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Storia di Hamadi, che non può vivere con i figli e la moglie Società

Non è sempre stato povero, Hamadi, il tunisino di piazza Santa Maria Novella, come lo chiamavano. E neanche malato. Quando arrivò in Italia, molti anni fa, la sua intraprendenza e capacità lo misero in grado di diventare titolare di una licenza per un chiosco in piazza Santa Maria Novella. Un periodo felice, gli affari andavano bene e Hamadi  aveva anche qualche lavorante ad aiutarlo.
"La cosa più bella di quel periodo – racconta, visibilmente emozionato – era che la mia famiglia era felice e tranquilla". Insomma, per la coppia, che era stata allietata dalla nascita di due bambini, un maschietto che ora ha circa 8 anni e una bimba di quasi sette, sembrava tutto andasse a gonfie vele.

Ma qualcosa di imponderabile e imprevedibile ruppe questo equilibrio. L'imponderabile si presentò quando l'amministraione decise di riorganizzare la piazza togliendo il degrado che rischiava di soffocarla. Il prezzo da pagare, per i vari porprietari di chioschi, fu quello di essere allontanati e spostati in postazioni che non permettevano più di ottenere i ricavi di prima. "Chiunque fa questo lavoro – spiega Hamadi – sa che spesso è la posizione a decidere la fortuna di un esercizio, e comunque tanti di noi furon messi tutti insieme, uno vicno all'altro". Insomma, fosse per questo o per altro, il chiosco cominciò a non rendere, passando addirittura a diventare solo una spesa. "A giornate capitava che guadagnassi meno di 5 euro al giorno" racconta Hamadi.

Cinque euro al giorno, quando i giiorni diventano mesi, diventano bollette da pagare, prestiti da affrontare, canoni dell'affitto non pagati. Sfratti. La strada. In tutto questo, Hamadi cominciò a dventare triste e depresso. Non riusciva a darsi pace. E un bel giorno, mentre camminava per strada, il suo cuore si ribellò. Un infarto che lo stese fra la gente, sul selciato. "Mi riacchiapparono per i capelli – commenta Hamadi, reggendosi alla moglie, che lo sostiene ascoltando senza battere ciglio, forte e coraggiosa – sono vivo grazie a degli atuomobilisti che mi portarono a Careggi". I medici lo rimettono in  piedi, ma lo avvisano: niente sforzi, niente emozioni forti. Figurarsi, ciò che lo aspetta fuori è l'inferno: per non dormire all'aperto, i figli e la moglie sono sistemati dai servizi sociali presso una struttura. Ma lui no, lui non può starci. E dunque è solo, senza neppure più i suoi bambini. Lo dirottano a dormire all'Albergo Popolare, ma nelle sue condizioni non può reggere in camerata. Ora dorme qua e là, da amici, da conoscenti, da chi lo vuole. I bambini quando lo vedono fanno festa, ma lui non riesce a trattenere le lacrime. Sua moglie dice:" Siamo in fila per la casa popolare". Certo. Ma come appurato su queste pagine da Stamp che lancia l'allarme sin da settembre scorso, anche se nessuno sembra sentire, i soldi non ci sono per rimettere gli appartamenti vuoti. E Hamdi, col cuore malandato, a suo figlio, quando chiede se torneranno a vivere tutti insieme, ormai non risponde più. 

 

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