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Stefano Mugnai: “Ticket alto, liste d’attesa infinite, sanità da rivedere” Breaking news, Politica

Firenze – Stefano Mugnai, storico esponente di Forza Italia in Toscana, consigliere regionale, coordinatore del partito toscano, candidato in due diversi collegi, nelle liste del plurinominale per la Camera, quello dell’area di Firenze (che copre anche Figline Incisa, Rignano, Reggello, Castelfranco Piandiscò e Loro Ciuffenna); e quello di Arezzo Siena Grosseto (dove votano i residenti di Montevarchi, San Giovanni, Terranuova, Bucine, Pergine Laterina, Cavriglia). Una posizione che, se da un lato non risulta così “sicura” come la testa dell’uninominale, tuttavia testimonia la forza del candidato nella raccolta delle preferenze. In altre parole, Mugnai è molto presente e seguito sul territorio, ed è uno dei pochi “azzurri” ad avere un seguito proprio in Toscana.

Sanità toscana, vale a dire Stefano Mugnai, ovvero l’opposizione più competente e puntuale nel rilevare le criticità toscane. Quali sono secondo lei i punti “più deboli” del sistema messo in piedi da Rossi e dal Pd? E quali sono le proposte, a livello regionale ma anche nazionale, che potrebbero davvero mettere una parola risolutiva sulle questioni della sanità?

“Sanità toscana, vale a dire luci ed ombre. Nonostante infatti si siano realizzati risultati anche importanti, siamo ancora in condizioni di inferiorità rispetto ad altre realtà del centro-nord. Parlando di criticità, una fra tutte è senz’altro il problema delle liste di attesa, per cui si verifica il paradosso di un cittadino che paga le tasse, e, oltre ad avere un ticket alto, si trova di fronte, qualora abbia necessità, ad attese che possono aggirarsi fra i 12 e 18 mesi. Senza scordare che invece, se può avvalersi delle visite intramoenia, allora il percorso è infinitamente più rapido. Inoltre, non dimentichiamo che, per coprire bilanci disastrati, si sono messi in atto tagli ai posti letto e altre soluzioni che tuttavia non hanno evitato di arrivare a fine anno con un piano di rientro a rischio. A dicembre, sempre per dribblare questi rischi, sono state bocciate prestazioni chirurgiche programmate e sono state tagliate prestazioni di farmaci a pazienti che li ricevevano ordinariamente e che vedono il loro stato di salute legato a quei farmaci. Questo significa giocare sulla pelle della gente. Per cui, di fronte a un sistema sanitario “pesante”, iperpoliticizzato, infarcito di sprechi e rendite di posizione, forse manca una vera volontà politica di cambiamento. Facciamo l’esempio della chirurgia robotica. In Toscana sono presenti più robot sanitari rispetto alla Francia o a tutto il Regno Unito. Mi chiedo se non ci siano interessi che vadano al di là della salute e del benessere dei cittadini. Sempre per quanto riguarda gli sprechi, pensiamo ai bandi: se ne occupa un’agenzia, la Estar (acronimo di Ente di Supporto Tecnico Amministrativo Regionale), ma i bandi non si fanno. Teniamo presente che le innovazioni che escono sul mercato hanno abitualmente prezzi altissimi, che tuttavia diminuiscono col trascorrere del tempo, a volte mesi, oppure un anno. Se non si fanno le gare, lo strumento continua a mantenere un prezzo assurdo”.

Nel dibattito nazionale, qualcuno mette in dubbio anche l’autonomia delle regioni in materia, autonomia a cui in molti attribuiscono la responsabilità di avere affossato le regioni del Sud. Qual è la sua linea sul tema? E’ opportuna una rinazionalizzazione della Sanità?

“Livellare verso il basso, non mi va bene. Guardiamo alla Lombardia, dove funziona un intreccio “virtuoso” fra sanità pubblica e privata. Dunque, messo in conto che la sanità può e deve rimanere senz’altro pubblica, mi chiedo perché, laddove ci sono eccellenze, mortificarle. Ma la vera riflessione di fondo, quella per cui ritengo che il Paese sia pronto, è: hanno ancora un senso le regioni? Premetto che non ho nessuna risposta certa, ma ritengo che, essendo i ¾ dei bilanci delle regioni dedicati alla sanità, forse sia ormai improcrastinabile una riflessione. Magari si giungerà al risultato di ritenere non solo necessarie le Regioni, ma anche necessario incrementare gli investimenti dal nazionale. Tuttavia, è il momento di aprire il dibattito”.

Quale sarebbe il contributo più importante che lei ritiene di poter mettere sul piatto con la sua candidatura? Esiste una “parola d’ordine”, un impegno personale su un tema o iniziativa particolare, al di là del programma portato avanti dal partito e dal centrodestra?

“Senza dubbio il mio impegno si è svolto molto intensamente sulla Sanità, e ho lavorato anche su quella tragedia umana che fu il Forteto, insieme ai colleghi della commissione d’inchiesta regionale, nonostante la “tepidezza” di alcuni esponenti del Pd. Essermene potuto occupare, al di là del dolore di cui tutta la situazione era intessuta, è stato un privilegio. Detto questo, chi ha avuto modo di conoscermi sa che so farmi carico delle questioni e sono … secchione. Insomma, tutti sanno che “mi ci metto”, al di là delle soluzioni, che di volta in volta possono essere troppo al di fuori degli strumenti a nostra disposizione, o troppo complesse, oppure semplicemente inesistenti. Del resto, ritengo che alla politica il cittadino chieda proprio la capacità, la voglia, ma anche l’ostinazione racchiuse nel “farsi carico””.

Il ritorno di Berlusconi in politica ha fatto dire a qualcuno che la “rivoluzione liberale”, ovvero il grande leit motiv con cui il Cavaliere basò il suo ingresso in politica, non è, ormai, più credibile. Quale potrebbe essere il ruolo del suo partito, fra la Lega e Fratelli d’Italia? E quello di Berlusconi?

“Partiamo da Berlusconi, che vorrei definire il “grande federatore”. E’ sempre stato infatti il suo punto di forza, quello di trovare, fra posizioni che mostrane sfumature anche molto diverse, il punto di contatto, quel passaggio fondamentale in cui tutti possono riconoscersi. Ecco, ritengo che sia questo il “ruolo”, se un ruolo lo si vuole trovare e senza correre il rischio di rimanere ingessati, di Forza Italia: trovare il punto di contatto, in una “rivoluzione liberale” che deve comunque essere aggiornata per stare al passo dei tempi, fra posizioni anche diverse, ma che tuttavia si toccano”.

I sondaggi dicono che l’appeal del centrodestra cresce, ma anche quello dei 5Stelle che si guadagnano la definizione di vero nemico da sconfiggere. Pensa anche lei, come qualcuno ha già sottolineato, che siano “pericolosi”?

“Prima di tutto, una premessa: i 5Stelle svolgono e hanno svolto un ruolo democratico importante, nel senso che hanno dato rappresentanza a una parte “arrabbiata” del Paese, che in altro modo avrebbe preso la via dell’astensionismo o anche altre derive. E tuttavia, certo che sono un pericolo. Perché chi millanta di poter risolvere con soluzioni semplici problemi complessi, o non è uno “serio”, o è pericoloso”.

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