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Staff leasing, si perde il lavoro anche solo per mail Breaking news, Economia

Firenze – Licenziamenti sospesi causa coronavirus, dunque nessun problema (si fa per dire) per il lavoro. Ma così non è, sebbene a livello formale tutto tenderebbe a dimostrarlo. Sotto i riflettori poniamo una formula molto interessante, che si fregia della definizione di “lavoro a tempo indeterminato”: stiamo parlando dello staff leasing.
Prima di tutto, il caso: l’Rsu della Gkn dirama la notizia della disdetta del contratto commerciale con l’agenzia interinale Umana, che riguarda 20 lavoratori impiegati in staff leasing presso l’azienda. “Si tratta per quanto ci riguarda di 20 potenziali licenziamenti, anche se “mascherati” dalla forma contrattuale dello staff leasing”, si legge nella nota. La disdetta è avvenuta, secondo i termini di legge, per mail. Risultato: dal momento che il contratto “d’affitto” che l’azienda aveva stipulato per questi lavoratori con l’agenzia interinale prevede un anticipo di disdetta di due mesi, questi lavoratori cesseranno dall’attività a maggio, il 26 maggio esattamente. Vale a dire, quando ci sono pur flebili speranze che la produzione si possa riavviare. 
Ma se questo è il fatto, per cui l’Rsu ha già preannunciato stato d’agitazione per quello che ritiene un vero e proprio licenziamento mascherato (alcuni dei 20 lavoratori disdettati lavorano alla Gkn da almeno 15 anni), il vero paradosso è lo status dei lavoratori stessi: senza più lavoro ma, a rigor di legge, ancora “lavoratori a tempo indeterminato”. 
Per spiegare come mai accade ciò che potrebbe essere qualificato come una contraddizione in termini, conviene tornare sulla modalità dello staff leasing. Secondo la legge, D.lgs. 81/2015, modificato ex l. 96.2018 (Dignità), posto che si tratta di una forma del contratto di somministrazione, all’art.34 comma 1 si legge: “In caso di assunzione a tempo indeterminato il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore è soggetto alla disciplina prevista per il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel contratto di lavoro è determinata l’indennità mensile di disponibilità, divisibile in quote orarie, corrisposta dal somministratore al lavoratore per i periodi nei quali egli rimane in attesa di essere inviato in missione, nella misura prevista dal contratto collettivo applicabile al somministratore e comunque non inferiore all’importo fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. L’indennità di disponibilità è esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo”.
In altre parole, si tratta di un contratto di “affitto” del lavoro; titolare del contratto a tempo indeterminato è l’agenzia, che “affitta” il lavoro all’azienda, a tempo indeterminato, con la possibilità di disdettare il contratto da parte dell’azienda stessa. Ma il lavoratore non viene “licenziato” strictu senso: dipende sempre e rimane agganciato all’agenzia cui ha dato la disponibilità, fatto salvo, come da legge, nelle more dell’attesa di un’altra “missione”, della corresponsione di un indennizzo di disponibilità (appunto), divisibile in quote orarie, e in ogni caso “non inferiore all’importo fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali”. Importo che dovrebbe essere incanalato, come spiega Mirko Lami, Cgil, sulla falsariga del Tis, a norma dell’accordo che è stato firmato nei giorni scorsi e che estende il Trattamento d’integrazione salariale  ai lavoratori somministrati per far fronte alla crisi causata dall’emergenza Covid-19. L’intesa garantisce un sostegno al reddito laddove anche le aziende utilizzatrici non dovessero attivare nessun ammortizzatore sociale. Il Tis prevede un’indennità salariale pari all’80% dell’ultimo stipendio percepito. Ma se è vero questo in tempi di coronavirus, sulla questione “ordinaria” persistono ombre. Dall’Usb infatti, per bocca di Simone Iannotta che si occupa della materia, fanno sapere che nei contratti di staff leasing cui hanno avuto accesso “venivano corrisposte indennità di ben poca rilevanza economica”. Vale a dire, si tratta di circa 700 euro netti, o anche meno. Poco, troppo poco per pagare un canone, le bollette, la spesa e magari mantenerci una famiglia.
“Secondo quanto rilevato e per quanto ci riguarda – dice Iannotta – i lavoratori in staff leasing senza attività o scaricati dal contratto aziendale dovrebbero essere inseriti nelle tutele dei cassintegrati come i lavoratori con contratto a tempo indeterminato ordinario. Il vero problema tuttavia riguarda tutta la categoria del lavoro a intermittenza che, in particolare nel settore del turismo che comprende una buona fetta del lavoro a Firenze, vista la natura sostanzialmente turistica del tessuto economico cittadino, vede l’estromissione di un grande numero di lavoratori che soggiacciono a modalità che eludono tutta una serie di tutele; in primis, per fare un esempio, l’indennità di malattia”. Per di più, come lamentano molte piccole aziende in queste ore, dei contributi promessi ad ora non è arrivato nulla. “E’ vero che è presto – dicono da un’azienda di logistica del nord Italia – ma per attività come le nostre, che continuano comunque a lavorare e dunque a sostenere delle spese, è essenziale che i contributi promessi arrivino il più presto possibile”. Perché? “Ad esempio, perché dobbiamo pagare gli stipendi”, è la risposta senza preamboli.
Ciò che pare di capire, sentendo i sindacati e i lavoratori, è che  la pandemia attuale può agire in due direzioni: o facendo fare un salto di qualità al sistema del lavoro, andando a colmare i dislivelli e le differenze sociali e portando a un sistema più equo, oppure esasperare le differenze, alzare la tensione sociale e consegnare i lavoratori alla ormai enorme massa dei “lavoratori poveri”, con un contraccolpo non prevedibile sulla tenuta sociale ed economica del sistema Italia.
Ed è proprio sul punto che conclude Lami: “Tutte queste modalità di lavoro dovranno essere riviste dalla base. Il coronavirus porta anche a fermarci e a ragionare su forme di lavoro che non sono tutelate, che  non danno certezze ai lavoratori, nè di vita nè di lavoro. Lasciano i lavoratori in balia dell’incertezza. Facciamo l’esempio delle pensioni. Questi contratti lasciano scoperti buchi che ad ora non si sa come possano essere  ricuciti. Da qui bisognerà ripartire e confrontarsi. In questo momento, lo strumento del Tis è una boccata d’ossigeno. Tuttavia il coronavirus ha insegnato al mondo che si può essere colpiti in ogni momento da qualcosa di imprevedibile; dunque tutti i lavori devono avere un paracadute, costruendo strumenti come quelli della bilateralità, oppure tornando a un sistema che, forse proprio perché funzionante, è stato messo in soffitta, quello previsto dal primo trattato, ovvero il trattato Ceca” che prevedeva trattamenti di “sostanza” non solo alle aziende, ma anche ai lavoratori. Per inciso, ricordiamo che fra gli obiettivi del trattato istitutivo della comunità europea del Carbone e dell’Acciaio, prodromo per l’unità europea, viene dichiarato: “Come stabilito dall’articolo 2 del trattato, l’obiettivo della CECA è contribuire, attraverso il mercato comune del carbone e dell’acciaio, all’espansione economica, all’incremento dell’occupazione e al miglioramento del tenore di vita. Spetta pertanto alle istituzioni vigilare sull’approvvigionamento regolare del mercato comune, assicurando un uguale accesso alle fonti di produzione e controllando che si stabiliscano i prezzi più bassi e che vengano migliorate le condizioni della manodopera”.
D’altro canto, sullo staff leasing invece le agenzie interinali pongono in rilievo molti vantaggi sia per il lavoratore che per le aziende, come si legge sul sito di Umana, una delle più importanti del settore. Fra i vantaggi per il lavoratore, la continuità occupazionale (il contratto è con l’agenzia, cui è fatto esplicito divieto di avviare procedimenti di licenziamento collettivo), la garanzia di un reddito continuativo, formazione continua e accesso a un sistema di welfare articolato, che vede protagonisti Ebitemp, ovvero l’ente bilaterale nazionale per il lavoro temporaneo, e Forma.Temp, il Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione. Ciò che sfugge, dicono i sindacati, è che in realtà si crea “uno straordinario strumento di precarietà istituzionalizzata, che vede il lavoratore rimbalzare fra le aziende senza mai giungere a uno status di certezza, di vita e lavorativa”. Inoltre, i sindacati ricordano che lo staff leasing ben si presta a evitare assunzioni “vere”, fino ad arrivare al caso del lavoratore assunto secondo contratto collettivo, licenziato e poi riassunto in staff leasing. Perché? Meno tutele sindacali e soprattutto la possibilità per l’azienda di “disdetta” facile al posto di un licenziamento lungo e oneroso. Inoltre, da parte dei lavoratori, ci sono molte resistenze, che riguardano in buona sostanza anche la prospettiva di vedersi “assicurato” uno stipendio basso, spesso insufficiente. E contando che, secondo le stime del Sole24ore, i working poors in Italia sono al 12% (dato delll’ottobre 2019) e tutti sull’orlo dell’abisso, non è preoccupazione di poco conto.
Tornando alla vicenda dei 20 lavoratori della Gkn,  l’Rsu sottolinea che sono stati avvisati della cessazione della loro attività all’interno dell’azienda “con una semplice mail di disdetta commerciale”. Per di più, sottolineano le Rsu, a fabbrica chiusa per cassa integrazione e mentre “siamo tutti confinati in casa in isolamento”, circostanza che, secondo i sindacati, rende l’atto ancora più “intollerabile”.  Conclude la nota delle Rsu: “Come Rsu e lavoratori Gkn ci siamo sempre opposti a questa forma contrattuale. Dopo uno stato di agitazione sindacale, e con una serie di scioperi, eravamo arrivati alla firma di un accordo in Regione per la salvaguardia del futuro dello stabilimento. Tra le varie cose, questo accordo istituiva un bacino di assunzione per i 20 lavoratori in Staff Leasing e chiedeva all’azienda un percorso di stabilizzazione. Al momento questo percorso è lettera morta”. Insomma, il “licenziamento” dei 20 lavoratori della Gkn viene vissuto come una sorta di anticipo di ciò cui, secondo i sindacati, potrebbe succedere: “L’emergenza Coronavirus ha accelerato una recessione che covava da tempo, particolarmente nel settore auto. I conti di questa recessione saranno pagati, tanto per cambiare, dal lavoro dipendente e dalla componente operaia”.
Sempre a proposito di staff leasing, parla di “barbarie del nostro tempo” una nota di Potere al Popolo con cui solidarizza con i 20 lavoratori “disdettati” e conclude: “Già si intravede da questa vicenda a chi faranno pagare la crisi: ai lavoratori, a partire da quei settori più deboli, più precari, che dal turismo alla metalmeccanica ormai sono una fetta consistente dei lavoratori del nostro paese”.
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