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Spesa alimentare più cara, arrivano gli effetti del clima impazzito Breaking news, Economia

Firenze – Vino, frutta, verdura, pasta. Le basi dell’alimentazione italiana stanno subendo un inarrestabile rincaro dei prezzi rispetto allo scorso anno: dal vino (+6,9%) alla pasta (+6%), dalla frutta (+8%) alla verdura (+2,9%). Una delle concause, il clima impazzito. E’ quanto scrive in una nota la Coldiretti, che ricorda che il cambiamento climatico “ha fatto sparire quest’anno dagli alberi un frutto su quattro, decimato i raccolti, distrutto coltivazioni, abbattuto alberi e allagato le aziende. Oltre ad aver provocato frane, smottamenti e alluvioni, “in un 2018 che si è classificato fino ad ora come l’anno più bollente dal 1800, anno in cui sono iniziate le rilevazioni, con una temperatura superiore di 1,46 gradi rispetto alla media storica nei primi sette mesi dell’anno”.

E tuttavia, per una distorsione difficilmente comprensibile, nonostante l’aumento dei pezzi della pasta le quotazioni del grano sono ancora insoddisfacenti per gli agricoltori italiani,  che per il maltempo hanno subito una riduzione della produzione di grano di circa il 10% rispetto allo scorso anno. Per fortuna, secondo quanto scrivono dalla Coldiretti, “la qualità è salva grazie a un buon contenuto proteico”. Il problema del grano coinvolge non solo l’Italia, ma l’intera Europa e anche i paesi non europei, con il raccolto in calo  dalla Russia all’Ucraina, dagli Stati Uniti al Canada, dall’ Australia alla Turchia. Secondo i dati europei,  la siccità ed il caldo hanno “bruciato” la produzione di grano tenero per pane e biscotti del 10% rispetto allo scorso anno mentre per il grano duro destinato alla pasta la riduzione è contenuta al 4%.

“Il crollo della produzione – precisa la Coldiretti – ha effetti sugli acquisti con il rischio di speculazioni nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola, a danno dei consumatori e dei produttori. Per la frutta estiva quest’anno – continua la Coldiretti – c’è stato il crollo dei raccolti in tutta Europa a causa dell’andamento stagionale anomalo con gelate e grandine, dalle albicocche alle susine, dalle pesche alle nettarine fino alle susine. Una situazione difficile per i coltivatori in Italia dove la Coldiretti stima un raccolto di pesche in calo di oltre il 20% nel mezzogiorno e del 15% al nord e una ridotta disponibilità anche per le susine e si stimano circa il 20% di albicocche in meno nei frutteti in Emilia-Romagna, Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia, Piemonte e Calabria. In queste condizioni per ottimizzare la spesa e non cadere negli inganni il consiglio della Coldiretti è quello di verificare l’origine nazionale, acquistare prodotti locali che non devono subire grandi spostamenti, comprare direttamente dagli agricoltori nei mercati di Campagna Amica e non cercare per forza il frutto perfetto perché piccoli problemi estetici non alternano le qualità organolettiche e nutrizionali”.

Storia a parte per il vino.  Per la vendemmia 2018 iniziata ad agosto si prevede, dicono dalla Coldiretti, “una produzione complessivamente in aumento tra 10% e il 20% con circa 46/47 milioni di ettolitri rispetto ai 40 milioni dello scorso anno, che per la grave siccità è stata tra le più scarse dal dopoguerra con effetti anche sugli attuali andamenti di mercato”. Ma i prezzi comunque salgono.

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