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“Sos: vi spiego cos’è il credit crunch” Economia

Nel nostro settore è ormai terra bruciata. Chiudono piccole, medie imprese, spariscono professionalità, si inabissano competenze preziose. Alla fine, saranno pochi i sopravvissuti”. E’ questo il quadro inquietante del mercato dell’edilizia fiorentina e toscana tracciato da uno dei maggiori player regionali del settore, che ci chiede di mantenere l’anonimato. Il “killer”? Le condizioni del credito a famiglie e imprese che hanno ormai raggiunto livelli proibitivi. Il denaro non circola più. Le banche non prestano soldi neanche a se stesse e “parcheggiano” il denaro presso la Bce. Poche ore fa è stato raggiunto il record: ben 528 miliardi in quel limbo. La conseguenza immediata, in questo primo scorcio del 2012, è di un vero e proprio avvitamento dell’economia reale. E la soluzione non appare vicina.
Dalla metà del 2011 lo “spread” chiesto dalle banche rispetto all’euribor “ha fatto schizzare il tasso variabile sui mutui, sia per operatori che famiglie, fino al 6/7%”. Non c’è un comportamento omogeneo, prosegue il nostro intervistato. C’è una “griglia” che taglia la regione attraverso i vari territori, differenziando l’atteggiamento dei singoli istituti bancari “a seconda della politica di marketing che decidono con parametri loro, del tutto avulsi dai bisogni reali”. E allora, ecco che c’è la banca che non concede più alcuna linea di credito. Mentre altre selezionano solo alcune categorie professionali di massima affidabilità e solvibilità, e danno soldi solo a loro. Poi “ci sono gruppi bancari che usano due marchingegni. In primis l’indeterminatezza temporale delle procedure. Per richieste che superano certi livelli, mandano le istruttorie alla sede centrale: lì decidono con criteri e metodi che risentono della lontananza territoriale e del clima che si respira al momento”. Il secondo espediente è meno sofisticato: si applicano tassi così elevati che lo stesso operatore è costretto a rinunciare. Eppure con l’introduzione di Basilea 2 il credito doveva essere erogato con parametri così oggettivi, che più di così non si può. Circola perfino un software con cui l’impresa può stabilire da sola la propria capacità di credito. “Provare per credere: se vai da una banca puoi avere un rating BB, se vai da un’altra puoi diventare prossimo al rating “spazzatura”. In realtà tutto dipende dal tipo di lettura che viene fatta degli indicatori patrimoniali. Il risultato è uno solo: il credito è merce rarissima e costosissima per tutti. Per le famiglie in particolare, che vengono ormai sottoposte ai raggi x per valutare la loro solvibiltà, e spesso non basta. 
Questo atteggiamento, sul versante bancario, viene in gran parte giustificato dalla crescita esponenziale della rischiosità del credito, soprattutto per il settore edile. Secondo l’ultima relazione della Banca d’Italia sull’economia regionale della Toscana, le nuove sofferenze bancarie per la generalità delle imprese sono arrivate a giugno dello scorso anno al 4,2%, un valore triplo rispetto ai livelli precrisi del 2008. Nel comparto edile questo valore ha raggiunto il 7,1%, tornando a livello di metà anni ’90: altra crisi memorabile. Intanto i finanziamenti per acquisto abitazioni sono crollati da oltre 2,5 miliardi del primo semestre 2010 a 1,8 miliardi nel primo semestre 2011. E ancora, forse, non si è visto il fondo.

Foto www.guardian.co.uk
 

 

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