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Storia di Maxy, da inquilino modello a sfrattato per morosità Cronaca

Maxy ha 40 anni, una moglie, 3 figli. Fino a un po’ di tempo fa aveva un lavoro ritenuto sicuro e un tetto per la sua famiglia. Dal prossimo lunedì non avrà più nulla. Il suo sarà uno dei 100 sfratti per morosità incolpevole previsti questo mese in città (fino a un mese fa erano 80). La storia di Maxy Balasurya, nato in Sri Lanka, a Firenze da molti anni, simboleggia l’assurdo cortocircuito che ha determinato l’emergenza abitativa, tra crisi aziendali, mercato degli affitti fuori controllo, sentenze di sfratto emesse a ritmo di marcia e case popolari sfitte. Fino al 2008 lavora come addetto alle pulizie alle officine Piaggio di Pontedera. La cooperativa di cui è dipendente vince una gara per le pulizie del deposito Ataf e Maxy si trasferisce a Firenze, prendendo in affitto un bilocale fatiscente in Via Della Robbia. Non c’è acqua calda, la muffa alle pareti è ovunque. Paga 790 euro al mese più 80 di condominio. Fa i turni di notte, lavora anche più di 10 ore di seguito. E’ bravo, fa il suo dovere con diligenza e paga regolarmente l’affitto, finché viene promosso capo della squadra di pulizie degli autobus. Il capo squadra gli chiede di collaborare per segnalare furti di carburante che la polizia sospetta avvengano durante i turni d notte per mano di alcuni suoi colleghi. A Maxy non piace fare la spia, ma si dice disposto a fare il suo dovere e scopre che effettivamente avvengono furti  durante il suo turno. L’operazione si conclude nel gennaio 2009 con l’arresto di 6 persone, 4 dipendenti Ataf e 2 della ditta di pulizie. Dopo esser stato chiamato a testimoniare la situazione sul lavoro diventa insostenibile e l’allora presidente di Ataf, Mara Capezzoli, come riconoscimento per il suo contributo alle indagini, gli offre un lavoro a tempo indeterminato come manovratore di autobus presso il deposito di Novoli. Maxy diventa così dipendente di Opitec, compartecipata Ataf. Ma l’azienda, guidata all’epoca da Stefano Rossi,  inizia a non pagare gli stipendi. Maxy, che col nuovo lavoro sperava di potere lasciare al più presto l’alloggio fatiscente di Via della Robbia, inizia ad avere difficoltà a pagare l’affitto, chiede un contributo sulla casa, ma il suo reddito è troppo alto per ottenerlo, partecipa al bando per la casa popolare, ma ha un punteggio minimo perché non ha ancora uno sfratto. La situazione precipita con la decisone del neopresidente Bonaccorsi di vendere le quote di Opitec. Maxy viene messo in cassa integrazione, con l’impegno dell’azienda di ricollocarlo al più presto. Intanto riceve lo sfratto, il proprietario di casa gli pignora la cassa integrazione e, lo scorso dicembre, la polizia bussa alla sua porta. Dopo la proroga di 2 mesi ottenuta con l’aiuto del Sunia, lunedì avverrà lo sfratto esecutivo. Oggetti e indumenti sono già imballati. La moglie e i bambini saranno ospitati in una casa famigli. Lui pernotterà provvisoriamente presso le camerate dell’albergo popolare. «Un caso limite – dicono Simone Porzio e Laura Grandi del Sunia – Siamo indignati. Da tempo diciamo all’amministrazione che c’è, sulla casa, una crisi emergenziale, e Maxy è l’emblema di questa situazione. Ci auguriamo che il sindaco intervenga e chiami il Prefetto perché blocchi gli sfratti». Continueremo a seguire la storia di Maxy. Ma intanto vale la pena, ancora una volta, citare qui i  numeri dell’emergenza sfratti. A Firenze nel 2011 sono stati convalidati dal Tribunale quasi 600 nuovi provvedimenti di sfratto. Il 90% sono per morosità incolpevole e riguardano cittadini extracomunitari, ai quali sono riservati canoni d’affitto più alti rispetto a quelli dei cittadini italiani (+12,5%) spesso per alloggi cadenti come quello di Maxy. 

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