parietali, questi capitelli donavano al Battistero un aspetto meraviglioso, quasi di una vicinanza al divino.

Una delle ultime curiosità è la scoperta di uno strato di cera colorata verde su alcune parti delle pareti che servi per nascondere delle tracce di depositi calcarei dovuti a infiltrazioni di acqua.

Durante gli interventi di restauro alle pareti è stato ripulito dalle sedimentazioni del tempo anche sul monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII, opera di Donatello e Michelozzo.

Il restauro è interamente finanziato dall’Opera di Santa Maria del Fiore, che da lunedì 25 gennaio riaprirà al pubblico la Cattedrale di Firenze e la Cupola del Brunelleschi, con l’alta sorveglianza della Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, e si sono avvalsi della collaborazione per le indagini diagnostiche dell’Università italiane e laboratori specialistici. L’intervento è stato affidato ai restauratori delle Impresa Cellini e Claudia Tedeschi.

 

 

 

 

 

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