energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Storia della Pala di Pescina in un libro mozzafiato Cultura

Potrebbe essere tranquillamente la trama di un romanzo, tra furti, restauri e contraffazioni, ma quella che ha come protagonista la Pala di Pescina, un Presepe realizzato cinque secoli fa da Giovanni della Robbia è storia autentica. Lo scorso anno ad ottobre l’inaugurazione dell’opera restaurata nella sua nuova collocazione nella Pieve di San Pietro a Vaglia, quest’anno, per la precisione sabato 29 settembre, per le Giornate Europee del Patrimonio, la presentazione di un libro che ne racconta in dettaglio il restauro e la storia “Il racconto del Presepe di Vaglia di Giovanni della Robbia. Due furti, due restauri e una contraffazione” curato dal Soprintendente Claudio Paolini e realizzato con il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. 

Un lavoro impegnativo durato oltre dieci anni quello per ricostruire le vicende storiche di questa robbiana che ha coinvolto numerosi attori, ognuno importante per ricomporre i tasselli di quello che possiamo definire un vero e proprio rompicapo, oltre alle difficoltà relative alla parte attuativa del restauro e alla collocazione dell’opera nella Pieve di Vaglia rendendola così nuovamente fruibile al pubblico. In origine la pala era stata realizzata per la Chiesa di Pescina dedicata ai Santi Stefano e Lorenzo, che compaiono nella composizione artistica ai lati del Presepe, i due stemmi che si riferiscono al matrimonio tra i nobili rampolli fiorentini Giovanni Davanzati e Caterina de’Pazzi il cui matrimonio fu celebrato nel 1512, permettono di stabilire il termine post quem della realizzazione. Un’opera centrale nella produzione di Giovanni della Robbia di cui soltanto oggi grazie a questa pubblicazione viene ricostruito il percorso che lo ha portato nel corso dell’ultimo secolo alla dispersione e ai restauri.

Come in un film giallo, nella notte tra il 14 e il 15 dicembre del 1905, mentre imperversava un violento temporale, ignoti rubavano ampie porzioni dell’opera. Un’operazione condotta con facilità nell’indifesa provincia mugellana di allora presa di mira da mercanti senza scrupoli capaci di organizzare furti e alimentare un commercio clandestino che aveva le sue direttrici privilegiate nei marcati antiquari di Parigi. Tredici di tali frammenti furono intercettati all’Ufficio Esportazione di Torino e fecero ritorno a Firenze, mentre gli altri non furono mai più ritrovati. Restaurati i pezzi, l’opera veniva riconsegnata a Santo Stefano a Pescina il 14 luglio del 1955 con numerose parti mancanti e senza tener conto della assoluta mancanza di sicurezza del luogo. Ma un destino ancora più grave doveva colpire l’opera robbiana che dal 1962 sarà rimossa, smembrata e rimurata in composizioni arbitrarie nella vicina chiesa di S. Maria a Paterno e a Sant’Andrea a Cerreto Maggio dall’allora parroco don Riccardo Ricci, ritenuto poi, a seguito di indagini colpevole di aver venduto a un mediatore di oggetti di antiquariato tutti gli elementi della predella e quattro capitelli. Siamo nel 1968 e il sacerdote ritenuto colpevole era ormai deceduto.

L’ultimo atto di questa storia travagliata riprende nel 1999 con l’intervento di Palazzo Spinelli che si rende disponibile per il restauro, di tutti i settantuno pezzi raccolti e l’identificazione della Pieve di Vaglia quale luogo ideale dove accogliere l’opera alla fine dei lavori. Sembrerebbe tutto filare liscio, un ulteriore imprevisto irrompe sulla scena ,in occasione del restauro delle due figure di Santo Stefano e san Lorenzo, i restauratori si ritrovarono davanti a opere contraffatte realizzate con un calco dagli originali. Alla presentazione della pubblicazione erano presenti tutti gli attori che hanno permesso la realizzazione di questo progetto di recupero, Il soprintendente Claudio Paolini, il presidente di Palazzo Spinelli Franco Sottani, l’architetto Paolo Pieri Nerli, Il sindaco di Vaglia Fabio Pieri e l’assessore alla cultura Donatella Golini, Il pievano don Alejandro Vila Gallardo, gli abitanti del luogo, ognuno con il proprio contributo ha giocato un ruolo fondamentale nella riuscita realizzando una perfetta collaborazione tra istituzioni e comunità, una strada che oggi più che mai è necessario percorrere insieme.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »