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Splende la Chiesa di Firenze, con i suoi tesori e i suoi grandi testimoni Opinion leader

Firenze – E’ un vero giubileo della Chiesa fiorentina questo che precede l’arrivo di Papa Francesco, previsto per il 10 novembre in occasione del Convegno Ecclesiale Nazionale. Una preghiera collettiva cantata dai grandi artisti fiorentini riproposti e, se possibile, rivalorizzati dal bellissimo Nuovo Museo dell’Opera del Duomo che verrà inaugurato giovedì 29 ottobre.

Nel coro partecipano i capolavori dell’arte sacra a cavallo fra l’800 e il 900, quali si possono vedere alla mostra Bellezza Divina di Palazzo Strozzi. In questa via delle meraviglie, il Battistero di San Giovanni restaurato splende grazie all’impegno dei fiorentini e delle loro rappresentanze civili. Cade dunque in un momento opportuno anche la discussione sul libro di Mauro BoncianiFirenze e la sua Chiesa” che avrà luogo lo stesso giovedì 29 ottobre presso la libreria Alzaia nei locali della Fondazione Stensen (viale Don Minzoni, 25 rosso, ore 17,30).

La Chiesa fiorentina offre al godimento estetico e spirituale le sue ricchezze artistiche e Bonciani ci racconta la storia che ha lasciato questi beni preziosi e che i lettori possono ripercorrere attraverso le pagine del libro ricche di personaggi e di episodi. Come la presenza di Sant’Ambrogio che consacrò la prima cattedrale di Firenze, San Lorenzo, nel IV secolo, o San Zanobi, che suggerì la costruzione della seconda cattedrale, Santa Reparata, entro le mura della città. O ancora Niccolò II, il papa fiorentino che rifondò il Battistero di San Giovanni e il vescovo di San Marco, Sant’Antonino e Filippo Neri.

Per arrivare fino ai nostri giorni, passando da una figura fondamentale del Novecento, il cardinale Elia Dalla Costa, “cittadino onorario di Firenze per aver difeso con zelo e coraggio la popolazione della diocesi contro la prepotenza, l’arbitrio e la protervia teutonica”, che fu proclamato Giusto fra le nazioni per aver offerto rifugio a oltre 110 ebrei italiani e 220 stranieri durante l’occupazione nazista.

E’ da lui  che parte quel periodo eccezionale della Comunità fiorentina percorsa da una spinta al rinnovamento che cercava di capire i cambiamenti profondi della società e, in certi momenti, li anticipava. Nella prefazione al libro il cardinale Silvano Piovanelli  cita parole di Giorgio La Pira che rappresentano la sintesi ultima della storia della città, del suo sentire religioso, del suo creare la ricchezza che oggi splende: “La dolce misurata e armoniosa Firenze, creata insieme dall’Uomo e da Dio per essere come città sul monte, luce e consolazione sulla strada degli uomini”.

Da  questa forte spinta di Fede e di ricerca del significato più profondo del  Messaggio evangelico impressa prima dal cardinale dalla Costa, improntata al rigore e all’ascetismo e poi da La Pira ispirata da una visione positiva dell’azione del cattolico nella società contemporanea, si sviluppa quello che non è arbitrario definire il terzo periodo d’oro del cattolicesimo fiorentino.

Con il sostegno di Dalla Costa, La Pira fece di Firenze la capitale della pace e del dialogo – ricorda Bonciani – che favorì anche la nascita della prima associazione di dialogo ebraico – cristiano. La Città del Giglio soprattutto divenne il luogo dove si metteva al centro la persona umana, dove il povero e il lavoratore dovevano ricevere prima di tutto il resto l’attenzione delle istituzioni. L’attesa della povera gente è un libro che tuttora viene considerato dai  politici progressisti di oggi un riferimento per la costruzione di una società più giusta.

La Pira e i suoi più diretti collaboratori resero Firenze il punto di aggregazione di tanti personaggi dominati dallo spirito evangelico della carità e della giustizia. Erano tempi di contrapposizione ideologica fra mondo occidentale e mondo comunista e la Guerra fredda pesava su questi uomini, perché le posizioni pregiudiziali e partigiane non favorivano la libera e onesta ricerca a causa delle reciproche condanne di appartenere al campo avverso. Penso all’episodio del libro di Don Lorenzo MilaniEsperienze pastorali”, pubblicato dalla LEF che è il primo documento di un moderno approccio alla cura delle anime da parte di un parroco, utilizzando gli strumenti scientifici per capire l’origine dei problemi e il loro impatto sull’esistenza delle persone.

Bonciani ci spiega bene l’imbarazzo delle alte gerarchie ecclesiastiche di fronte a questo libro di impostazione rivoluzionaria scritto da un sacerdote. Dalla Costa concesse l’imprimatur, ma poi il Sant’Uffizio intervenne per vietarne stampa e commercio. Per anni si è ritenuto che fosse stato condannato, ma  cinquant’anni dopo si è scoperto che non era una condanna. La cosa è stata chiarita per l’intervento del cardinale Giuseppe Betori, l’attuale Pastore della Chiesa fiorentina, che ha portato a compimento “la valorizzazione della persona e dell’opera di don Milani che era iniziata da tempo nella Chiesa”.

Allora quel libro divenne come il segnale di inizio di un periodo di circa venti anni, nel quale a Firenze si incontrarono esperienze e personalità diverse, ma tutte impegnate a ritrovare l’ispirazione evangelica di fronte alle sfide di società in tumultuoso cambiamento.

E’ il periodo che Bonciani racconta nel capitolo “L’Era della contestazione”, che investì tutta la società civile, ma che in campo religioso si riferisce alla conflittualità che ci fu fra le comunità raccolte intorno a figure  come lo stesso Milani, la cui visione anticipatrice lo portò all’esilio nella minuscola e impervia parrocchia di Barbiana, Padre Ernesto Balducci, ideatore della rivista Testimonianze, don Enzo Mazzi leader spirituale della Comunità dell’Isolotto.

Rappresentavano diverse declinazioni della Fede che traevano la loro diversità nel modo di rapportare il Messaggio evangelico alle ingiustizie e ai problemi della povertà e dell’emarginazione del mondo contemporaneo, ma che rimanevano tutti rami dello stesso tronco. Ciò allora che colpiva, in quel clima talvolta anche drammatico di confronto senza compromessi, era la lealtà all’Istituzione e il profondo senso di appartenenza a tutta la comunità dei fedeli. Una lealtà alla quale Giorgio La Pira per primo richiamava instancabilmente tutti. “Nulla Salus sine Ecclesia, Ubi Episcupus ibi Ecclesia”, usava ripetere. Ciascuno affermava, spesso gridava con la sofferenza di chi è pronto a subirne le conseguenze,  ciò che riteneva fosse un deragliamento dai binari della parola di Cristo.  La lettera ai cappellani militari di Milani o l’articolo di Balducci “La Chiesa alla Patria” pubblicato dal Giornale del Mattino, prendevano posizione per esempio a favore dell’obiezione di coscienza con vicende giudiziarie che misero in scena il conflitto perenne fra “la lettera” , la legge formale e l’estendersi dei diritti dei cittadini.

Nel nome della pace e della comprensione reciproca, quelle personalità spingevano per aprire un dialogo fra cattolici e comunisti, osteggiato senza esclusione di colpi dalle forze politiche conservatrici, che era uno dei capitoli importanti della visione lapiriana. Il libro che uscì nel 1964 da Vallecchi rappresentò una svolta importante anche per le riflessione che avviò all’interno del Partito comunista di Enrico Berlinguer.

La vicenda dell’Isolotto rappresentò il momento più acuto del conflitto fra le comunità spontanee di base e la gerarchia ecclesiastica allora impersonata dall’arcivescovo  Ermenegildo Florit. La frattura fra il vescovo e la comunità del quartiere oltrarno non si ricompose mai. Toccò prima a Piovanelli e poi a Betori, quando nel 2011 Enzo Mazzi sospeso a divinis dal 1974 morì all’età di 84 anni, il compito di rimarginare definitivamente la ferita.

Nel prendere possesso della Curia fiorentina Giovanni Benelli, inviato da Paolo VI al posto di Florit per trovare una composizione ai contrasti, al quale non difettava una grande capacità diplomatica, pronunciò parole che fuori dal contesto delle contrapposizioni del tempo e delle opportunità del momento, sono rimaste la più bella definizione mai pronunciata della Comunità dei cattolici fiorentini: “La Pace che fa della città e della diocesi non una somma di aperture particolari o di singole, anche nobili esperienze, ma una unità vivente nella stessa trama di varianti, invenzioni, avventure spirituali”.

Foto: il ritratto di Elia Dalla Costa dipinto da Luciano Guarnieri

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