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Strage Dalmazia, Nardella: “La violenza razziale è quella peggiore” Breaking news, Foto del giorno

Firenze – Fiori, una corona di alloro e bandiere di Firenze, insieme ad una folla di gente in piazza Dalmazia, il luogo dove esattamente sette anni fa i due giovani senegalesi Samb Modou e Diop Mor, diventarono vittime della follia razzista.

Alle 11.30 le chiarine fiorentine hanno aperto la cerimonia commemorativa che ricordava appunto la strage del 13 dicembre 2011: un gruppo di senegalesi innocenti venne sorpreso dagli spari di Gianluca Casseri, un estremista di destra, vicino al gruppo politico di estrema destra Casa Pound. Casseri provocò due morti, un  ferito e fuggì in auto. Cacciato dalle forze dell’ordine, venne ritrovato dal Mercato Centrale di San Lorenzo dove continuò la sua missione omicida sparando su due altri uomini, di cui uno si salvò e l’altro fu gravemente ferito. Infine, sentendosi braccato, si suicidò.

Lo stesso giorno la comunità senegalese scese in piazza, con una manifestazione spontanea cui si unì la città. I fiorentini scesero dalle case e si unirono ai manifestanti, gridando un dolore e una rabbia comuni.  Un mese dopo fu costruito un memoriale per le due vittime in piazza Dalmazia, segno tangibile di rispetto e onore ai morti e per affermare che la città di Firenze ripudia il razzismo.

Un segno di pace che si rinnova ogni anno con una cerimonia commemorativa e così anche oggi,  con una grande rappresentanza della comunità senegalese, tra cui l’ambasciatore del Senegal, e i vertici cittadini,  dal sindaco Dario Nardella, al presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, all’assessore ad Accoglienza e integrazione del Comune di Firenze Sara Funaro,la cerimonia semplice e toccante si è ripetuta. Una presenza essenziale quella dell’imam di Firenze Izzeddin Elzir, che non solo ha avuto parole di pace e di accoglimento, pur non dimenticando il sacrificio di chi è stato ucciso per il solo colore della pelle, ma ha innalzato una breve preghiera, in arabo e in italiano, per le vittime e per la pace. Presente anche Kene Mbengue, la donna senegalese che non solo è diventata vedova quel giorno sette anni fa, ma che per di più il 5 marzo di quest’anno ha perso il secondo compagno, Idy Diene, 54 anni e di origine senegalese, ucciso a colpi di pistola sul ponte Vespucci dal fiorentino Roberto Pirrone.

Nel suo discorso rivolto a tutti i cittadini, il sindaco Dario Nardella ha trovato delle parole chiare: “La violenza razziale è la peggiore forma di violenza che si possa praticare, non dobbiamo mai dimenticarlo. Perché la violenza razziale si basa su un principio disumano attraverso il quale si disconosce la dignità di essere umani, attraverso il quale si afferma una predominanza di un’etnia, di una razza o di una cultura rispetto alle altre, attraverso la quale si cancella ogni fondamento che è alla base della dichiarazione dei diritti dell’uomo che proprio pochissimi giorni fa abbiamo celebrato nella sua ricorrenza tra l’altro qui a Firenze. Quindi ricordare l’omicidio di sette anni fa vuol dire reagire di fronte ad atti che azzerano i diritti fondamentali degli esseri umani e vuol anche dire affermare di essere una città forte, unita, democratica, aperta, una città che sa riconoscere il valore della vita umana.”

Un messaggio molto apprezzato dall’ambasciatore del Senegal in Italia Mamadou Saliou Diouf che ha detto: “È vero che il destino è spesso crudele, ma il fatto che i toscani e fiorentini non riconoscono questi atti barbari e crudeli fa sì che il giorno che stiamo celebrando oggi non sia caduto nell’oblio. Nella comunità esistono sempre degli eccessi, comunque non è perché è successo questo atto nel 2011 o quello che è successo il 5 marzo sul ponte Vespucci che Firenze possa essere considerata una città razzista. La Toscana è una regione molto aperta dove sarà sempre questa accoglienza, questo accompagnamento per la comunità senegalese. Siete diversi da noi, siete bianchi, ma siete con noi. Nonostante il dolore che ci può capitare, quando ci siete voi, dimentichiamo quel dolore.”

L’ultimo a prendere la parola è stato l’imam di Firenze Izzeddin Elzir che ha evidenziato che “tutti quanti siamo colpiti dall’estremismo e dal terrorismo. Diversi anni fa questi due fratelli sono stati uccisi, l’altro giorno sempre in Europa altre persone sono state uccise”, facendo riferimento all’atto terroristico avvenuto martedì al mercato di Natale di Strasburgo dove Chérif Chekatt, ha provocato con arma e coltello la morte di tre persone e ne ha ferite dodici altre, tra cui un giornalista italiano attualmente in coma.

In relazione a questo attuale clima plumbeo l’imam di Firenze ha ricordato: “Oggi siamo qui per dire che la violenza non può vincere la convivenza e la pace. Lavorando insieme possiamo andare oltre i nostri pregiudizi, oltre le nostre purtroppo paure. Insieme possiamo superare questi momenti difficili, questi momenti di tragedia. Insieme possiamo costruire una società dialogante, sapendo che questo è difficile. Ma se vogliamo vivere in pace, in armonia, in coesione, dobbiamo confrontarci, dobbiamo parlarci, avere il coraggio di affrontare la nostra realtà, di andare oltre questi estremismi che purtroppo ci sono nel mondo.’’

La cerimonia è poi stata chiusa dall’imam e la preghiera collettiva in onore delle vittime e le loro famiglie.

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