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Stadio, Bencivenni: “Esiste un progetto serio e realistico o no?” Breaking news, Cronaca

Firenze – Stadio Artemio Franchi di Firenze, cresce l’attenzione internazionale per quello che è indubbiamente uno degli esempi più riusciti del Razionalismo italiano, su progetto di Pier Luigi Nervi. Lo stadio fiorentino è da sempre famoso in tutto il mondo per alcuni elementi avveniristici per l’epoca, dalla pensilina senza sostegni fra i punti d’appoggio e arrivo ( lunga 110 m e larga 22,5 m, è sostenuta da 24 mensoloni portanti che la innervano; i puntoni, integrati nel profilo della struttura, dimezzano lo sbalzo, mentre il peso del corpo delle gradinate funge da contrappeso) , le famose scale elicoidali e la slanciata torre di Maratona. 

Tanto importante, lo stadio Artemio Franchi, che di fronte alle varie ipotesi di abbattimento (più o meno veraci) e modifiche sostanziali, ha sollevato l’attenzione di prestigiosi architetti di fama internazionale che hanno inviato una lettera al sindaco dove, fra le altre cose, si leggeva: “Come architetti, ingegneri, esperti della conservazione del patrimonio moderno e studiosi dell’architettura del Novecento siamo preoccupati per le informazioni che giungono sul pericolo di parziale distruzione o demolizione che corre lo stadio Artemio Franchi” , e la piccata risposta del sindaco Dario Nardella (https://www.stamptoscana.it/stadio-franchi-il-sindaco-nardella-risponde-agli-archistar/). 

Sulla questione abbiamo interpellato il professor Mario Bencivenni, storico e autore di svariati saggi sulle trasformazioni architettoniche subite da Firenze nei secoli. 

Secondo lei, l’appello firmato da alcuni degli architetti maggiormente conosciuti  a livello internazionale sulla questione dello stadio comunale di Firenze, potrebbe cambiare o modificare l’atteggiamento dell’amministrazione comunale?

 “Penso che la risposta del sindaco di Firenze Dario Nardella all’ultimo appello di un nutrito gruppo di architetti che al di là del termine riduttivo se non dispregiativo di “archistar” sono universalmente riconosciuti a livello mondiale come maestri dell’architettura contemporanea, riproponga due gravi questioni una di forma e di sostanza.

Per quanto riguarda la prima, Firenze è da secoli nel mondo un riferimento nel campo dell’arte e della cultura perché ha sempre considerato il suo patrimonio un patrimonio non solo della “Civitas Florentiae”, ma anche dell’umanità.  Ha sempre gradito anzi ricercato collaborazioni con gli esponenti della cultura e dell’arte di tutto il mondo. Forse la prova più tangibile è la composizione dell’Accademia delle Arti del Disegno che fin dalla sua fondazione nel 1563 ha sempre mantenuto questa caratteristica e questa funzione. Perciò, di fronte ai numerosi appelli contro il pericolo di distruzione del Franchi, che tramite anche la Fondazione Nervi (vorremmo ricordare ha sede a Bruxelles, od altri istituti scientifici sono arrivati da numerosi maestri dell’architettura contemporanea) il sindaco Nardella non sa fare altro che rispondere in modo arrogante facendo tutto il contrario di quello che anche per buona educazione si fa: ringraziare i maestri per il loro interessamento ad un nostro monumento considerato un capolavoro di architettura e ingegneria,  del Novecento e rassicurarli sui loro timori circa le sorti dello stadio. Ma non ha fatto nessuna di queste due cose elementari. Anzi, ha risposto chiedendo a questi maestri perché non si sono mossi per lo stadio Franchi quando in occasione dei lavori per adattarlo agli standard richiesti dalla Fifa per renderlo sede del campionato di mondo di Calcio Italia 90 fu pesantemente manomesso”.

 In effetti, professore, quando si svolsero i lavori dei Mondiali nessuno di questi grandi rappresentanti dell’Architettura si mosse …

 “E’ bene fare chiarezza sul punto e ricordare in premessa quanto il sindaco Nardella (e molti altri) continuano ad ignorare: quei lavori del ’90 furono eseguiti dall’Amministrazione comunale su progetto coordinato sì dall’arch. Italo Gamberini, ma realizzato sotto la direzione degli ingegneri e architetti comunali di allora; quei lavori, in termini di manomissione dello Stadio, sono niente rispetto a quanto proposto oggi dal Presidente della Fiorentina Rocco Commisso, dal suo architetto Marco Casamonti, col pieno sostegno del Sindaco e della sua Giunta. Ciò che preoccupa è che il sindaco, invece di rispondere per fugare eventuali e legittime preoccupazioni, risponde con una domanda piuttosto offensiva, secondo il mio parere: cosa facevano questi maestri  di fronte alle manomissioni che venivano attuate nel 1990. Basterebbe molto poco, per sapere cosa facevano i maestri dell’architettura internazionale in quegli anni e visto che il sindaco lo ignora glielo ricordiamo: lavoravano attivamente come si lavora in uno studio di professionisti che è impegnato in grandi progetti nel proprio paese e all’estero. Poiché la lista dei maestri è molto lunga, vorremmo ricordare due di quei maestri che si sono oggi mobilitati per il Franchi. Nel 1990 Tadao Ando lavorava in Giappone alla realizzazione (tra le altre sue memorabili opere in cemento armato sparse in tutto il mondo) del Museo d’Arte Contemporanea di Naoshima (1990-1992); mentre Santiago Calatrava (che a Firenze, pur risultando vincitore del concorso internazionale, non ha avuto la soddisfazione di vedere realizzato il suo progetto del Museo dell’Opera del Duomo) era impegnato (anche lui tra le altre opere a lui commissionate nel mondo intero) alla costruzione di quello straordinario complesso costituito dalla Città della Cultura e della Scienza a Valencia in Spagna (1990-1992). Del resto, sono rimaste voci inascoltate molti di coloro che si sono preoccupati in tempi non sospetti del destino della stadio di Firenze, da Italia Nostra, alla Fondazione Nervi, dall’Associazione DO.CO.MO.MO ad autorevoli esponenti del mondo accademico fiorentino come Francesco Gurrieri o stranieri come François Burkhardt. Ed è piuttosto scorretto, mi permetta di sottolinearlo, rappresentare lo stadio di Nervi e Mellucci sui media come un ammasso di ferri arrugginiti e di cemento che cade a pezzi”.

 La storia dello stadio di Firenze è molto lunga, e spesso si è parlato di costruire un nuovo stadio. Cosa ne pensa?

 “L’idea di costruire un nuovo stadio prima nel parco di lato all’aeroporto (nella ipotesi della nuova città di Castello targata Ligresti), poi nell’area della Mercafir, è almeno decennale, e i sindaci che si sono succeduti, compreso Nardella, hanno preso in considerazione solo questa ipotesi,  non dando peso a qualsiasi richiesta di seria e compatibile ristrutturazione dello stadio Franchi, secondo importanti aperture e indicazioni fornite dalla Soprintendenza Mibact, che già un anno fa Italia Nostra Firenze, assieme ad un comitato sorto in difesa del Franchi, gli avevano inutilmente rappresentato. Invece, il sindaco e la sua giunta si sono adoperati per imporre una variantina urbanistica per l’area Mercafir e bandire un’asta pubblica per la vendita. Fallita questa prospettiva, che comunque oltre alla distruzione della Mercafir avrebbe condannato all’abbandono il Franchi, si è tornati allo stadio di Nervi ma solo per consegnarlo al patron della Fiorentina, con l’ipotesi in campo di demolirlo per farci un nuovo stadio. In contemporanea, si è arrivati prima ad un disegno di legge, e poi al tristemente noto 55bis inserito nel Decreto semplificazioni. Concludendo, credo che sia il momento, per il Sindaco e la sua giunta, fare chiarezza: esiste un progetto serio  e realistico per lo Stadio Franchi dell’Amministrazione comunale o invece si continua ad affidarsi a quello di Rocco Commisso?”.

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