energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Storie di Danzainfiera: Anthony Heinl passione e volontà Spettacoli

Firenze – Firenze invita a ballare. Ieri pomeriggio si è aperto alla Fortezza di Basso il sipario della XIV edizione di Danzainfiera 2019 con il taglio del nastro alla presenza dell’assessore allo Sport del Comune di Firenze, Andrea Vannucci, del coreografo Anthony Heinl e del Patron di Danzainfiera, Alessandro Sanesi.

Come festival più importante nel settore della danza, Danzainfiera offre a tutti gli appassionati dalla danza l’occasione di muoversi, di stare insieme e di vedere come funziona la danza per farsi un’idea. Ha spiegato Sanesi: “Danzainfera è una piattaforma di incontro. Ci sono tutti, dai più piccoli con i loro sogni, ai professionisti come coreografi, danzatori, le scuole di danza e fino agli espositori delle nuove collezioni. È una sinergia su tutto il settore di danza.”

Col titolo di questa edizione, #storiedidanza, Danzainfiera intende mettere al centro alcuni dei personaggi del settore e dire al pubblico a chi la danza ha cambiato la vita, raccontargli appunto la passione e la fatica di ballerini di ogni stile e addetti ai lavori, protagonisti del palcoscenico e del backstage.

Il primo a condividere la sua storia Anthony Heinl, il fondatore di eVolution dance theater, coreografo e direttore artistico dello spettacolo The magic of light, messo in scena ieri sera al Teatro Verdi.

Lo statunitense ha svelato che in realtà, il suo percorso di danzatore è cominciato abbastanza tardi: ha avuto la prima lezione di danza solo all’età di ventun anni. Ma grazie a una certa base di agilità già acquistata in musical e attività ginnastiche, è stato bravo, ha preso gusto e deciso di proseguire su questa strada di danza. Infine, ha lavorato con alcune delle principali compagnie degli Stati Uniti, tra quali Momix.

Nell’anno 2006, ha però deciso di lasciare la patria e si è trasferito in Italia. Perché questo passo? Ha detto il coreografo: “In Europa ci sono più possibilità e le distanze convengono più per una tournée. Negli Stati Uniti la danza è centrata sulle grandi città e talvolta ci vogliono dodici ore da un luogo all’altro.”

Così ha tentato di continuare la sua carriera in Italia, e l’ha fatto con grande successo. Nel 2008 è andato in scena con la sua prima produzione teatrale al Teatro Rossini a Roma, che ha segnalato l’inizio della eVolution dance theater. Solo un anno dopo ha curato la nuova produzione FireFly, di cui ottime sono state le recensioni.

Il suo lavoro si distingue per uno stile particolare: una combinazione di arte, acrobatica ed illusione. “Il mio è uno spettacolo visivo con danza – ha spiegato Anthony – uno stile che mi piace proprio perché non ci sono regole, ma hai la possibilità di essere creativo. Io faccio un misto di immagini forti e stili di ballo diversi e risulta qualcosa di nuovo ed unico.’’

Anthony ha raccontato che una delle fonti di ispirazione ad andare in questa direzione è stato Alwin Nikolais, il coreografo statunitense e pioniere della realizzazione di opere multimediali che creano una forma d spettacolo totale dando un’importanza uguale a danzatori, luce, scenografia e musica. Ma Anthony ammira anche gli spettacoli di tanti altri colleghi come il francese Philippe Decouflé e lo svizzero James Thierrée, come lui anche loro in cerca continua di offrire qualcosa di innovativo ed interessante.

Per realizzare un tale spettacolo interessante, bisogna trovare danzatori con certe caratteristiche. Ha detto Anthony: “Prima di tutto devono avere veramente voglia di fare questo lavoro poiché è un lavoro duro che comprende anche tante ore di viaggio.” Più che danzatori già cento per cento perfetti gli servono quindi persone motivate a migliorare ogni giorno.

In questo senso ha dato anche un consiglio ai giovani: “L’essenziale è di concentrarsi anche dopo la lezione e di riflettere su cosa è andato bene e dove invece sono stati degli errori per migliorare e impegnarsi giorno dopo giorno. Bisogna migliorare sempre, anche se alla fine non ce la fai ad essere professionista. Ma è un principio che vale per qualunque cosa.”

Inoltre ha raccomandato di provare sempre vari stili, anche cose che non si ha mai provato prima. Secondo Anthony, tutte le esperienze sono utili e permettono di stimolare e conoscere meglio il corpo, di avere più flessibilità ed infine più possibilità: “Il mercato ha cambiato e più riesci a fare, più lavoro avrai.’’

Anche lui  considera sempre diversi stili e assume persone di varia formazione per avere prospettive diverse. Nella sua compagnia i danzatori possono anche partecipare e buttare le loro idee. Soprattutto all’inizio tutto è ancora molto aperto e sperimentale.

L’ultimo progetto di Anthony e la sua compagnia è allora The magic of light. Dopo l’incontro e la lezione alla Danzinfiera, continua il programma con la tournée in Italia mettendo in scena sia Night Garden, lo spettacolo dell’anno scorso, che quello nuovo.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »