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Steve Jobs: facciamo un po’ di chiarezza Opinion leader

L’evento in sé ha sicuramente avuto un legittimo impatto emotivo sia nella comunità della mela morsicata sia nell’opinione pubblica generale. Nessuno ha mai negato che un personaggio come Jobs potesse provocare cotanta tempesta di notizie attorno a sé, soprattutto perché lui lo ha sempre cercato, esponendosi spesso e volentieri al pubblico giudizio (ma sempre con misurata e attenta selezione). Quello che mi ha stupito (e con me migliaia di altri appassionati del mondo Apple) sono state le reazioni di una gran parte della stampa/informazione specializzata. Abbiamo assistito ad una sorta di pubblico “funerale” anticipato e accompagnato da coccodrilli di dubbio gusto senza che vi fosse alcun motivo reale e documentato per farlo, ma basandosi su semplici congetture o previsioni in stile mago di Segrate. Troppe volte si dimentica il vero ruolo dell’INFORMAZIONE (ovvero riportare al pubblico informazioni, notizie e dati così come sono senza libere reinterpretazioni) e si confonde il giornalismo con oscuri metodi di cronaca mischiati da un pizzico di divinazione, un briciolo di magia nera e tanta, tanta fantasia. Dunque, con questo mio ‘pezzo’ vorrei provare a dissolvere un po’ di nebbia che ancora aleggia al di sopra di questo importante evento.

Per iniziare come si deve e fare dell’informazione precisa, vi consiglierei di leggere la lettera di dimissioni di Steve Jobs e il comunicato stampa ufficiale di Apple sul sito di Apple stessa. Sarebbe già un ottimo inizio. Poi vediamo di analizzare il fatto, così come è avvenuto escludendo interpretazioni emotive di qualsiasi genere.

Innanzitutto Steve Jobs non se n’è andato da Apple. Ha semplicemente cambiato ufficio. Essere CEO gli dava poche possibilità di movimento e rischiava di non dargli il tempo necessario per occuparsi “di altre cose”. Essere Presidente del consiglio di amministrazione gli permette di rimanere ancora “in pista” per quanto riguarda le strategie aziendali e di continuare a dare un riferimento simbolico a tutto il mondo Apple, senza sacrificare la propria vita privata.

Perché Jobs ha fatto tutto ciò rimane un problema personale. Per quanto riguarda la sfera delle ipotesi è chiaro che il mio e il vostro pensiero finisca sui problemi di salute che Jobs ha avuto e ha tuttora. Ma sono ipotesi. Non sono così ottuso da negare che “avere maggiore libertà di movimento” gli dia anche la possibilità di curarsi meglio. Ma sono anche abbastanza cauto nell’affermare che è pur sempre una congettura. Inoltre, se questa congettura si rivelasse reale, vedrei il tutto come un fattore positivo. La malattia è parte della nostra vita, e ognuno di noi ha il diritto di affrontarla come meglio crede. Jobs ha il diritto di darsi delle priorità come meglio crede, a prescindere da azioni, market-share, opinione pubblica, numeri, statistiche ecc.

Se vogliamo fare un’analisi strategica della cosa è indubbio che Jobs abbia scelto il modo e il momento giusto per farlo. Si parlava delle sue probabili dimissioni da mesi, forse da anni (da quando è stato pubblicato il comunicato ufficiale sul suo stato di salute) ma, appunto, si parlava. Ora si dimette, domani lo farà, è vicino alle dimissioni, ci sta pensando… Dopo le solite “indiscrezioni”, i bisbigli, i passaparola, ecco che l’interessato ci leva da ogni dubbio e lo fa in maniera diretta ma soprattutto volontaria. Si perché tra l’essere costretto e farlo come scelta personale c’è una bella differenza. Inoltre sappiamo tutti bene che Jobs se fa una cosa, la pensa, la ripensa, la analizza e infine decide se metterla in pratica o meno. Non ha mai fatto nulla di non precalcolato, non ha mai sparato a casaccio.
Le sue dimissioni da CEO hanno zittito tutti i chiacchiericci ma soprattutto ha eliminato l’incertezza dei mercati che continuavano a chiedersi se lo avrebbe fatto e quando.
In quel momento (il 24 agosto 2011) Apple era (ed è) nel suo massimo splendore, le azioni avevano raggiunto valori impensabili fino a qualche anno fa e la popolarità dell’azienda era ed è in crescita perenne, quasi inarrestabile. Quale momento migliore per farlo?
Quel giorno qualcuno avrà pensato “e ora il titolo Apple crolla”. Neanche questo è avvenuto… nonostante qualche uccellaccio se lo augurasse. Il titolo ha perso solo una manciata di punti percentuale e solo il giorno dopo. Poi è ricominciata la sua crescita.

Steve Jobs è ancora vivo. E questo nonostante i succitati coccodrilli, i messaggi d’addio sui social network e una discreta quantità di commenti catastrofici letti tra blog e siti giornalistici. Se ci piace la tragedia greca andiamo a vederla a teatro, ma qua è fuori luogo e sfiora il ridicolo. Certo se fosse vero che augurare la morte allunga la vita, Jobs potrebbe essere quasi contento…

Prima di gettarsi in fantasmagoriche previsioni bisognerebbe sapere di cosa si sta parlando. Il fatto che Jobs abbia lasciato l’incarico di CEO non significa che Apple venga lasciata allo sbando magari ricalcando quello che è avvenuto 17 anni fa (il famigerato periodo Amelio). Oltre ad essere “meccanicamente” impossibile, non credete che Jobs si sia già preparato e abbia creato un sistema per evitare tutto ciò? Pochi sanno che Jobs ha iniziato a preparare la successione subito dopo l’annuncio della sua malattia. Nel 2004 Tim Cook lo ha sostituito per far si che iniziasse le cure e sicuramente non ha mai del tutto abbandonato questa carica (silenziosamente), mentre Jobs continuava a fare il CEO “istituzionale”, mostrandosi come tale in tutte le occasioni pubbliche. La mente e il braccio, il lato creativo e il lato operativo del cervello. Una perfetta sintonia. Inoltre Jobs, in tutti questi anni, ha saputo creare una squadra manageriale completamente allineata al suo pensiero, creativa e rivoluzionaria allo stesso modo. Lo stesso Tim Cook, Jonathan Ive, Scott Forstall, Philip W. Schiller e Rob Johnson sono solo alcuni del dream team di Apple, creato da Jobs. Steve non ha mai fatto pesare la sua carica, non ha mai fatto “il capo”, ma ha lasciato a tutte queste persone la libertà di agire in modo da rafforzare il concetto di squadra. Non è assolutamente vero che le idee di Apple sono di Jobs. Le idee di Apple sono di Apple, d’una squadra di grandi manager in grado di elaborare strategie rivoluzionarie e di pensare prodotti sempre all’avanguardia ma soprattutto capaci di trasmettere quello che Apple ha sempre voluto trasmettere; la tecnologia PER TUTTI.
Ecco chi guiderà Apple nei prossimi mesi. Se volete sapere e approfondire chi sono (sempre se servisse) li trovate qua: Apple Press Info.

Spero che tutto questo sia abbastanza per fugare ogni dubbio. Tutto ciò significa che Steve Jobs non ha bisogno di avere il ritrattino nella pagina qua sopra, con scritto sotto CEO, oppure BOSS, GRANDE CAPO, o qualsiasi altro titolo. Steve Jobs è uno dei più grandi visionari tecnologici, uno dei migliori manager e comunicatori del nostro tempo. Citando il titolo della sua biografia (realizzata da Jay Elliot e Simon L. William, pubblicata da Hoepli e uscita in tutte le librerie il 29 marzo 2011), Steve Jobs è proprio L'uomo che ha inventato il futuro e sono sicuro che continuerà a farlo. In un modo o nell’altro, con o senza titoli, da solo o con i suoi collaboratori. Il mito è consolidato oramai, a prescindere dagli avvenimenti che la vita gli riserva. Atteniamoci a seguire il mito non a giudicarne la vita.

Maurizio Bonomi – Milano

 

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Steve Jobs: facciamo un po’ di chiarezza Internet

L’evento in sé ha sicuramente avuto un legittimo impatto emotivo sia nella comunità della mela morsicata sia nell’opinione pubblica generale. Nessuno ha mai negato che un personaggio come Jobs potesse provocare cotanta tempesta di notizie attorno a sé, soprattutto perché lui lo ha sempre cercato, esponendosi spesso e volentieri al pubblico giudizio (ma sempre con misurata e attenta selezione). Quello che mi ha stupito (e con me migliaia di altri appassionati del mondo Apple) sono state le reazioni di una gran parte della stampa/informazione specializzata. Abbiamo assistito ad una sorta di pubblico “funerale” anticipato e accompagnato da coccodrilli di dubbio gusto senza che vi fosse alcun motivo reale e documentato per farlo, ma basandosi su semplici congetture o previsioni in stile mago di Segrate. Troppe volte si dimentica il vero ruolo dell’INFORMAZIONE (ovvero riportare al pubblico informazioni, notizie e dati così come sono senza libere reinterpretazioni) e si confonde il giornalismo con oscuri metodi di cronaca mischiati da un pizzico di divinazione, un briciolo di magia nera e tanta, tanta fantasia. Dunque, con questo mio ‘pezzo’ vorrei provare a dissolvere un po’ di nebbia che ancora aleggia al di sopra di questo importante evento.

Per iniziare come si deve e fare dell’informazione precisa, vi consiglierei di leggere la lettera di dimissioni di Steve Jobs e il comunicato stampa ufficiale di Apple sul sito di Apple stessa. Sarebbe già un ottimo inizio. Poi vediamo di analizzare il fatto, così come è avvenuto escludendo interpretazioni emotive di qualsiasi genere.

Innanzitutto Steve Jobs non se n’è andato da Apple. Ha semplicemente cambiato ufficio. Essere CEO gli dava poche possibilità di movimento e rischiava di non dargli il tempo necessario per occuparsi “di altre cose”. Essere Presidente del consiglio di amministrazione gli permette di rimanere ancora “in pista” per quanto riguarda le strategie aziendali e di continuare a dare un riferimento simbolico a tutto il mondo Apple, senza sacrificare la propria vita privata.

Perché Jobs ha fatto tutto ciò rimane un problema personale. Per quanto riguarda la sfera delle ipotesi è chiaro che il mio e il vostro pensiero finisca sui problemi di salute che Jobs ha avuto e ha tuttora. Ma sono ipotesi. Non sono così ottuso da negare che “avere maggiore libertà di movimento” gli dia anche la possibilità di curarsi meglio. Ma sono anche abbastanza cauto nell’affermare che è pur sempre una congettura. Inoltre, se questa congettura si rivelasse reale, vedrei il tutto come un fattore positivo. La malattia è parte della nostra vita, e ognuno di noi ha il diritto di affrontarla come meglio crede. Jobs ha il diritto di darsi delle priorità come meglio crede, a prescindere da azioni, market-share, opinione pubblica, numeri, statistiche ecc.

Se vogliamo fare un’analisi strategica della cosa è indubbio che Jobs abbia scelto il modo e il momento giusto per farlo. Si parlava delle sue probabili dimissioni da mesi, forse da anni (da quando è stato pubblicato il comunicato ufficiale sul suo stato di salute) ma, appunto, si parlava. Ora si dimette, domani lo farà, è vicino alle dimissioni, ci sta pensando… Dopo le solite “indiscrezioni”, i bisbigli, i passaparola, ecco che l’interessato ci leva da ogni dubbio e lo fa in maniera diretta ma soprattutto volontaria. Si perché tra l’essere costretto e farlo come scelta personale c’è una bella differenza. Inoltre sappiamo tutti bene che Jobs se fa una cosa, la pensa, la ripensa, la analizza e infine decide se metterla in pratica o meno. Non ha mai fatto nulla di non precalcolato, non ha mai sparato a casaccio.
Le sue dimissioni da CEO hanno zittito tutti i chiacchiericci ma soprattutto ha eliminato l’incertezza dei mercati che continuavano a chiedersi se lo avrebbe fatto e quando.
In quel momento (il 24 agosto 2011) Apple era (ed è) nel suo massimo splendore, le azioni avevano raggiunto valori impensabili fino a qualche anno fa e la popolarità dell’azienda era ed è in crescita perenne, quasi inarrestabile. Quale momento migliore per farlo?
Quel giorno qualcuno avrà pensato “e ora il titolo Apple crolla”. Neanche questo è avvenuto… nonostante qualche uccellaccio se lo augurasse. Il titolo ha perso solo una manciata di punti percentuale e solo il giorno dopo. Poi è ricominciata la sua crescita.

Steve Jobs è ancora vivo. E questo nonostante i succitati coccodrilli, i messaggi d’addio sui social network e una discreta quantità di commenti catastrofici letti tra blog e siti giornalistici. Se ci piace la tragedia greca andiamo a vederla a teatro, ma qua è fuori luogo e sfiora il ridicolo. Certo se fosse vero che augurare la morte allunga la vita, Jobs potrebbe essere quasi contento…

Prima di gettarsi in fantasmagoriche previsioni bisognerebbe sapere di cosa si sta parlando. Il fatto che Jobs abbia lasciato l’incarico di CEO non significa che Apple venga lasciata allo sbando magari ricalcando quello che è avvenuto 17 anni fa (il famigerato periodo Amelio). Oltre ad essere “meccanicamente” impossibile, non credete che Jobs si sia già preparato e abbia creato un sistema per evitare tutto ciò? Pochi sanno che Jobs ha iniziato a preparare la successione subito dopo l’annuncio della sua malattia. Nel 2004 Tim Cook lo ha sostituito per far si che iniziasse le cure e sicuramente non ha mai del tutto abbandonato questa carica (silenziosamente), mentre Jobs continuava a fare il CEO “istituzionale”, mostrandosi come tale in tutte le occasioni pubbliche. La mente e il braccio, il lato creativo e il lato operativo del cervello. Una perfetta sintonia. Inoltre Jobs, in tutti questi anni, ha saputo creare una squadra manageriale completamente allineata al suo pensiero, creativa e rivoluzionaria allo stesso modo. Lo stesso Tim Cook, Jonathan Ive, Scott Forstall, Philip W. Schiller e Rob Johnson sono solo alcuni del dream team di Apple, creato da Jobs. Steve non ha mai fatto pesare la sua carica, non ha mai fatto “il capo”, ma ha lasciato a tutte queste persone la libertà di agire in modo da rafforzare il concetto di squadra. Non è assolutamente vero che le idee di Apple sono di Jobs. Le idee di Apple sono di Apple, d’una squadra di grandi manager in grado di elaborare strategie rivoluzionarie e di pensare prodotti sempre all’avanguardia ma soprattutto capaci di trasmettere quello che Apple ha sempre voluto trasmettere; la tecnologia PER TUTTI.
Ecco chi guiderà Apple nei prossimi mesi. Se volete sapere e approfondire chi sono (sempre se servisse) li trovate qua: Apple Press Info.

Spero che tutto questo sia abbastanza per fugare ogni dubbio. Tutto ciò significa che Steve Jobs non ha bisogno di avere il ritrattino nella pagina qua sopra, con scritto sotto CEO, oppure BOSS, GRANDE CAPO, o qualsiasi altro titolo. Steve Jobs è uno dei più grandi visionari tecnologici, uno dei migliori manager e comunicatori del nostro tempo. Citando il titolo della sua biografia (realizzata da Jay Elliot e Simon L. William, pubblicata da Hoepli e uscita in tutte le librerie il 29 marzo 2011), Steve Jobs è proprio L'uomo che ha inventato il futuro e sono sicuro che continuerà a farlo. In un modo o nell’altro, con o senza titoli, da solo o con i suoi collaboratori. Il mito è consolidato oramai, a prescindere dagli avvenimenti che la vita gli riserva. Atteniamoci a seguire il mito non a giudicarne la vita.

Maurizio Bonomi – Milano

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