energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Storie di caciotte, finanza etica e credit crunch Economia

Prendi una forma di formaggio, mettiamo che costi dieci: due euro vanno a restituire il capitale e dunque la paghi otto. Detta così è un po’ ingarbugliata, ma è proprio questo che accade nell’azienda agricola “I due Falcetti”, della famiglia Bagnoli, con sede a Lamporecchio. Questa è una storia di finanza etica, caciotte e …credit crunch. Protagonisti: due giovani fratelli di 34 e 38 anni, e i Gas (gruppi di acquisto solidale) che per loro natura comprano prodotti etici e tracciabili. Come in ogni storia che si rispetti ci sono anche i “cattivi”, per così dire. E sono sempre loro, le banche, che fanno mancare ossigeno alle attività economiche proprio nel momento del loro sviluppo.
“Abbiamo iniziato a lavorare in agricoltura per la grande passione per la natura” dice Federico, il fratello più piccolo. Lui è perito agrario, il fratello Francesco è laureato in scienze naturali. Ancora giovanissimi, ricevono in regalo dai genitori un piccolo appezzamento in affitto sugli argini dell’Arno, a Firenze. Era piene di erbe infestanti e con due falcetti lo puliscono in men che non si dica. L’idea per il nome della futura azienda nasce da qui. Oggi i due fratelli gestiscono la loro impresa su un terreno di 21 ettari in affitto. Hanno anche 15 mucche e un piccolo laboratorio contiguo alla casa. Producono formaggi di tutti i tipi e olio, tutto rigorosamente biologico. Li commercializzano solo con il Gas. “E’ una scelta coerente con la voglia di vivere immersi nella natura per riscoprire la sua lentezza e i suoi ritmi. In quest’ottica abbiamo scelto di commerciare direttamente con le persone e di avere un dialogo con loro”. Fiducia ben riposta, perché visti i successi produttivi l’azienda deve fare nuovi investimenti, ampliarsi. Ma intanto erano già cominciati i guai con le banche. Non una, ma quattro, in cui i fratelli avevano piccoli prestiti spezzettati. “Altro che nuovi prestiti! Anzi, dovete rientrare!” Un coro unanime dei quattro istituti. I due giovani chiedono aiuti al Gas e accadono due cose. Un ex bancario si offre di affiancarli nel difficile percorso di ristrutturazione del debito, e scatta la molla della solidarietà spontanea. Era la fine del 2010 e la piccola azienda riesce a raccogliere 18 mila euro. Chi aveva messo 50, chi 100, chi 500 euro. Si mette anche nero su bianco: queste “quote” non sono altro che un anticipo sugli acquisti, che verranno rimborsate con prodotti “scontati”. Morale: “A distanza di poco più di un anno, abbiamo restituito in buona parte il debito con i Gas”. Sia detto fra parentesi, i Gas sono una realtà completamente autoorganizzata che si va diffondendo a macchia d’olio in questa fase di crisi, non solo economica. Solo sul territorio fiorentino si calcola che siano una sessantina: ognuno ha un minimo di 10 membri, fino ad un massimo di 50, e muovono un giro d’affari di tutto rispetto. Operano e lavorano con le “nicchie” produttive virtuose e alcune piccole aziende vivono esclusivamente di Gas. Insomma sono una sconosciuta, micro potenza economica in crescita. “L’azienda oggi funziona e va bene, speriamo solo di riuscire a risolvere tutti i guai con le banche. Indipendentemente da come andrà tuttavia, questo episodio dimostra che un’altra economia è possibile”.
 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »