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Sospese visite dei parenti in struttura, Silvia: “Leso il diritto all’affettività” Breaking news, Cronaca

Firenze – Si chiama Silvia, ed è una giovane donna che da 14 mesi non vede suo fratello. Affetto da disabilità, si trova in un istituto Anffas (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) a Castellaro, in provincia di Massa Carrara. Silvia è solo uno dei tanti parenti, genitori, fratelli, figli, che hanno i loro cari ricoverati presso la struttura. E che con lo scoppio della pandemia, a seguito delle misure adottate, non hanno rivisto, alcuni da 4 mesi, altri da più tempo, i loro congiunti. Non rassegnati, si sono organizzati in un comitato che ha intenzione di porre al presidente della Regione e agli altri responsabili istituzionali un problema significativo: dal momento che in altre residenze è stato consentito, espletando agli obblighi di sicurezza, di visitare i propri congiunti, perché all’Anffas di Castellaro, nel comune di Carrara, no? E perché non uniformare, con provvedimenti regionali, la disciplina in materia? Tanto più che, sostengono, il diritto all’affettività, vista la particolare conformazione della struttura stessa, che permetterebbe visite in sicurezza, potrebbe essere tranquillamente salvaguardato.

“Vogliamo denunciare una situazione che va avanti da un anno a questa parte – spiega Silvia – con lo scoppio dell’emergenza sanitaria sono state prese delle misure per restringere le visite che erano previste per i nostri famigliari. Dal 9 marzo 2020 sono state sospese le visite, mentre i nostri congiunti non sono più potuti uscire dalla residenza, salvo questioni urgenti come visite sanitarie”.

Tutto normale, dice Silvia, misure comprensibili in una prima fase della pandemia, quando non si sapeva ancora bene come gestire la situazione. “Ad oggi però riteniamo che si tratti di misure eccessive – continua la portavoce del gruppo dei parenti – dal momento che, dopo la riapertura da giugno a ottobre, siamo riusciti ad avere accesso alle strutture e sono riprese, per un brevissimo periodo, le visite, che sono state fatte in sicurezza”. Vale a dire, nei pochi mesi che sono potute avvenire, i parenti degli ospiti della residenza hanno verificato che la possibilità di far visita in sicurezza ai propri cari esisteva. “A partire dal 18 di ottobre, la giunta regionale con a capo il presidente Giani ha emesso una seconda ordinanza, in linea con quella della precedente giunta Rossi, con cui le visite dei parenti sono state nuovamente sospese”.

“La cosa che ci scandalizza, ci indigna e ci ferisce – continua la giovane donna – è che a distanza di un anno dallo scoppio della pandemia non siano stati predisposti dei percorsi, misure o attività, atte a garantire la possibilità di poter far visita ai nostri familiari in sicurezza”.

“Personalmente, mi trovo in una condizione in cui non vedo mio fratello da 14 mesi – continua – altri familiari non vedono i loro ragazzi, dal momento che si tratta di una residenza per disabili giovani-adulti, da almeno 4 mesi. Pensiamo che questa sia una cosa scandalosa, anche perché in altre residenze Anffas della Toscana sappiamo che i lavoratori, con i parenti e in accordo con la dirigenza delle strutture, hanno predisposto delle misure per poter garantire le visite. All’Anffas del Castellaro, che è una struttura nuovissima, aperta tre anni fa, non mancano gli spazi, non mancano le possibilità per potere svolgere queste visite in sicurezza”.

Tirando le fila, il gruppo dei congiunti degli ospiti della struttura chiedono alla Regione di intervenire, ma si rivolgono anche alle associazioni dei cittadini. “Chiediamo che ci sia un’omologazione rispetto ai criteri, uniformi per tutte quante le strutture, dal momento che non si capisce come mai all’Anffas di Trespiano e di Firenze si agisca in un modo e all’Anfass di Castellaro, nel comune di Carrara, si agisca in tutt’altro modo. Dunque, facciamo appello ai cittadini, alle associazioni in primis, per la sensibilizzazione e la mobilitazione su questo tema e, dal momento che neppure le istituzioni locali ci stanno ascoltando, metteremo in atto delle inziative di lotta dal basso per riappropriarci di un diritto, che è quello all’affettività, che non è assolutamente incompatibile con la tutela del diritto alla salute”.

Intanto, qualcosa si muove. In mattinata, la portavoce dei genitori è stata raggiunta telefonicamente dal presidente dell’Anffas del Castellaro di Carrara, che sembra, nonostante alcune critiche sull’innalzamento della tensione nelle relazioni con i parenti, sembrerebbe aver comunciato la propria intenzione di riaprire con tutte le misure per la sicurezza, la possibilità di avere visite con gli ospiti, per i congiunti. Naturalmente, se non ci sarà un innalzamento del contagio, ovvero se non si tornerà in zona rossa.

 

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