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State of the Union: parola d’ordine, ottimismo nonostante tutto Opinion leader, Politica

Firenze – Una straordinaria professione di fede europeista è venuta dal palco dello State of the Union in corso di svolgimento a Villa Salviati e a Palazzo Vecchio fino a sabato 4 maggio. Per rafforzare l’Unione e il processo di integrazione si sono pronunciati il presidente della Romania Klaus Iohannis e ancor più il ministro degli esteri francese Jean-Yves Le Drian. Persino il ministro degli esteri italiano Enzo Moavero Milanesi ha delineato concretamente le riforme fattibili per rilanciare il progetto federalista.

Peccato che il presidente rumeno conviva con un governo che ha manifestato qualche intenzione di imitare le democrazie illiberali polacca e ungherese, che la Francia sia attraversata da tanti moti di contestazione e che nelle ore nelle quali Moavero prendeva la parola, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini era con il primo ministro ungherese Viktor Orbàn per rafforzare l’alleanza sovranista in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

La stessa impressione di una distanza incolmabile fra le forze  tradizionali europeiste e movimenti neo-nazionalisti, sovranisti, populisti l’hanno data anche gli “Spiztenkandidaten”, i candidati di punta dei partiti storici, che ieri pomeriggio si sono confrontati senza affondare sulle divergenze – che ci sono e molto importanti – per trasmettere un’immagine di solidarietà europeista che potrebbe preludere a una maggioranza nel nuovo Parlamento.

Il dibattito fra Manfred Weber (Partito polare), Frans Timmermanns (Socialisti e democratici), Ska Keller (Verdi) e Guy Verhofstadt (liberali) ha  soprattutto voluto sottolineare un obiettivo comune: migliorare e rafforzare l’Europa. Ma quanti prossimi elettori lo hanno seguito su Internet?

Il principale paradosso si è evidenziato nell’intervento di Moavero Milanesi, che ha lanciato cinque proposte per rilanciare l’Europa senza che vi sia la necessità di una riforma dei trattati che comporterebbe una lunga e complessa procedura di approvazione da parte degli Stati membri. “Europa della concretezza”, che dà risposte concrete ai cittadini, ha detto, e che potrebbe ritrovare la sua dinamica virtuosa dotando il Parlamento europeo di iniziativa legislativa: “Basterebbe un accordo inter-istituzionale con la Commissione in base al quale questa si impegna a presentare tutte le proposte che vengano dai gruppi parlamentari o da un numero minimo di eurodeputati in maniera trasversale”.

In secondo luogo la Commissione dovrebbe corrispondere politicamente alla maggioranza che si è venuta a determinare in  parlamento. Poi si dovrebbero aumentare le risorse emettendo eurobond per finanziari grandi investimenti e con una tassazione europea omogenea per esempio sulle aziende multinazionali che hanno stabilito il loro quartiere generale in Europa sfruttando i diversi regimi fiscali, o con una tassa ecologica, la Carbon tax, o con una web tax per i colossi digitali non europei che fanno affari in Europa.

La quarta proposta riguarda una politica comune e solidale nei confronti dei flussi migratori condividendo gli oneri e investendo nei paesi da cui partono i migranti. Infine, nella politica estera, gli Stati membri dovrebbero limitare di comune accordo l’obbligo del voto all’unanimità stabilendo procedure di voto a maggioranza. Proposte concrete che tuttavia non sono esattamente quelle che ha individuato il fronte sovranista che vede come leader riconosciuto Salvini, segretario di un partito che detta la linea politica del governo italiano.

Tutti gli intervenuti hanno negato che vi sia una crisi della democrazia in Europa. Ci sono fenomeni di contestazione, toni anche aspri che per Moavero sono anche funzionali a vera compagna elettorale nella quale si confrontano visioni diverse. Tuttavia, la crescita dei populisti e dei sovranisti non è “drammatica”, anzi ha aiutato a riportare l’attenzione della classe dirigente europea verso i bisogni reali dei cittadini, ha spiegato Hanspeter Kriesi, docente di politiche comparate dell’Istituto Universitario europeo.

L’ottimismo e d’obbligo, la prudenza è necessaria. Lo State of the Union del 2019 ha portato la consapevolezza che gli europeisti devono rimboccarsi le maniche e scendere in questo mondo irrazionale, imperfetto, pieno di insicurezze e malumori e portare nuove idee con linguaggi più comprensibili.

Foto di gruppo dei protagonisti della seconda giornata dello State of the Union

 

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