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Strage a Firenze: simpatizzante di estrema destra uccide due senegalesi e ne ferisce altri tre Cronaca

In una sequenza che ricorda sotto alcuni aspetti la strage avvenuta in Norvegia alcune settimane fa ad opera di un simpatizzante neonazista, tutto è cominciato intorno alle 11 quando, in piazza Dalmazia, Gianluca Casseri ha aperto il fuoco con una  pistola  357 Magnum contro un gruppo di senegalesi uccidendone due e ferendone un terzo. Quindi si è dato alla fuga con la  sua auto. Ha raggiunto il mercato di San Lorenzo dove ha fatto ancora fuoco ferendo altri due senegalesi per fortuna in modo non grave. Raggiunto dalla polizia nel garage sotterraneo, dopo un  breve conflitto a fuoco Casseri si è sparato in bocca ed è morto in pochi minuti. A nulla sono serviti i tentativi di rianimarlo.
Gianluca Casseri, 50 anni, proveniente dall'appennino pistoiese, simpatizzante di estrema destra. È questa l'identità dell'uomo che ha seminato il panico a Firenze in un tranquillo pomeriggio pre-natalizio. Con la sua Smith & Wesson calibro 357 magnum ha ucciso due venditori ambulanti senegalesi e ne ha feriti altri tre, togliendosi poi la vita nella sua auto.

Raptus omicida a sfondo razzista è l'ipotesi più accreditata per dare un movente alla follia omicida dell'uomo. A seguito della mattanza, il centro della città è stato il tumultuoso palcoscenico della rabbia della comunità africana cittadina, che annichilita dal gesto ha dato vita ad una manifestazione spontanea, alla quale si sono aggregati gli “indignati” fiorentini e giovani di sinistra provenienti dalle aree vicine ai centri sociali.

SPARI SIN DAL MATTINO – Secondo ricostruzioni ufficiose, verso le undici del mattino Casseri si è avvicinato ad alcuni venditori ambulanti senegalesi che si trovavano in piazza Dalmazia. Tra i banchi del mercato è partito un primo diverbio senza particolari conseguenze. Casseri non era armato. Pochi minuti dopo è però ricomparso a bordo della sua Polo Bianca. Ha parcheggiato in doppia fila, è sceso ed ha aperto il fuoco uccidendo sul colpo due dei tre ambulanti. Il terzo – Moustapha Dieng, 38 anni – viene ferito tra il panico generale e viene trasportato d'urgenza all'ospedale di Careggi. Casseri si dà alla fuga.

RICERCHE A TAPPETO – La notizia si diffonde in poco tempo per tutta la città. Ne parla subito anche il Procuratore Capo Giuseppe Quattrocchi. Scattano a tappeto le ricerche della macchina dell'uomo, la cui targa è stata notata e fotografata da alcuni testimoni. I quartieri di Rifredi, Novoli e Statuto sono battuti a tappeto, mentre anche l'ingresso dell'autostrada viene posto sotto controllo. Ma di Casseri, nessuna notizia.

ORE 15.00 – TORNA LA PAURA – La furia di Casseri riprende dopo l'ora di pranzo, quando ferma la sua auto nel parcheggio sotterraneo del mercato di San Lorenzo, nel cuore della città, in una zona molta popolata da stranieri ed extra-comunitari. Il cinquantenne sale al pian terreno e si muove fra i banchi del mercato. Non ha difficoltà a trovare altri senegalesi ed apre nuovamente il fuoco. Ne colpisce uno di fronte a una pizzeria, ma questi per fortuna riesce a scappare. Ancora panico fra i passanti. Sconvolti i turisti. Casseri prosegue la sua “caccia” ed intercetta un quinto senegalese al quale spara immediatamente. Anche questi rimane ferito. Ma il pomeriggio di ordinaria follia non è ancora finito.

SPARATORIA CON LA POLIZIA – Tra lo sbigottimento e la paura del mercato di San Lorenzo Casseri si dà nuovamente alla fuga e rientra nel parcheggio interrato. Va verso la sua macchina e ingaggia un duello a fuoco con le forze dell'ordine. Forse ferisce un agente e forse a sua volta rimane colpito. Si attendono conferme e smentite.

IL KILLER SI UCCIDE – Circondato dagli agenti Casseri raggiunge la sua auto. Vi entra dentro come a barricarsi per una strenua difesa. Un poliziotto lo nota e si avvicina per farlo scendere. È a questo punto che l'uomo, con un ultimo disperato gesto, porta la pistola alla bocca e spara per l'ultima volta. La fredda estate di Oslo sembra essere scesa nel caldo inverno fiorentino.

RABBIA “NERA” IN CITTA' – Dopo le notizie della mattinata e i fatti del pomeriggio comincia la lunga protesta della comunità senegalese stanziata a Firenze. Sono le ore 16.00. Tra le bancarelle e via Cavour confluiscono da ogni parte della città cittadini africani che protestano per quanto accaduto. Urlano “italiani razzisti” e “assassini vergogna”. Sale la tensione e si temono scontri. Le istituzioni corrono ai ripari e convocano un tavolo a palazzo Medici Riccardi, sede della Prefettura, su invito della stessa comunità senegalese. La folla si accalca sotto le finestre.

L'INCONTRO CON PADOIN – Verso le 17.00 sembrano placarsi gli animi. Si sta svolgendo nell'ufficio del prefetto di Firenze, Paolo Padoin, un incontro con la comunità senegalese. Presente anche il console onorario del Senegal Erando Stefani assieme al sindaco Matteo Renzi, che in diretta Facebook convoca per le 18.00 la Giunta comunale e proclama il lutto cittadino. All'incrocio fra via dei Pucci e via Cavour si accalcano a centinaia gli africani, senegalesi ma non solo. A loro si aggiungono giovani dei centri sociali e molti degli indignati fiorentini che nelle scorse settimane hanno dormito in piazza Santissima Annunziata. I senegalesi non credono alla morte di Casseri, pensano di essere presi in giro. Un rappresentante della comunità viene condotto nel parcheggio sotterraneo per verificare il decesso del killer.

ORE 18.00 – FOLLA FUORI CONTROLLO – Non si è ancora compresa la miccia scatenante, ma dopo un'ora e più di attesa sottopalazzo Medici Riccardi, l'onda della protesta si sposta nelle strade attorno al Duomo. Ai cori “fuori i fascisti dalla città” sdoganati dai militanti dei centri sociali, fanno eco le urla dei senegalesi, che continuano ad accusare gli italiani, e i fiorentini, di razzismo. Qualche cestino dell'immondizia viene preso a calci, ci sono scaramucce fra gli stessi senegalesi e i membri dei centri sociali. Si procede spediti, di corsa, verso piazza della Repubblica. La folla sembra puntare a palazzo Vecchio.

CARICA IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA – I manifestanti arrivano in piazza della Signoria. Niente sembra poterli arrestare anche se non ci sono danni a vetrine e negozi. I commercianti, per precauzione, abbassano le serrande. Rientrano però in via dei Calzaiuoli. Viene aggredita una troupe televisiva, che si rifugia in un ufficio di cambio. Da qui il corteo taglia per via Porta Rossa e sbuca in via Roma per ritrovarsi in piazza della Repubblica. L'indifferenza con cui qualcuno continua a fare acquisti colpisce più delle grida e dei lamenti. Giunti a metà di piazza della Repubblica i manifestanti si innervosiscono. Parte una carica di alleggerimento. Alla Polizia si aggiungono i Carabinieri. C'è chi grida «lasciateli stare» ed effettivamente le forze dell'ordine mollano la presa, riuscendo a contrastare (quasi) senza colpo ferire i manifestanti.

Video Proteste e scontri in Piazza SignoriaLa protesta degli immigrati da via Del corso verso piazza RepubblicaProteste dei senegalesi in Piazza Repubblica, contro il razzismo

ARRIVANO ROSSI E L'IMAM. PREGHIERA SOTTO IL BATTISTERO – Verso le 18.30 il peggio sembra passato. Il corteo si placa alle porte del battistero e si stringe su sé stesso dopo aver scaricato la propria rabbia. Pape Diaw, uno degli storici portavoce della comunità senegalese ed ex-consigliere comunale, invita alla calma i suoi connazionali. Arriva il presidente della Regione Enrico Rossi, che giunge dal vicino palazzo Sacrati Strozzi. Parla in italiano e un traduttore si rivolge per lui alla folla finalmente composta. «La Toscana è vicino a voi – ha detto il Governatore – se manifestate pacificamente. Non siamo qui in modo occasionale, vogliamo starvi vicino in questo momento. Vi sentiamo come fratelli d'Italia». Gli africani applaudono, mentre i centri sociali – dopo che Rossi ha ricordato la sua firma per concedere la cittadinanza ai figli di emigrati nati in Italia – rumoreggiano e inneggiano al Presidente come «assassino». A seguito della visita di Rossi è giunto sul posto anche l'imam Izzedin Elzir, che si è raccolto in preghiera con i tanti presenti «piangendo i fratelli martiri». Quattro minuti di silenzio assoluto dopo tante grida e tanta violenza
Video "Attacco razzista a Firenze, due morti. Enrico Rossi parla alla comunità degli immigrati ".

SABATO SENEGALESI IN PIAZZA – «Ci riuniremo nelle prossime ore – ha commentato Pape Diaw – per organizzare la manifestazione di sabato. Sul gesto di oggi ne ho sentite tante, non credo si possa aggiungere molto». È triste il portavoce della comunità quando parla ai giornalisti, proprio mentre sotto il battistero i suoi fratelli pregano. Spiega che sabato prossimo i senegalesi scenderanno in piazza per manifestare contro il razzismo e ricordare i loro connazionali deceduti. Dalla Questura fanno sapere che se la manifestazione si terrà di mattina sarà possibile dare vita a un corteo che andrà da piazza Dalmazia a piazza San Lorenzo, quasi a ripercorrere il folle tragitto di Casseri. Un tragitto che la città, volente o nolente, sarà costretta a ricordare a lungo.

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