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Spirito Libero verso un network nazionale di circoli e associazioni Politica

L'appuntamento ha fatto centro, le presenze erano tante, qualificate, entusiaste. La convention laico-liberal-socialista denominata Spirito Libero, organizzata nella giornata odierna allo scopo di costruire un network nazionale di circoli e associazioni, ha registrato il pieno in sala, all'hotel Adriatico in via Maso Finiguerra. Fra i presenti, Riccardo Nencini, Valerio Zanone, Paolo Armaroli, Franco Camarlinghi, Nicola Cariglia (Pensalibero), Tommaso Sessa (RI.S.A.LI.RE), Elisa Sassoli (Néon), Gim Cassano (LibLab). Il blog (italiaspiritolibero.blogspot.it), una pagina Facebook (Spirito Libero), ed un accountTwitter(@ItaliaSpiritoLi), hanno accompagnato l'evento in diretta. Gli organizzatori parlano di circa 300 adesioni, superate comunque dai fatti.

Ma in che ambito si muove la pagina bianca di Spirito Libero? L'area è quella liberal socialista, con presenze repubblicane e radicali, vale a dire quella zona della politica che viene anche identificata con l'aggettivo "laica". Un'area, come spiega Nicola Cariglia, uno dei maitre a penser del percorso laico-liberal-socialista fiorentino insieme ad Adalberto Scarlino, che guarda anche verso prospettive più ampie e nuovi soggetti.

Già, perchè l'ambizione "un po' folle" come suggerisce il direttore di Pensalibero, è quella di suggerire una nuova via a un'Italia impantanata. Una via che si configura come una vera e propria "uscita di sicurezza" per un Paese stretto fra il clamoroso fallimento della Seconda Repubblica (con tutto lo strascico di perdita di credibilità della politica, avanzamento del malaffare e confusione assoluta circa le prospettive economiche per uscire dalla crisi) e un governo tecnico insediato sulla spinta dell'emergenza economica e che tuttavia, come ricorda Cariglia, "ora che si trova a dover operare scelte di natura anche politica (come sempre quando si tratta di stabilire priorità e valori) si scopre in panne". E, nonostante questo governo "non abbia goduto del mio appoggio nel momento della sua nascita" continua Cariglia, "il guasto ormai è stato fatto, e se cadesse, la situazione sarebbe ancora più tragica di quella precedente". Perchè? "Perchè l'accettare un governo tecnico ha dispensato ufficialmente la politica dal suo ruolo, quello di scegliere assumendosene le responsabilità. E' la parabola culminante di un'assenza che si protrae da almeno vent'anni. E sarà ancora più duro lo scotto che il Paese dovrà pagare".

Una nuova via, dunque, una via d'uscita, dicono gli organizzatori. Che passa, come suggerisce il Manifesto di Spirito Libero distribuito ai presenti, sostanzialmente per la riaffermazione di alcuni prncipi di forma e di contenuto. Principi impresicnidibli, che si oppongono ai massimalismi di qualisasi origine, siano essi destra o sinistra o persino centro. Che dunque aprano la strada a un nuovo metodo propositivo di approccio al governo della realtà. Sulle macerie della Seconda Repubblica, ben segnalate da indicatori oggettivi evidenti (mancata crescita, debito pubblico pressochè insostenibile, livello eccessivo e bassa qualità della spesa pubblica, disoccupazione e inoccupazione a livelli inaccettabili, in particolar modo per donne, giovani, Sud; bassa mobilità sociale e sperequazioni nella capacità di spesa e nella distribuzione della ricchezza ingiustificabilmente elevate) è necessario riaffermare, come sottolinea il documento base della convention, "l'imprescindibilità dei diritti umani nei loro aspetti individuali, civili, sociali, il diritto-dovere di tutti a dare, nella società, il loro apporto sotto le forme della cittadinanza, del lavoro, del sapere e dell'arte, del contributo economico, il diritto di tutti a un'esistenza libera e decorosa, il pluralismo dei corpi intermedi della società e dei soggetti politici, economici, culturali, dell'informazione, della solidarietà, a loro volta plurali al loro interno, la concezione laica dell Stato di diritto e quella di una democrazia rappresentativa indenne da tecnocrazia e populismo, la tutela delle differenze, il buon amministrare i beni pubblici, la vsione europea, cosmopolita, non razziale".

Insomma un vero e proprio manifesto delle istanze laico-liberal-socialiste che ancora sopravvivono nel nostro Paese, e che chiedono con forza di costituire un soggetto politico capace anche con una propria autonomia elettorale di incidere sul governo dell'Italia. Ma se queste sono le basi imprescindibili, Spirito Libero non si nasconde le difficoltà di concretizzare una proposta politica che prescinda dal passato ("Basta con i riferimenti a un passato rassicurante. Alle giovani generazioni non significa più nulla" dice ancora Cariglia) e sia capace di gestire il futuro, anche utilizzando nuovi strumenti e modalità in grado di "scardinare" il modo stesso di far politica e far crescere alternative.

Dunque, per questo Spirito Libero non ha logo. "E' una pagina bianca, con una scritta a pennarello sopra – ricorda il direttore di Pensalibero – per evidenziare il dato della fase di costruzione".
Una costruzione che, non a caso, interloquisce con la necessaria "ricostruzione" della politica nazionale. Vale a dire, della capacità perduta da parte del mondo politico di prendere decisioni, di scegliere. Del resto, la storia umana comincia col peso tremendo e libero della scelta. 

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