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Soudade Kaadan e Ghassan Halwani a Villa Romana, Firenze e Beirut a confronto Cultura

Firenze – La regista siriana Soudade Kaadan è nata nel 1979, ha studiato allo Higher Institute of Dramatic Art in Siria e alla Saint Joseph Universitè in Libano, realizza documentari per Aljazeera, UNHCR e UNICEF e i suoi film hanno ricevuto importanti riconoscimenti a livello internazionale. Fino alla fine di novembre è, insieme all’artista libanese Ghassan Halwani, ospite alla Villa Romana a Firenze, su suggerimento della curatrice Charlotte Bank. Domani 30 ottobre alle 19.00 i due artisti incontreranno il pubblico per presentare il loro lavoro. Ghassan Halwani, classe 1979, ha studiato a Beirut e poi fotografia a Parigi, è tra i fondatori del Beirut Animated Film festival è autore di numerosi cortometraggi presentati al festival del cinema di Toronto, Hiroshima e Damasco, al Centre Pompidou e al forum Homeworks3 di Beirut. “Beirut 2014, un muro della città ricoperto da strati e strati di manifesti stracciati. Rèclame e brandelli di immagini saltano subito all’occhio: – scrive l’artista nel presentare la sua opera –  offerte immobiliari, dolciumi, concerti, prestiti bancari, ristoranti, sanitari, pellegrinaggi religiosi per fedeli…di tutto! Improvvisamente, in mezzo a questa accozzaglia, un’apparizione: la traccia di un volto…”

Una presentazione e una discussione su arte e attivismo in mondi e tempi diversi, Firenze e Beirut a confronto. Alle 21.00 proiezione e conversazione di “Damascus Roof and Tales of Paradise” (2010) di Soudade Kaadan e alle 22.00 proiezione di “Two Cities and a Prison “ (2008) . “Ho quasi dimenticato come fosse il mio paese prima che esplodesse il conflitto tra il regime siriano – dice l’artista- e il gruppo terroristico ISIS. Questa proiezione racconta il mio personale viaggio, come cineasta tra i villaggi rurali della Siria, scenario del film Two Cities and a Prison, fino alla capitale Damasco, quinta del film Damascus Roof and Tales of Paradise. Immagini di città e paesi siriani che oggi non esistono più. Rivederli oggi, mi fa capire la rabbia che pervade anche l’aria. Sembra siano passati 100 anni da quando li ho girati e invece ne sono trascorsi solo tre…Quanto siamo cambiati”.

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