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Fiorentina: addio certo per l’allenatore confermato Opinion leader

Firenze – Più cerco di capire e meno ci riesco. La proprietà e il suo portavoce Corvino ci hanno avvertito che Sousa sarà confermato fino a fine stagione. L’addio però è certo. A Sousa è stato detto che giochi pure a dadi con i giocatori in rosa, come sta facendo ormai da sempre, ma guai lanciare altri giovani, guai “bruciarli”. Sousa, ligio alle consegne, continua imperterrito a proporre il suo gioco e continua imperterrito a mettere in campo i giocatori a casaccio.

Ieri, a Sanchez terzino destro e a Tello (ancora lui!) ala invertita, ha aggiunto la strana posizione di Borja Valero, che si è trovato a giocare più da terzino sinistro e da ultimo baluardo davanti alla difesa che non da trequartista come sembrava destinato. L’idea di opporre Sanchez a Gomez è parsa a tutti una sorta di messinscena da “scherzi a parte”, ma per fortuna nostra, Gomez ieri non era in gran giornata; saltava come voleva Sanchez, ma poi sbagliava scelte e sembrava come imbarazzato a gestire tanta manna. Borja, invece, ha subito l’ennesima umiliazione.

Dopo venti minuti di rincorse a vuoto ha cominciato, sfinito, a perdere tutti i palloni e tutti i contrasti. In mezzo al campo poi c’era un Ilicic volentieroso, ma che ha dovuto fare il mediano, sempre lontano dalla zona dove avrebbe potuto far male agli avversari, sempre costretto a eccedere in personalismi perché il compagno di reparto più vicino era lontano metri. Chiesa e Tello, larghi sulle fasce come da consegna, sono stati pressoché inesistenti, data la disposizione dell’Atalanta con due uomini per fascia (visto, Sousa, che qualcuno prende ancora in considerazione che esiste il controgioco?).

O meglio, Tello si è visto, ma forse era meglio se non si vedeva. E non ho davvero capito come qualcuno possa averne apprezzato la prova (forse perché l’unico tiro in porta della Viola l’ha fatto lui), se non per quella rassegnazione al peggio che sembra attanagliare i fiorentini in questo momento depressivo. E a proposito del peggio, mi chiedo: a cosa serve tenere un allenatore demotivato, che neppure in camera caritatis si mette al servizio della società, che non si sogna di provare soluzioni al suo gioco diverse, che continua a deprezzare i giocatori in rosa impiegandoli in ruoli e in mansioni improbabili? Non giocheranno i giovani (dunque, niente prove per Hagi o per Baroni), si continuerà col 3-4-2-1 che, stiamone certi, nessun sostituto di Sousa replicherà l’anno prossimo. E allora? Arriviamo a fine campionato per allenare Sousa? Per vedere altre partite senza un tiro in porta da parte della Viola, e per assistere a quei piccoli “progressi” che peraltro vede solo lui? Cui prodest, diceva un bravo comico?

La cosa davvero inspiegabile, nella constatazione della débacle della Viola, è che sembra che Sousa non sia un problema, o che lo sia soltanto per la sua sopravvenuta demotivazione e tutt’al più per qualche occasionale scelta sbagliata.  Nessuno pensa che sia il gioco che lui vuol fare il vero responsabile del fallimento. Eppure, quando si guarda per esempio alla Juve, tutto assume una dimensione diversa. La Juve da qualche partita ha cambiato gioco, si è convertita alle quattro punte e gioca con il centrocampo a due.

Ogni partita diventa un test. Una volta si dice che forse è sacrificato Dybala troppo lontano dalla porta; ieri si è capito che Khedira e Pjanic, per le loro caratteristiche, non possono sostenere da soli il centrocampo; si disquisisce anche se sia più adatto Lichtsteiner o Dani Alves sulla fascia, e se, giocando con due centrali in difesa, Barzagli non dia più garanzie di Bonucci! Dubbi, prove, ripensamenti, come nella partita di Coppa contro il Napoli, quando Allegri aveva inizialmente optato per la difesa a tre e per un centrocampista in più. E qui si parla di Juventus, di una squadra che ha in rosa venticinque nazionali e almeno tre o quattro giocatori da pallone d’oro!

Eppure è un problema anche per una squadra come la Juve verificare se Mandjukicz possa giocare ala sinistra (l’anno scorso Morata, per esempio, in quel ruolo fallì e Allegri, scusandosi per la scelta, corse ai ripari). Alla Fiorentina, no. Si continua ad accettare che il demiurgo Sousa vada avanti col suo gioco, pur constatando che Borja non ce la fa a giocarlo, che Badelj è fuori ruolo, che la difesa non è mai adeguatamente protetta, che Kalinic è sempre solo a combattere coi mulini a vento, che i ritmi imposti sono insostenibili, che le ali (soprattutto quelle fuori ruolo, come è stato a lungo Berna) non servono a nulla.

Perché Sousa non prova un più semplice 4-3-2-1, con tutti i giocatori al proprio posto? Forse è la proprietà che gli ha detto di non giocare il gioco di Montella, per non sbugiardare le sue scelte sciagurate? Comincio a pensarlo, perché non credo proprio che l’ottusità di un tecnico, per quanto fondamentalista e narcisista, debba sfidare così il buon senso e l’evidenza.

Certo, cambiare tecnico ora, anche se per un traghettamento, costa. Ma che i Della Valle sappiano che la confusione e la perdita di identità di metà giocatori in rosa gli costerà molto di più. Vuoi vedere che non riscatteranno Sanchez perché è fallito come terzino destro (lui, che oltretutto è sinistro) e che Sanchez andrà a fare altrove e con successo il suo mestiere di centrocampista con buona attitudine agli inserimenti in attacco? Ma nessuno lo saprà, perché a Firenze si sa solo piangere sul presente, e purtroppo si ha anche la memoria corta e quella maledetta rassegnazione che ci fa perdere di vista anche il futuro.

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