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Storie d’estate: il color lilla non dona a Carrara Società

Chi ha voglia di aprire bocca sulla vicenda stenta a non dire le classiche e localissime parole: “cose così, solo a Carrara”. Provare per credere. Ed effettivamente, vera o meno che sia l'osservazione, il caso che riguarda due giovani commercianti di oggetti di bigiotteria ha dell'incredibile. A pochi giorni dall'apertura del loro nuovo negozio nella centrale piazza Alberica, infatti, un mormorio di sottofondo accompagna i lavori di allestimento del locale: qualcuno avrebbe sparso la voce di una raccolta firme, o presunta tale, per far cambiare colore al cancello e alla porta del loro negozio. Ma chi? E perché? Domande che, mentre le voci di corridoio tra i commercianti della zona si rincorrono, attendono ancora una vera risposta. Si parla di abitanti innervositi dal nuovo colpo di glicine e lilla di fianco al monumento alla bella Beatrice D'Este, che di Carrara fu principessa, oppure di altri negozianti che intenderebbero così dare il “benvenuto” ai nuovi colleghi, oppure ancora, ipotesi dell'ultimo minuto, di una trovata pubblicitaria degli stessi titolari della “Contessa del Bengala”, che rispondono ai nomi di Lorenzo Baglioni e Cristina Lattanzi (la quale, con l'autore dell'articolo, non ha nulla a che vedere). Ma andiamo con ordine allora, tenendo ben presente che, come cantava magistralmente Fabrizio De André, “una notizia originale non ha bisogno di alcun giornale”. E di fatti, dell'intera vicenda, tutto il centro storico discuteva già da ore, se non da giorni, rispetto all'arrivo della stampa.

Prime avvisaglie su Facebook – Per la precisione, al giorno d'oggi, per diventare notizie i fatti hanno sempre meno bisogno dei giornali. Ai fatti, oggi, serve Facebook. Ed è così che sui profili di alcuni commercianti si hanno le prime incerte notizie dell'accaduto. Tra questi impossibile non citare quello di Andrea Fusani, titolare del bar Fuordiporta già notiziato da Stamp, che avvisava a caratteri cubitali: «I CONTENUTI DI QUESTA IMMAGINE POTREBBERO URTARE LA SENSIBILITA DEL PUBBLICO E/O RISULTARE OFFENSIVI». Allegata l'immagine della porta color lilla che tanto sembra dividere la città.

La testimonianza di Lorenzo Baglioni – Facebook o meno, giornalisti rimaniamo. E allora, un po' per pudore un po' per deontologia, abbiamo raggiunto Lorenzo Baglioni, titolare de “La Contessa del Bengala”, per cercare di ricostruire la vicenda. Lorenzo ci accoglie nel suo negozio work in progress. Pareti, manco a dirlo, tra il glicine e il lilla, mobili in fase di restauro, barattoli di vernice sparsi un po' ovunque. «La porta non è altro che del colore del nostro marchio», esordisce Baglioni, che prosegue: «a quanto ne so pare che una cordata dei commercianti locali stia raccogliendo delle firme per fare un esposto al fine di farci cambiare il colore del cancello d'ingresso perché, nelle loro idee, danneggia il decoro e i colori della piazza».

Una bella piazza che soffre la sua età – Eccoci ai colori della piazza. Piazza Alberica non ha un tema ben definito e, forse, questo è il suo maggior pregio. Ci sono palazzi gialli, rossi, rosati e arancioni che si affacciano sulla sua pavimentazione costituita da piastrelle di marmo bianco di Carrara. Ci tiene perciò Baglioni a dire che il lilla non aggiunge né sottrae niente al melting pot cromatico che caratterizza la piazza, che anzi a sua volta sarebbe rovinata da «obrobri evidenti come scritte sui muri e porte in anodizzato nero sotto il loggiato». Secondo Baglioni, gli ostili commercianti si starebbero già tirando indietro, consci della mezza gaffe commessa. Lui, dal canto suo, avrebbe appreso la notizia dell'agguato da una collega che lo avrebbe informato di aver ricevuto una richiesta di firma per far cambiare il  colore della porta alla Contessa del Bengala, ma, tiene a precisare, «per ora non c'è niente di ufficiale e non ho ricevuto nessuna istanza in materia».

I colleghi commercianti: “Ma noi non sappiamo niente”! – Piazza Alberica ha una vasta pianta rettangolare, con negozi presenti pressoché su tutti i suoi lati. Facendo un giro fra questi, però, la sensazione è che “letteralmente” nessuno sia al corrente della raccolta firme, dalla libraia alla signora della profumeria. Anzi, si spendono attestati di solidarietà per Baglioni e la compagna. Giuliana Guadagni, del negozio di calzature Gidò, dice addirittura che «neanche costretta» firmerebbe una petizione del genere, della quale peraltro, non aveva ancora «sentito niente». E anche lei, come Baglioni, torna sul tema del degrado della piazza: «cos'è che verrebbe rovinato qui? Cosa c'è in sintonia col resto? La realtà è che ogni novità in questa città è mal vista. E quando qualcuno fa qualcosa di diverso tutti devono rompere i c…». Altri negozianti, invece, oltre a rinnovare la stima per i nuovi “inquilini” di piazza Alberica e per la loro scelta di colore, insistono sul fatto che la petizione è a loro ignota e azzardano l'ipotesi che forse «si potrebbe trattare di una trovata pubblicitaria». Ma di diverso avviso è Alessandra Caffaz di Alex Import, negozio di abbigliamento: «il lilla, a dire il vero, l'ho proprio suggerito io a Cristina e Lorenzo. So chi ha riferito loro di questa petizione…».

Il sospettato è quello di “Monsac”. Peccato fosse in Polonia – «Eccomi eccomi, sono io il capo della combutta». Ci scherza su Luigi Uva, titolare della pelletteria Monsac, che tornato da poche ore dalla Polonia si è ritrovato “con le spalle al muro” come mandante della petizione. «In realtà non è possibile. Primo perché ero in Polonia, secondo perché conosco Lorenzo e Cristina e sono contento ci sia qualcuno che porti qualcosa di nuovo in città». Fatto sta che appena rientrato in città, il povero commerciante di borse e abbigliamento da mare ha dovuto fare i conti con una situazione a dir poco imbarazzante. A generare il qui pro quo, uno sciame di pettegolezzi e incerti passaparola: «Le voci girano – spiega – e qui a Carrara ci vuole davvero poco a fare il giro di tutte le bocche».

Un abitante è il colpevole. Il caso è chiuso? – Poco dopo ci prende in disparte la titolare di un altro negozio, che dice di tenere al suo anonimato. È calma mentre parla e dal suo sguardo sembra già dirci che sulla vicenda lei la sa lunga. Infatti, ci avvisa subito che è stata proprio lei ad avvisare Lorenzo e Cristina di cosa stava accadendo, in quanto avrebbe ricevuto nei suoi locali un abitante di piazza Alberica «inviperito» e «molto arrabbiato» per la colorazione del famigerato cancello. Qui sarebbe avvenuta la confessione dell'idea di una petizione popolare per cambiarne il colore. Inoltre, approfondisce la donna, «questo è uno che non li può proprio vedere. Lo sta facendo per ripicca».

Succede solo a Carrara – A dar retta alla donna sembrerebbe che ogni nodo sia venuto al pettine. Un vicino abitante avrebbe messo in giro voci di petizioni, sospettati al veleno e finte versioni della vicenda per disorientare e al tempo stesso “minacciare” i titolari del nuovo negozio di piazza Alberica. Verrebbe da dire: ma altro da fare no? Il punto è che Carrara è una città piena di problematiche specifiche e sembra assurdo che, da un lato, un singolo individuo si metta ad architettare un inganno simile e, dall'altro, che tutta la cerchia di commercianti limitrofi si sia messa a giocare a un continuo rincorrersi di cori e contro cori finendo per annacquare ulteriormente il tutto. Infine, sembra poco credibile anche chi si è messo a raccontarvi questa storia. E allora, che voi crediate o no alla titolare del negozio che ci ha svelato l'arcano, fate conto di aver imparato una  nuova lezione, pardon, di aver fatto un buon ripasso, e cioè che una notizia un po' originale, non ha bisogno di alcun giornale. Neanche ai tempi di Facebook. Ecco allora che la donna si volta e, mentre armeggia con i suoi articoli in vendita, sussurra fra sé e sé la celeberrima frase o, almeno, a noi pare di sentirgliela pronunciare: «succede solo a Carrara».

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