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Sottopassaggi, tram (e quant’altro) immaginari Rubriche

Lo vogliano o no i “puristi”, le aggiunte di fantasia alla mappa criminale vanno benissimo in una trama romanzesca. Insomma il traguardo del verosimile è obbiettivo legittimo, anzi sommamente auspicabile. Sembrano pensarla così molti scrittori di gialli, compreso Stefano Cecchi, che In amore vince il cane che “piazza” un sottopassaggio di fronte alla redazione del suo giornale, che rassomigliando moltissimo a La Nazione, dovrebbe essere nel viale Giovine Italia, dove è ben noto che passare al lato opposto comporta obbligatoriamente rischi dell'attraversamento su strisce pedonali con semaforo (per non parlare della traversata libera e selvaggia senza questi supporti).
E, appena dopo, dal lato opposto c'è la pensilina del tram (speranza di una viabilità che a Firenze non verrà mai realizzata…).

«Quando uscii dal giornale il freddo mordeva la carne e le prime puttane albanesi, vestite come a un raduno di reduci della Nasa, avevano già occupato il loro metro quadrato di strada sui viali. Sollevai il collo del paltò e mi avviai a frugare calore nelle tasche. Come ogni pomeriggio, un rispettabile rivolo di piscio imbrattava le scale del sottopassaggio. Evitando le pozzanghere, discesi le scale per poi risalirle dopo aver oltrepassato il viale in sotterranea. Dal lato opposto mi attendeva, immobile, la consueta pensilina del bus…». Bus che, subito dopo, diventa il tram: «Il tram arrivò ansimante. Incassai la mia buona dose di gomitate nelle reni, ma fui tra i privilegiati a saltare su.»

Stefano

Cecchi, In amore vince il cane, Stampa Alternativa, 2001

un sottopassaggio reale, quello di Piazza delle Cure  http://goo.gl/uN0Hm

 

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