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Storia: il valore dei soldati italiani con la resistenza albanese Cultura

Pistoia – In un’epoca che sembra dominata dall’eterno presente è ancora più importante non far affievolire l’interesse per la nostra storia e, in particolare, per quelle sua pagine più riposte, dimenticate o mai venute alla luce.

Il nuovo libro di Lia Tosi Il tenente T e il dottor K (ETS Editore Pisa 2019) offre un significativo contributo al recupero e alla valorizzazione della memoria storica e, al tempo stesso, determina un soprassalto emotivo per gli episodi di abnegazione, gli atti di valore dei molti (diverse centinaia) dei nostri soldati che nel 1943 si schierarono con la resistenza albanese contro l’occupazione nazi fascista.

Il libro di Lia Tosi, studiosa di lingua e letteratura russa, autrice di numerosi romanzi, e che su questo argomento, aveva curato nel 2018 il volume Caro nemico. Soldati pistoiesi e toscani nella Resistenza in Albania e Montenegro. 1943-1945 fornisce una dettagliata documentazione delle vicende degli italiani che, dopo l’8 settembre, si unirono ai partigiani albanesi narrata dagli stessi protagonisti con un suggestivo incrocio delle loro voci che determina una sorta di canto corale, avvincente come un romanzo pur senza esserlo perché si tratta di un testo di storia vissuta che esprime un intenso pathos attraverso le sofferenze,i drammi, le speranze, il desiderio di gli contrastare l’occupazione  nazifascista.

Ne abbiamo parla con l’autrice

Come  è nato questo  libro?  

E’ nato per rimorso: una ignorante pentita che pur sapendo da sempre di un partigiano italiano in Albania (il padre), non ha mai fatto domande, non ha mai approfondito nonostante un forte interesse per la resistenza, quella in Italia.

E come si lega ai suoi precedenti lavori  ?

Se ne distacca. Il testo generato da questa ricerca è nettamente diverso, anche se ha radici nella stessa passione civile.

Perché delle truppe italiane impegnate in Albania  nella resistenza contro i  nazifascisti  si è finora parlato molto poco

Da parte dei reduci perché si volevano forse dimenticare anni di giovinezza così dolorosamente sprecati. Da parte di chi aveva il potere di far conoscere – e con la conoscenza – permettere di elaborare anticorpi contro pericolose tentazioni di fascismo penso ci sia stata proprio la volontà di oscurare le responsabilità di chi aveva portato il paese in quell’orribile avventura dell’occupazione che ebbe l’esito umiliante meritato, ma tremendo per chi lo subì.

Quali vicende vengono narrate nel suo libro  ?

Sono le esperienze di quei militari italiani che si sono trovati in Albania l’8 settembre 1943, prima condotti lì dal fascismo, poi abbandonati dal governo Badoglio e dal re e ceduti ai tedeschi dagli alti comandi, quasi in dono, per la salvezza di generali comandanti.

Solo la divisione Firenze (dove erano presenti moltissimi toscani) disobbedì all’ordine di consegnare le armi e poté combattere contro la Wehrmacht a Kruja prima di frazionarsi per adattarsi alla guerriglia in montagna. Nemmeno la divisione Perugia consegnò le armi, ma le consegnò ai partigiani e non poté evitare di venire catturata quasi interamente dai nazisti, disarmata. Soldati deportati e ufficiali fucilati, quasi tutti.

Si narrano qui però le vicende, collettive e individuali, degli uomini di tutte le divisioni presenti in Albania, il loro peregrinare, il loro tentare la sorte,  resistere alla fame, al freddo, al tifo, alla solitudine linguistica, la loro tensione a trovare altri italiani, a poter parlare la lingua madre, che è in quelle condizioni patria immateriale. Uomini che seguono tanti sentieri diversi, che capitano nelle più disparate situazioni, combattendo, facendo mille mestieri, dal cuoco, al contadino, al servo, al musicista, al barbiere, generalmente con il comune denominatore di essere passati dalla spoliazione: il soldato italiano veniva spogliato e se andava bene rivestito di stracci, o lasciato in mutande.

Lei, per questo libro ha adottato un particolare stile narrativo ….

Sì, certo… diverso da quello dei miei lavori precedenti. I documenti per la maggior parte inediti consultati mi hanno ‘riesumato’ le voci di centinaia di persone che componevano un quadro di tale difficoltà e sofferenza, che non ho proprio potuto ricamarci sopra una storia con bella scrittura: ho ritenuto che il più bel romanzo sarebbe stato inadeguato e ridicolo a fronte delle loro cronache di verità. Vuol sapere come è andata? Ho pensato ai cronisti-copisti russi, che componevano la storia delle loro città e del loro paese compilando cronaca su cronaca, dalla più antica alla più recente, assimilando il già scritto, e così ho compilato anch’io, inserendo due figure che seguono passo passo i soldati narranti.

Perché questo titolo  al tempo stesso evocativo e un po’….. misterioso ?

Perché il libro non sembrasse un saggio storico, non mi permetto di equipararmi agli storici veri. E se è evocativo e anche con un po’ di mistero vuol dire che va bene.

Quale l’importanza di trasmettere la memoria di questi fatti alle nuove  generazioni ?

Non solo alle nuove generazioni. Pensi a quante generazioni hanno ignorato quanto era accaduto in Albania, compresi i figli di quelli che non sono tornati. E’ un pezzo di storia che ci ha regalato il fascismo, coprendola abbiamo mutilato la possibilità di valutarne la potenzialità devastatrice.

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