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Storie del passato: quel duello per amore in realtà era una faida politica Cultura

Prato – Un tragico  fatto di sangue avvenne la sera del 23 giugno nel 1927 a Casalvieri un paese in provincia di Frosinone. Si scontrarono in un duello il giovane medico Tommaso Fanelli ed Attilio D’Agostino un maturo signore 51 anni. L’apparente motivo del contendere l’amore per Nunziatina una donna che peraltro aveva fama di “pubblica”.

La storia narrata nel libro dalla scrittrice Chiara Recchia dal titolo “Duello alla pistola. I fatti del 23 giugno del 1927 a Casalvieri” per la casa editrice Il Castello, si  sviluppa attorno alle memorie di un paese tramandate oralmente e la ricerca delle fonti, ovvero la minuziosa ricostruzione dei fatti, ci sono voluti tre anni, attraverso la mole dei documenti processuali ritrovati, dopo 90 anni e quasi per caso, dall’autrice in un sotterraneo dell’Archivio di Stato di Napoli.

Dottoressa Recchia, lei è scrittrice affermata di saggi e racconti. Come nasce l’idea di questo libro?

“Ciò che avvenne a Casalvieri, che poi è il paese in cui sono nata ha destato fin da bambina la mia curiosità. Sentivo continuamente parlare di un duello mortale avvenuto tra  i miei compaesani, prima che io nascessi e che aveva fatto scalpore per i protagonisti coinvolti e per la storia che ne faceva da sfondo. Un racconto  a prima vista romantico ma poi ho successivamente  scoperto che non trovava riscontro a cominciare dalle parole della donna che ne avrebbe provocato il duello: “Hanno detto che l’anno ucciso a causa mia, ma non è vero. È stato per la politica”. A cui si aggiungevano le note inimicizie ed ostilità  tra le due famiglie Fanelli e D’Agostino che si perdevano  nella notte dei tempi. Una narrazione intrisa di amore, politica e di vecchi rancori familiari”.

Quindi un duello che nasconderebbe dell’altro?

“Chi si sfidò, secondo quanto riportato dalle testimonianze di allora, erano due persone dal carattere testardo, irascibile e violento e che anche pubblicamente manifestavano la loro insofferenza l’una nei confronti dell’altra anche provocatoriamente.  È pur vero  che entrambi volevano  la stessa donna ed è per questo che  decisero per un chiarimento dandosi un appuntamento. Solo che tutti e due si presentarono armati e nonostante l’intervento dei paesani che volevano a tutti i costi evitare lo scontro, partì all’improvviso un colpo dalla pistola di Attilio che ferì a morte Tommaso. E allora mi sono sempre chiesta se fu un incidente o un agguato.

Il duello si svolse nel giugno del 1927 in piena era fascista. Entrambi  i duellanti erano iscritti al Pnf (Partito nazionale fascista) ma come  accolsero i vertici fascisti questa notizia?

Il 1927 fu anche l’anno in cui Mussolini stabilì che tutti dovevano subordinarsi al Pnf anche in provincia. E dunque si acuirono contrasti tra i cittadini per mezzo di delazioni, denunce anonime arricchite con dati della sfera privata. Fanelli e D’Agostino ambivano  ad affermare la propria  influenza in paese avendo entrambi aderito al partito fascista. Solo che D’Agostino godeva dell’appoggio dell’ambiguo Tommaso David, il podestà di Casaliveri poco amato dai casalvierani e dalle autorità fasciste provinciali. Infatti ai funerali del medico, il suo divieto affinché essi si svolgessero in forma privata fu del tutto ignorato come avvenne del resto  il 2 novembre del 1927. Tommaso David non riuscì infatti  ad impedire, nonostante i carabinieri messi a guardia della Cappella privata della famiglia Fanelli, la folla all’ingresso. Fra parentesi si parla nel libro di Tommaso David anche per due valigette di documenti che Mussolini gli avrebbe consegnato sul lago di Garda con l’impegno di restituirgliele. Un carteggio riservato, di cui non si hanno più notizie, tra Churchill e Mussolini riguardo la posizione dell’Italia e dell’Inghilterra nei confronti della Germania di Hitler e la cui scoperta avrebbe compromesso lo statista inglese.

Ci fu il processo?

Ci furono ben quattro processi e l’ultimo che  si svolse presso la Corte d’Assise di Napoli nel 1930 assolse D’Agostino per legittima difesa. Ma la sentenza stride con quanto riportato dalle memoria di chi ricordava i fatti come si erano svolti. La vittima poi non aveva nemici ed era benvoluta. Di chiara ed illustre fama gli avvocati impegnati nella causa:Enrico De Nicola,il futuro primo  presidente della Repubblica Italiana e Gennaro Marciano per la famiglia Fanelli; Giovanni Porzio invece difensore di D’Agostino. (Nel Foro di Napoli c’è un Albo d’Onore istituito nel 1967 nel ricordo di questi tre immortali). Solo che nel 1929 De Nicola abbandonò improvvisamente i suoi assistiti a quattro giorni dall’inizio del dibattimento (le motivazioni risultano ancora ignote), e da allora fino al pronunciamento in Corte d’Assise essi furono rappresentati dagli avvocati dello studio De Nicola; mentre D’Agostino potè avvalersi di un vero e proprio collegio di difesa con gli avvocati Porzio e De Marsico (entrambi amici di De Nicola!). Non a caso De Nicola parlava del De Marsico come “il penalista emulo di Demostene.

Lei mi sta parlando di quel De Marsico che collaborò alla stesura del Codice Rocco e firmatario della Mozione Grandi?

Sì proprio lui. L’avvocato Alfredo De Marsico, soprannominato dal duce “il fascista liberale”, che diversi anni dopo divenne membro del Gran Consiglio del Fascismo. Ma appose senza ripensamenti la sua firma a favore della mozione Grandi che causò la fine di Mussolini e per questo fu poi condannato a morte in contumacia nel processo di Verona. Riuscì a sottrarsi (il genero del Duce, Galeazzo Ciano venne invece giustiziato), perché fuggì a Salerno ormai liberata dai tedeschi grazie alle truppe alleate. Subì l’epurazione, ma nel 1950 fu riammesso all’Università di Roma grazie all’intervento di Mario Berlinguer, padre di Enrico. L’ultima delle sue orazioni a ben 92 anni, fu in difesa di Angelo Izzo, uno dei tre imputati della strage del Circeo.Ma questa è un’altra storia….

Chiara Recchia è nata a Casalvieri (Fr), laureata in Lettere Classiche all’Università La Sapienza di Roma, vive a Prato dal 1984, dove ha fondato la sezione pratese dell’associazione Proteo Fare Sapere della quale è stata presidente, prima provinciale poi regionale. È Presidente dell’Associazione culturale pratese “Il Castello” ed è nonna di quattro nipoti. Opere precedenti: Dalla censura alla libertà di espressione (2008 I stampa a cura CGIL Prato, 2010 II edizione Createspace); Cesarina e le altre (2010 Pentalinea); Conversazioni con Anna Fondi (2011 Pentalinea); E la trisavola si fece fornaia, fra legittimisti borbonici, garibaldini, briganti e nostalgici papalini (2011 Pentalinea); Salire a Barbiana (2012 CreateSpace); Giustino. Mugnaio e brigante 1830-1880 (2013 Kimerik); Cartacanta. Imputati, giudici, testimoni di tanto tempo fa (2014 Booksprint).

In foto d’archivio a sinistra Enrico De Nicola, a destra Alfredo de Marsico

 

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