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Storia Maria, appello Fond. Caponnetto: “Procedure da correggere” Cronaca, Società

Firenze – C’è una falla nella procedura che tutela le donne vittime di violenza perché impone loro di tornare a vivere nella città dove potrebbero incontrare il suo aguzzino. E’ quanto rileva la Fondazione Antonino Caponnetto riguardo alla vicenda, pubblicata da StampToscana (https://www.stamptoscana.it/maria-vittima-di-violenza-in-cerca-di-una-casa-per-ricominciare-a-vivere/), di Maria (nome fittizio di una donna vittima di violenza), che non vuole tornare a vivere nella città. Vicenda che ha suscitato aspre reazioni da parte dell’Associazione Artemisia che ha ospitato la donna vittima in una sua struttura in questo anno di protezione in seguito alla denuncia delle gravi violenze subite.

Ci sembra manchi un pezzo nella struttura complessa della protezione e che questa mancanza abbia a che fare con l’assenza di norme e procedure per coloro che non vogliono tornare nella stessa città di residenza dove vive il proprio aguzzino – afferma una nota della Fondazione -. E questa mancanza, ci permettiamo di aggiungere, sembra trasparire anche nel comunicato della stessa Artemisia laddove scrive che «… è evidente che il terzo settore non può tamponare mancanze strutturali nelle politiche di contrasto alla violenza di genere…». Proprio in quello spazio vacante ci sembra urgente sollecitare un intervento che dia risposte ad esigenze ben precise”.

“Siamo convinti – prosegue la nota – della necessità del contributo di ciascuno nel costruire modalità di comportamento e norme, nel segnalare smagliature e falle nelle stesse leggi o nelle procedure. E questa nostra convinzione è figlia degli insegnamenti di Antonino Caponnetto, di quella sua umiltà a lavorare insieme, accanto ai propri giudici istruttori, con i quali istruì il primo grande processo all’organizzazione mafiosa cosa nostra”.

Richiamandosi all’esempio del giudice, che la guida “nei comportamenti quotidiani di protezione delle vittime, della loro integrità e dignità”, la Fondazione ritiene di non “poter sottacere in alcun modo la gravità e la complessità del problema, rendendone pubblici tutti gli aspetti rilevanti che possono dare fiducia e coraggio a chi è vittima di violenze”.

Questo è il motivo che la spinge a rivolgere un appello a tutti i soggetti interessati, a partire da Artemisia, “uno accanto all’altro, alleati in questa opera” perché venga promosso un intervento risolutivo su quella falla della procedura che imporrebbe alla donna vittima di violenza di tornare nella città dove vive il suo aguzzino”.

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